✕

I cento giorni di Elon Musk che hanno sconvolto anche i repubblicani

(afp)

Ascolta l'audio

Le sue intemperanze hanno infastidito molti. E sembra essersi già stufato di Washington
2 minuti di lettura

La ghigliottina dei dazi di Trump? La vittoria della giudice democratica Crawford alla Corte Suprema del Wisconsin? L’altalena di Wall Street? No, la mattinata di ieri, tra blog, chat, cellulari sull’asse New York-Washington, era intasata dai dubbi su Elon Musk, l’imprenditore di origine sudafricana diventato il Robin di Batman-Trump. Secondo indiscrezioni online, Musk potrebbe lasciare tra pochi giorni la politica attiva e tornare al business di uomo più ricco della storia, tra spazio, digitale e auto elettriche anche per reagire allo sprofondo di Tesla, -13% fin qui nel 2025.

Il suo status politico è precario, non ha incarico ufficiale da ministro per dribblare le leggi contro i conflitti di interessi, e dunque gli restano poche settimane al Doge, il neonato Dipartimento di tagli alla spesa pubblica che ha lasciato senza ranger i parchi naturali, senza impiegati le pensioni della Social Security, con gli statali costr…

La ghigliottina dei dazi di Trump? La vittoria della giudice democratica Crawford alla Corte Suprema del Wisconsin? L’altalena di Wall Street? No, la mattinata di ieri, tra blog, chat, cellulari sull’asse New York-Washington, era intasata dai dubbi su Elon Musk, l’imprenditore di origine sudafricana diventato il Robin di Batman-Trump. Secondo indiscrezioni online, Musk potrebbe lasciare tra pochi giorni la politica attiva e tornare al business di uomo più ricco della storia, tra spazio, digitale e auto elettriche anche per reagire allo sprofondo di Tesla, -13% fin qui nel 2025.

Il suo status politico è precario, non ha incarico ufficiale da ministro per dribblare le leggi contro i conflitti di interessi, e dunque gli restano poche settimane al Doge, il neonato Dipartimento di tagli alla spesa pubblica che ha lasciato senza ranger i parchi naturali, senza impiegati le pensioni della Social Security, con gli statali costretti a pulire le toilette da soli, portarsi da casa la carta igienica mentre nei laboratori di ricerca una mail degli uomini di Musk taglia contratti di ricerca il venerdì, mandando a casa scienziati di fama, per poi, a capriccio, riaccenderli il lunedì.

Gli storici faticheranno a riassumere, e comprendere, i 100 giorni del Musk politico, l’illudersi di trattare l’amministrazione fondata da George Washington nel 1776 come una start up di nerd nella Silicon Valley, tanto che, malgrado la trionfale elezione repubblicana di novembre, da lui finanziata con generosità, il 58% degli americani dichiara di detestare le forbici di Doge e solo il 34% apprezza il pittoresco imprenditore. Lui non si cura di questi numeri in preda a un entusiasmo messianico corroborato per i detrattori dalle dosi di ketamina e, con il cappello a fetta di gruviera in testa per appoggiare in Wisconsin l’avversario poi battuto da Crawford, con il figlioletto di quattro anni X (battezzato in onore del digital media X, già Twitter) a cavalcioni nello Studio Ovale, definendo online “terrorismo” il rogo delle Tesla a Roma, va avanti irriducibile.

(afp)

Con quale obiettivo reale non è però facile dire. Presentandosi con la motosega, già icona del populista argentino Javier Milei, per tagliare il welfare state Usa, Musk diverte gli influencer trumpiani, ma spaventa gli elettori, repubblicani inclusi, e un fedelissimo come Joe Rogan lo segnala. E i Pac, i gruppi che raccolgono fondi per il presidente Trump, girano alla Casa Bianca le preoccupazioni per l’attivismo di Musk di tante lobby, agricoltori, manifattura, ricerca. Per non dire degli ambasciatori e delle cancellerie, che in piena notte vengono svegliati dai loro social media manager, colti di sorpresa da Elon che elogia i neonazisti tedeschi Afd, irride il premier britannico laburista Starmer, facendo capoccella a più ripresa nella bonaria politica romana.

Tanti, soprattutto tra gli inamidati columnist liberal, scommettevano sulla precoce rottura della strana coppia Donald-Elon, i due ego più ipertrofici della galassia, ma sono stati delusi. C’è nella psicologia politica della sinistra, non solo americana, l’incapacità di cogliere la virtù postmoderna del Troll, spararle grosse online per poi raccogliere risultati nel rumore di fondo scatenato.

Quando Trump e Musk parlano di un terzo mandato per il leader repubblicano, incostituzionale, quando invocano la pace in Ucraina in 24 ore, dazi per annichilire nemici e amici, 2.000 miliardi di tagli alla spesa, azzerando istruzione, difesa, sanità e previdenza sociale, i due prestigiatori dell’immagine sanno benissimo che non riusciranno mai a ottenere tutto, ma la reazione forzosa che scatenano negli avversari li rende liberi di dominare la narrativa politica: tecnica clonata dalla premier italiana Meloni sul caso Ventotene, per esempio.

(afp)

Musk lascerà dunque, entro l’estate, il ruolo di ministro ombra, i conti delle aziende languono, serve tornare in ufficio e magari mandare il buon X a scuola. Intanto si è un po’ stufato di Washington, la faida della chat del Pentagono lo rende nervoso sui leaks che potrebbero colpirlo e ha imparato che nello show-business si deve mutar parte in fretta. Non pensate però di esservi liberati di Elon Musk. Battuto per troppa foga al voto in Wisconsin, sempre attento a non far ingelosire Trump, preoccupato per Tesla, è tuttavia troppo narciso per non riapparire in una nuova veste. C’è già chi a Washington scommette sarà una maschera ben nota nel nostro Paese.

Leggi i commenti