Taiwan, giochi di guerra cinesi con navi ponte per i tank. “Testato lo sbarco sull’isola”
di Gianluca Di FeoQuando si pianifica un’invasione dal mare, c’è un solo grande modello della storia recente a cui ispirarsi: il D-Day in Normandia. All’epoca gli Alleati costruirono un’incredibile serie di porti composti di tanti mercantili connessi tra loro, i Gooseberry, che permisero di trasportare rapidamente a terra tank, cannoni e rifornimenti per alimentare l’assalto all’Europa nazista. Oggi i cinesi hanno realizzato qualcosa di simile: le “Shuiqiao”, navi speciali che si issano sopra pilastri estraibili e stendono un lunghissimo pontone. Ognuna può agire da sola o venire unita ad altre per formare un molo stabile. Ed è chiaro cosa hanno in mente: lo sbarco a Taiwan.
È la scoperta di questi battelli a rendere ancora più drammatico il clima delle “manovre integrate” lanciate da Pechino nelle acque dell’isola. Ben 76 velivoli e 19 unità della Marina, inclusa una delle nuove portaerei, vi stanno partecipando mentre nei poligoni terrestri ci sono esercitazioni a fuoco con lanciarazzi multipli e can…
Quando si pianifica un’invasione dal mare, c’è un solo grande modello della storia recente a cui ispirarsi: il D-Day in Normandia. All’epoca gli Alleati costruirono un’incredibile serie di porti composti di tanti mercantili connessi tra loro, i Gooseberry, che permisero di trasportare rapidamente a terra tank, cannoni e rifornimenti per alimentare l’assalto all’Europa nazista. Oggi i cinesi hanno realizzato qualcosa di simile: le “Shuiqiao”, navi speciali che si issano sopra pilastri estraibili e stendono un lunghissimo pontone. Ognuna può agire da sola o venire unita ad altre per formare un molo stabile. Ed è chiaro cosa hanno in mente: lo sbarco a Taiwan.
È la scoperta di questi battelli a rendere ancora più drammatico il clima delle “manovre integrate” lanciate da Pechino nelle acque dell’isola. Ben 76 velivoli e 19 unità della Marina, inclusa una delle nuove portaerei, vi stanno partecipando mentre nei poligoni terrestri ci sono esercitazioni a fuoco con lanciarazzi multipli e cannoni pesanti. «Ci sono stati attacchi di precisione — ha comunicato il comando dello scacchiere est cinese — contro obiettivi che simulavano porti strategici e infrastrutture energetiche, tutti hanno ottenuto gli effetti desiderati». «Ancora una volta, le attività militari aggressive e la retorica della Repubblica Popolare contro Taiwan servono a inasprire la tensione e mettere la sicurezza della regione a rischio», ha replicato da Washington il Dipartimento di Stato.
Perché le navi-ponte sono tanto importanti? L’esistenza delle “Shuiqiao” è stata rivelata a inizio gennaio dalle immagini satellitari dei cantieri Guangzhou. Tre settimane fa sono apparse le prime foto e ora hanno cominciato a venire testate. Sono lunghe 135 o 185 metri e hanno una rampa di 140 metri: le tre fotografate in azione possono stendere un passaggio largo 36 metri che arriva a quasi 900 metri dall’approdo. Un trampolino di lancio che può garantire lo scarico veloce di mezzi corazzati e delle scorte logistiche, senza bisogno di occupare installazioni portuali. Qualsiasi angolo della costa di Taiwan si può trasformare nella breccia per irrompere sull’isola.
E le navi-ponte non sono sole. Pechino ha mobilitato traghetti e cargo ro-ro per il trasporto di veicoli, in servizio con operatori civili ma costruiti secondo criteri militari per imbarcare cingolati da 50 tonnellate: una squadra già esistente che può raggiungere le “Shuiqiao” o altri pontoni mobili per far affluire a terra intere brigate assieme ai loro equipaggiamenti. Sono la soluzione per sconfiggere la più potente difesa di Taiwan: i venti e le correnti tumultuose che rendono difficile l’attraversamento del mare ai tradizionali mezzi da sbarco. Con i battelli speciali invece pure questo ostacolo può venire superato.
Il Dragone infatti vuole diventare anfibio. Ha imparato a navigare, varando una flotta per battere l’Us Navy che conta su portaerei e sottomarini nucleari. Adesso punta tutto sulla preparazione di un corpo da sbarco: dal 2017 al 2022 gli organici dei marines cinesi sono triplicati. Ora sono articolati su otto brigate — inclusa una di forze speciali con tremila incursori e una di elicotteri — che dipendono dal comando supremo dell’Esercito Popolare. Ed è stata sviluppata una generazione di mezzi senza pari in Occidente, come i mini-tank Ztd-05 che possono sparare con il cannone mentre sono ancora in acqua. Questi reparti si addestrano senza sosta: ufficiali e soldati vengono educati a decidere in autonomia; ci sono “corsi d’urto” che durano sedici ore al giorno. Devono diventare “un pugnale strategico” a disposizione del presidente Xi.
Il problema che si sono posti — come spiega un dossier dell’Us Naval War College di 525 pagine — è molto complesso: anzitutto conquistare la supremazia in cielo e in mare; poi creare le teste di ponte sulle spiagge e infine infliggere un colpo decisivo all’avversario. Aviazione e Marina avranno il compito di chiudere ogni possibilità di mandare rinforzi sull’isola, distruggendo i centri di comunicazione e le centrali elettriche. Incursori e truppe eliportate interverranno dietro le linee. Alle autorità di Tapei resterà solo la chance di arroccarsi nelle città e lottare casa per casa. Questo piano richiede un coordinamento perfetto e deve scattare così in fretta da limitare al massimo la reazione Usa. Adesso Pechino ha tutti gli strumenti: deve solo mettere a punto “il fattore umano”, perché non ha esperienza di sbarchi e non combatte dai tempi della Corea. Ma il conto alla rovescia per l’invasione ormai è iniziato.