MOSCA – Nel 1979, in piena guerra fredda, Elton John fu il primo cantante pop occidentale a bucare la cortina di ferro e a pubblicare un album in Unione Sovietica dopo aver tenuto otto concerti consecutivi sold out tra Mosca e San Pietroburgo. L’ambasciata britannica lo definì «il singolo passo avanti più importante nelle relazioni Est-Ovest da quando Nikita Krusciov aveva visitato Hollywood nel ’59». Ieri il clamoroso passo indietro: la Russia ha classificato la Elton John Aids Foundation come “indesiderata”, etichetta che le vieta ogni attività ed espone dipendenti, finanziatori e collaboratori a potenziali procedimenti penali. La obbliga dunque a chiudere i battenti. È un altro segno dei nuovi tempi putiniani, ma anche un duro colpo per i russi che convivono con l’Hiv e l’Aids in un Paese che, con oltre 1,2 milioni di sieropositivi, ha il più alto tasso pro capite in Europa della malattia e che da due anni affronta anche croniche carenze di farmaci antiretrovirali salvavita a causa…
MOSCA – Nel 1979, in piena guerra fredda, Elton John fu il primo cantante pop occidentale a bucare la cortina di ferro e a pubblicare un album in Unione Sovietica dopo aver tenuto otto concerti consecutivi sold out tra Mosca e San Pietroburgo. L’ambasciata britannica lo definì «il singolo passo avanti più importante nelle relazioni Est-Ovest da quando Nikita Krusciov aveva visitato Hollywood nel ’59». Ieri il clamoroso passo indietro: la Russia ha classificato la Elton John Aids Foundation come “indesiderata”, etichetta che le vieta ogni attività ed espone dipendenti, finanziatori e collaboratori a potenziali procedimenti penali. La obbliga dunque a chiudere i battenti. È un altro segno dei nuovi tempi putiniani, ma anche un duro colpo per i russi che convivono con l’Hiv e l’Aids in un Paese che, con oltre 1,2 milioni di sieropositivi, ha il più alto tasso pro capite in Europa della malattia e che da due anni affronta anche croniche carenze di farmaci antiretrovirali salvavita a causa delle sanzioni.
La procura ha giustificato il provvedimento con una litania di accuse. La fondazione istituita nel 1992 dalla popstar sarebbe «incentrata sulla promozione di relazioni sessuali non tradizionali, modelli familiari occidentali e riassegnazione di genere», avrebbe «un atteggiamento negativo nei confronti delle politiche dei Paesi che difendono i valori spirituali e morali tradizionali», contribuirebbe alla «campagna per screditare la Russia guidata dall’Occidente» sin dall’inizio dell’offensiva russa in Ucraina nel febbraio 2022 e infine collaborerebbe «con ong considerate agenti stranieri». «Quando un musicista suona insieme a coloro che cercano di piantare i semi della democrazia, è propaganda. E quando è Elton John a dettare la melodia, allora è più di una semplice propaganda anti-russa», ha concluso.
L’insolito idillio tra Elton John e le autorità moscovite, del resto, era finito da tempo. Il cantante ha più volte criticato il Cremlino che, in nome dei valori “tradizionali”, ha messo al bando la “propaganda Lgbt”, le transizioni di genere e un presunto “movimento Lgbt internazionale”. Nel 2015 il baronetto britannico aveva dichiarato di voler incontrare Vladimir Putin per discutere quello che aveva definito il suo atteggiamento «ridicolo e pieno di pregiudizi» nei confronti degli omosessuali. Il leader del Cremlino lo aveva chiamato per dirsi pronto al faccia a faccia e scusarsi dopo che Elton John era rimasto vittima di uno scherzo telefonico del duo di comici Vovan i Leksus che si erano spacciati per il presidente russo.
L’incontro però non c’è mai stato. Quando il cantante l’anno dopo è tornato in tournée in Russia, Putin ha dato forfait. E nel 2019 Elton John ha scritto una lettera aperta al presidente accusandolo di «ipocrisia» dopo che la Russia aveva censurato diverse scene del suo film biografico Rocketman. Il leader del Cremlino aveva replicato dicendo: «Ho molto rispetto per lui, è un musicista geniale, tutti noi ne apprezziamo la musica, ma penso si sbagli». Gli aveva anche mandato gli auguri di buon compleanno un paio di volte via WhatsApp. Il cantante, però, dopo l’offensiva contro Kiev, ci era andato giù pesante: «Alcune persone sono spaventose. Non c’è giustificazione. Piccolo bastardo, lo odio», aveva detto a un concerto. Il destino della sua fondazione era segnato.