BRUXELLES – Donald Trump sta provocando il «caos» nel mondo. E l’Europa è pronta a «rispondere» senza rinunciare al negoziato. Ursula von der Leyen e i leader del Vecchio Continente replicano al presidente americano. L’Ue mette in campo i primi contro-dazi, che scatteranno su acciaio e alluminio da metà aprile. Per tutti gli altri la Commissione prende tempo, da quattro a otto settimane. Il tempo utile per verificare se la Casa Bianca è pronta a trattare. E l’Unione propone da tempo di azzerare totalmente i dazi reciproci.
Ma l’esecutivo europeo ha bisogno di rallentare per fare i conti anche con i dissensi interni. Perché alcuni Paesi, in primo luogo Italia e Polonia, non vogliono ribattere a Washington con altre tariffe, con l’obiettivo di evitare una escalation. Una spaccatura di cui von der Leyen sta prendendo atto e che deve provare a ricucire nei prossimi giorni.
Non solo. Questi due mesi possono servire anche ad affilare l’arma monetaria. La guerra dei dazi, infatti, potre…
BRUXELLES – Donald Trump sta provocando il «caos» nel mondo. E l’Europa è pronta a «rispondere» senza rinunciare al negoziato. Ursula von der Leyen e i leader del Vecchio Continente replicano al presidente americano. L’Ue mette in campo i primi contro-dazi, che scatteranno su acciaio e alluminio da metà aprile. Per tutti gli altri la Commissione prende tempo, da quattro a otto settimane. Il tempo utile per verificare se la Casa Bianca è pronta a trattare. E l’Unione propone da tempo di azzerare totalmente i dazi reciproci.
Ma l’esecutivo europeo ha bisogno di rallentare per fare i conti anche con i dissensi interni. Perché alcuni Paesi, in primo luogo Italia e Polonia, non vogliono ribattere a Washington con altre tariffe, con l’obiettivo di evitare una escalation. Una spaccatura di cui von der Leyen sta prendendo atto e che deve provare a ricucire nei prossimi giorni.
Non solo. Questi due mesi possono servire anche ad affilare l’arma monetaria. La guerra dei dazi, infatti, potrebbe diventare anche quella dei tassi. È già partito il pressing sulla Bce per accelerare sul taglio degli interessi. In questo caso, non è solo l’Italia a spingere in questa direzione, ma anche la Francia. L’idea è svalutare l’euro per compensare in parte i dazi imposti dagli Usa e facilitare l’export. A Palazzo Berlaymont sospettano che la stessa tattica sia seguita dall’Amministrazione statunitense: ridurre la quotazione del dollaro per esportare di più. Il tema sta diventando oggetto di discussione nelle Cancellerie e nelle riunioni Ue, compresa quella che si terrà lunedì prossimo in Lussemburgo proprio sul commercio internazionale. Una variabile, dunque, che si sta inserendo nello scontro aperto sulle barriere all’export.
«La forza dell’Ue è nella sua unità – ha sottolineato von der Leyen ieri mattina dall’Uzbekistan -. L’annuncio del presidente Trump rappresenta un duro colpo per l’economia mondiale, con conseguenze disastrose per milioni di persone». Appunto i prossimi sessanta giorni saranno utilizzati a studiare tutte le contromisure «se i negoziati fallissero». In qual caso si arriverà anche a tassare le “Big Tech” americane (Google, Amazon, X, Netflix etc) e i servizi che forniscono (il settore in cui gli Usa hanno un saldo commerciale positivo). Ma si tratta di una extrema ratio.
Il tempo serve soprattutto a comporre le posizioni tuttora divergenti tra i 27. Se Roma e Varsavia invitano alla prudenza (l’Italia chiede anche di eliminare motocicli, alcolici, cosmetica e gioielleria dai futuri beni “daziati”), la Francia tira dritto. Macron addirittura ha chiesto alle aziende transalpine di sospendere gli investimenti in Usa. La Germania si posiziona su una linea intermedia. I dazi sono «fondamentalmente sbagliati - ha detto il Cancelliere uscente, Olaf Scholz – e bisogna rispondere in modo unito, forte e appropriato», ma «siamo a disposizione per discutere ed evitare una guerra commerciale».
A Bruxelles, poi, contestano i dati illustrati l’altroieri dal Tycoon: la tariffa media imposta dalla Ue ai beni americani non supera il 2 per cento, ben lontano dal 39% indicato nella tabella della Casa Bianca. E i dazi annunciati varranno per le casse americane oltre 81 miliardi contro i precedenti 7: un salto impressionante. Per questo la Commissione europea sta valutando, tra le contromosse, anche un ricorso al Wto, l’Organizzazione mondiale del Commercio.
Mercoledì prossimo il Comitato europeo che si occupa della materia darà quindi l’ultimo via libera alla prima tornata di controdazi (per bloccarli servirebbe una maggioranza qualificata che però nessuno intende formare), quelli sull’acciaio e l’alluminio. Ma a Palazzo Berlaymont ormai nessuno esclude un nuovo vertice straordinario. Il braccio di ferro, dunque, è appena iniziato.