BRUXELLES – «Risponderemo immediatamente». L’Ue vuole passare subito al contrattacco. I dazi imposti da Donald Trump confermano le previsioni più pessimistiche. I toni usati dal presidente americano nei confronti dell’Unione europea, poi, sono stati giudicati «offensivi» e ben poco consoni nei confronti di uno storico alleato. E per questo inaccettabili.
La Commissione, quindi, già nelle prossime ore emetterà i primi provvedimenti. Subito scatteranno le misure già approvate: quelle sull’acciaio e alluminio che valgono oltre 25 miliardi di euro e quelle sui beni che già erano presenti nell’elenco predisposto dall’Unione nel 2020. Un modo per replicare ai dazi del 25 per cento sulle auto. La linea è quella annunciata martedì scorso da Ursula von der Leyen: «Queste scelte impongono una rappresaglia».
Per raggiungere questo obiettivo la prima mossa sull’alluminio e sull’acciaio probabilmente non sarà sufficiente. La presidente dell’esecutivo europeo, infatti, ha già predisposto una u…
BRUXELLES – «Risponderemo immediatamente». L’Ue vuole passare subito al contrattacco. I dazi imposti da Donald Trump confermano le previsioni più pessimistiche. I toni usati dal presidente americano nei confronti dell’Unione europea, poi, sono stati giudicati «offensivi» e ben poco consoni nei confronti di uno storico alleato. E per questo inaccettabili.
La Commissione, quindi, già nelle prossime ore emetterà i primi provvedimenti. Subito scatteranno le misure già approvate: quelle sull’acciaio e alluminio che valgono oltre 25 miliardi di euro e quelle sui beni che già erano presenti nell’elenco predisposto dall’Unione nel 2020. Un modo per replicare ai dazi del 25 per cento sulle auto. La linea è quella annunciata martedì scorso da Ursula von der Leyen: «Queste scelte impongono una rappresaglia».
Per raggiungere questo obiettivo la prima mossa sull’alluminio e sull’acciaio probabilmente non sarà sufficiente. La presidente dell’esecutivo europeo, infatti, ha già predisposto una ulteriore lista che punta a colpire i servizi, settore in cui la bilancia commerciale americana è in attivo di 109 miliardi all’anno. Si tratta dunque di misure che dovrebbero insistere anche sulle “Big Tech” come Amazon, Google, X, Microsoft. Ma anche sulla impossibilità per le aziende statunitensi di investire nel Vecchio Continente e su limitazioni al diritto d’autore.
Una mossa del genere, però, ha bisogno di un altro via libera. Von der Leyen, infatti, ieri ha contattato tutti i 27 governi dell’Unione per concordare una «risposta coordinata». E non è escluso che venga convocato un Consiglio europeo straordinario per assumere una scelta ancora più formale. Coinvolgere i premier per mostrare la compatezza dell’Unione.
Dopo l’annuncio della Casa Bianca, in effetti, anche le cancellerie che fino a ieri avevano frenato e spingevano per una reazione moderata, adesso si stanno piegando alla richiesta di Palazzo Berlaymont di mettere in campo subito una risposta ferma. Nessuno vuole dunque assumersi la responsabilità di apparire supino. La Ue cerca comunque di mantenere il dialogo aperto. La strada del negoziato viene considerata non chiusa. E anche la seconda fase dei controdazi è costruita per avviare subito la trattativa. Queste tariffe, infatti, saranno operative a fine aprile. Ci sono almeno venti giorni, dunque, per negoziare con il presidente statunitense e evitare che la guerra commerciale diventi una catastrofe planetaria. Va tenuto presente che secondo la Bce, la Banca centrale europea, i soli dazi americani ridurranno il pil dell’Unione dello 0,3 per cento. Ma con la reazione europea il calo sarà almeno dello 0,5. Per il Vecchio Continente, che ormai registra crescite da prefisso telefonico, non sarà una cosa da poco. Ma questo vale anche per gli States.
Oggi arriva la risposta ufficiale di von der Leyen. Questa, poi, verrà illustrata in dettaglio dal commissario al Commercio, lo slovacco Maros Sefcovic, che incontrerà pure il ministro degli Esteri italiano, Antonio Tajani. Ma prima di partire per l’Asia centrale, la presidente della Commissione farà un punto ulteriore sulla linea che la squadra europea seguirà.
«Per i nostri amici americani – ha detto a chiare lettere il presidente del Ppe, Manfred Weber - oggi non è il giorno della liberazione, è il giorno del risentimento. I dazi di Trump non difendono il commercio equo, lo attaccano per paura e danneggiano entrambe le sponde dell’Atlantico. L’Europa è unita, pronta a difendere i propri interessi e aperta a colloqui equi e fermi». «Bisogna spingere gli Stati Uniti al tavolo delle trattative – ha sottolineato Brando Benifei, presidente della Delegazione per le relazioni con gli Usa del Parlamento europeo - ma anche mostrare determinazione. Servono contromisure più ampie sui servizi a partire dalle grandi aziende tecnologiche e dal settore finanziario. Inoltre, dovremo valutare possibili risposte sui diritti di proprietà intellettuale e sull’esclusione delle imprese statunitensi dagli appalti pubblici della Ue».