✕

“Myanmar allo stremo, pochissimi aiuti”. La Bbc entra nonostante i divieti. La tregua già saltata

(afp)

Ascolta l'audio

Nella regione di Sagaing scontri tra ribelli ed esercito. Una troupe aggira lo stop ai giornalisti internazionali: “Abbiamo dovuto operare con cautela, il paese è pieno di polizia segreta”
2 minuti di lettura

BANGKOK – Non è durata nemmeno 24 ore la tregua di sette giorni annunciata ieri dalla giunta militare, al potere in Myanmar dopo il colpo di Stato del 2021, per facilitare i soccorsi nelle aree colpite dal terremoto. Scontri tra esercito e gruppi ribelli sono continuati anche oggi nella regione di Sagaing. La situazione umanitaria nelle aree maggioramente devastata dal sisma è drammatica. Ogggi abbiamo iniziato a spostare le persone più anziane in un’area più sicura. Anche perché per loro dormire fuori, al caldo e senza acqua potabile, non va bene”, ci racconta un abitante di Mandalay dopo averci mandato dei video della distruzione nell’area più colpita dal terremoto.

Strade squarciate, ponti crollati, edifici distrutti. Le persone per strada a fare la fila per quei pochi beni che sono rimasti. Le immagini della Bbc, che nonostante il divieto imposto dalla giunta militare birmana ai giornalisti internazionale è riuscita a raggiungere la città di Mandalay sotto copertura, testimoniano…

BANGKOK – Non è durata nemmeno 24 ore la tregua di sette giorni annunciata ieri dalla giunta militare, al potere in Myanmar dopo il colpo di Stato del 2021, per facilitare i soccorsi nelle aree colpite dal terremoto. Scontri tra esercito e gruppi ribelli sono continuati anche oggi nella regione di Sagaing. La situazione umanitaria nelle aree maggioramente devastata dal sisma è drammatica. Ogggi abbiamo iniziato a spostare le persone più anziane in un’area più sicura. Anche perché per loro dormire fuori, al caldo e senza acqua potabile, non va bene”, ci racconta un abitante di Mandalay dopo averci mandato dei video della distruzione nell’area più colpita dal terremoto.

Strade squarciate, ponti crollati, edifici distrutti. Le persone per strada a fare la fila per quei pochi beni che sono rimasti. Le immagini della Bbc, che nonostante il divieto imposto dalla giunta militare birmana ai giornalisti internazionale è riuscita a raggiungere la città di Mandalay sotto copertura, testimoniano la distruzione già filtrata negli ultimi giorni.

“Abbiamo dovuto operare con cautela, perché il paese è pieno di informatori e di polizia segreta che spiano i loro stessi cittadini per conto della giunta militare al potere”; spiega la giornalista della Bbc Yogita Limaye. “Abbiamo visto un popolo che ha ricevuto pochissimo aiuto di fronte a questo enorme disastro”, continua nel suo racconto. I soccorsi sul luogo non sono abbastanza per dedicare tutte le loro forze alle operazioni di soccorso e di salvataggio. Per questo, secondo il racconto della Bbc, sembrano concentrarsi sulle strutture in in cui si teme siano rimaste intrappolate molte persone: il complesso condominiale Sky Villa, che ospitava centinaia di persone e da cui in un giorno solo sono state tratte in salvo 29 persone, e l'accademia buddista U Hla Thein, dove decine di monaci stavano sostenendo un esame quando il terremoto ha colpito il Paese.

“A Mandalay lavorano per noi 26 persone birmane: ci sono medici, qualcuno per il supporto psicosociale e poi un ingegnere dell'acqua che ora è molto importante”, racconta Katharina Kiecol portavoce di Malteser International, agenzia di soccorso internazionale dell’Ordine di Malta. Al suo team ci sono volute 14 ore per percorrere 620 chilometri, attraversando un buon numero di posti di blocco. “Oltre al sostegno medico e psicologico, ci assicuriamo che la gente abbia a disposizione cose come latrine, acqua pulita, sapone e materiale per l'igiene”, continua spiegando quanto soprattutto acqua e cibo incontaminati siano importanti per evitare la diffusione di malattie tra i sopravvissuti.

Oltre 3.000 persone sono morte in Myanmar, secondo il nuovo bilancio delle vittime comunicato dalla giunta militare al potere. Un portavoce dell'esercito, Zaw Min Tun, ha dichiarato che sono stati confermati almeno 3.085 decessi, 341 persone risultano ancora disperse e 4.715 sono rimaste ferite. “Stiamo proseguendo le operazioni di ricerca e soccorso e vorremmo esprimere la nostra gratitudine alla comunità internazionale e ai team medici per il loro duro lavoro”, fa sapere il portavoce.

La giunta militare ha lanciato un raro appello agli aiuti internazionali, ma i suoi rapporti difficili con molti Paesi stranieri, hanno fatto sì che, pur essendosi impegnati a fornire aiuti, i soccorsi sul campo siano arrivati al momento solo da Paesi amici come l'India, la Cina e la Russia. Nonostante la devastazione, il capo della giunta Min Aung Hlaing lascerà il Paese colpito dal disastro oggi per un raro viaggio a Bangkok, dove parteciperà al summit dei Paesi del Golfo del Bengala. Si tratta di una visita all'estero insolita per il leader soggetto a sanzioni e sotto un'indagine della Corte penale internazionale e, per queste ragioni, emarginato da molti Paesi.

Leggi i commenti