Gaza, 112 morti in 24 ore. Cosa è la “nuova fase della guerra” annunciata da Israele
dal nostro inviato Fabio TonacciGERUSALEMME – “Siamo in una nuova fase della guerra a Gaza”, dichiara il governo di Israele. E le Israeli defence forces (Idf) annunciano di aver allargato le operazioni di terra. Parlano di annessioni di territorio in modo però sufficientemente ambiguo da non far capire quale sia la reale intenzione di Benjamin Netanyahu. C’è molta confusione su quanto sta accadendo nella Striscia di Gaza. Hamas reagisce a malapena e fa sapere di voler continuare le trattative di Doha. Che però, al momento, sono ferme.
Nel frattempo si muore: più di mille uccisi da quando lo Stato ebraico ha rotto la tregua, 112 nelle ultime 24 ore. I missili hanno colpito di recente una scuola a Gaza City dove si trovavano centinaia di famiglie sfollate, diciotto i bambini morti. Presi di mira anche gli operatori umanitari della Mezzaluna Rossa e quelli di Medici senza frontiere: uno è stato ucciso oggi, è l’undicesimo operatore di Msf a perdere la vita da quando è cominciato il conflitto . L’idea di Trump di trasfo…
GERUSALEMME – “Siamo in una nuova fase della guerra a Gaza”, dichiara il governo di Israele. E le Israeli defence forces (Idf) annunciano di aver allargato le operazioni di terra. Parlano di annessioni di territorio in modo però sufficientemente ambiguo da non far capire quale sia la reale intenzione di Benjamin Netanyahu. C’è molta confusione su quanto sta accadendo nella Striscia di Gaza. Hamas reagisce a malapena e fa sapere di voler continuare le trattative di Doha. Che però, al momento, sono ferme.
Nel frattempo si muore: più di mille uccisi da quando lo Stato ebraico ha rotto la tregua, 112 nelle ultime 24 ore. I missili hanno colpito di recente una scuola a Gaza City dove si trovavano centinaia di famiglie sfollate, diciotto i bambini morti. Presi di mira anche gli operatori umanitari della Mezzaluna Rossa e quelli di Medici senza frontiere: uno è stato ucciso oggi, è l’undicesimo operatore di Msf a perdere la vita da quando è cominciato il conflitto . L’idea di Trump di trasformare Gaza nella riviera del Medio Oriente è uscita dal dibattito pubblico, ma solo temporaneamente.
Cosa sta succedendo a Gaza?
Il 18 marzo scorso Netanyahu ha rotto la tregua con Hamas che durava da due mesi e ha dato ordine alle forze armate di condurre “operazioni militari estese” nella Striscia di Gaza. Dopo poche ore l’Idf ha ripreso il controllo del corridoio Netzarim, che separa la zona centrale dal nord dove si trovano Gaza City, il campo profughi di Jabalya, Beit Lahia e Beit Hanun.
L’esercito israeliano - è la novità di questi giorni - si è posizionato anche lungo un’altra direttrice, denominata corridoio Morag: prende il nome da una colonia presente prima dello smantellamento degli insediamenti nel 2005, voluto dall’allora premier Ariel Sharon, e separa Rafah, la città più a sud, da Khan Yunis.
Perché occupare il nuovo corridoio Morag?
Stando a quanto riferisce l’Idf, l’intenzione è isolare i miliziani della brigata Rafah dal resto del gruppo combattente. In questo momento, dunque, la Striscia è divisa in tre parti e l’Idf ha schierato tre divisioni: la 252 esima, la 36 esima e la divisione Gaza. Controlla con le truppe circa un terzo del territorio di Gaza.
Come sta sopravvivendo la popolazione?
Da quando sono ricominciati i bombardamenti, le autorità locali palestinesi hanno registrato già più di mille morti. Quasi la metà delle vittime è stata uccisa la prima notte, perché la ripresa della guerra è stata senza alcun preavviso, e la gente stava dormendo. Il 24 marzo è stato il giorno in cui il conteggio totale dei deceduti per gli attacchi dello Stato ebraico ha superato le 50 mila unità. Gli israeliani contestano i numeri perché diffusi dall’amministrazione di Gaza legata ad Hamas, ma secondo le Nazioni Unite sono cifre affidabili.
L’Idf ha emesso ordini di evacuazione per zone popolate da 280 mila abitanti, molti dei quali erano da poco ritornati a casa dopo la prima offensiva durata 15 mesi. L’Ocha, organismo dell’Onu presente a Gaza, ha lanciato l’allarme carestia, dovuta al blocco totale dell’ingresso di aiuti umanitari imposto dal governo israeliano il 2 marzo scorso. Scarseggia la farina e la benzina, molti forni sono stati chiusi.
Perché Netanayhu ha rotto la tregua?
Il premier israeliano sostiene che Hamas, al tavolo del negoziato di Doha, abbia rifiutato due volte la proposta americana presentata dall’inviato di Trump Steve Witkoff, che prevedeva l’estensione della fase uno del cessate il fuoco in cambio del rilascio immediato di 10 (poi nella seconda versione 5) ostaggi israeliani. E che quindi la ripresa del conflitto fosse l’unica soluzione allo stallo. Hamas smentisce di aver fatto saltare il tavolo delle trattative e accusa Netanyahu di aver usato un pretesto per riprendere a bombardare, così appagando i partiti della destra estrema messianica che sono sempre stati contrari al cessate il fuoco. E’ un fatto che appena la tregua è stata rotta, l’influente Itamar Ben-Gvir del Partito sionista religioso è rientrato nel governo.
Qual è l’obiettivo della nuova offensiva su Gaza?
Quello dichiarato dal governo israeliano è di eliminare tutti i comandanti militari e la leadership politica di Hamas per costringere il movimento islamista a rilasciare gli ostaggi senza condizioni. Gli analisti politici però sono molto scettici sull’efficacia di questa strategia perché 1) Israele non è riuscito a sradicare Hamas in 15 mesi di guerra, 2) la rete di tunnel rifugio dei miliziani è tuttora molto estesa e attiva, 3) il rischio di perdere gli ostaggi ancora in vita (24 su 59) è molto alto.
Le famiglie dei rapiti contestano Netanyahu, accusandolo di aver rotto la tregua per la propria sopravvivenza politica, cioè con l’intento di consolidare il governo e affrontare gli scandali del cosiddetto Qatargate (soldi del Qatar finiti, per vie traverse, ad alcuni dei più stretti collaboratori del primo ministro) e l’inchiesta sul fallimento delle misure di sicurezza il 7 Ottobre 2023.
Come sta reagendo Hamas?
Il 20 marzo ha lanciato tre razzi verso Israele e non accadeva da mesi. Uno dei razzi è stato intercettato, gli altri due sono caduti in zone disabitate. Altri lanci sporadici si sono avuti nei giorni successivi, senza danni. Una decina di dirigenti di alto livello, tra cui almeno tre che facevano parte del politburo di Hamas, è stata uccisa.
Pubblicamente Hamas dichiara di voler riprendere il negoziato di Doha. Secondo alcune fonti israeliane le Brigate al Qassam, l’ala militare del movimento islamista, avrebbero reclutato 25 mila nuovi miliziani, ma gli esperti dicono che, se anche fosse, si tratterebbe di giovani molto inesperti e male armati. Nella Striscia, per la prima volta, gli abitanti hanno organizzato delle proteste degli contro Hamas in diverse città.
Israele sta annettendo zone della Striscia di Gaza?
Può essere, ma i vertici politici sul tema rimangono volutamente ambigui. A volte parlano di annessione, altre volte di occupazione. Il ministro della Difesa Israel Katz ha detto che più Hamas si rifiuta di riconsegnare i rapiti, più l’Idf conquisterà territorio, lasciando intendere che le truppe potranno rimanere a lungo.
Stanno allargando la zona cuscinetto lungo il perimetro?
Sì e la conferma arriva da fonti ufficiali dell’Idf che questa mattina hanno riferito di operazioni di terra nel quartiere Shejaiya, nella parte orientale di Gaza City, “per allargare la zona cuscinetto lungo il confine”. Il governo dello Stato ebraico sostiene che l’intelligence ha motivo di credere che Hamas stia pianificando un altro 7 Ottobre, senza però fornire dettagli o prove.
Che ne è del piano di Trump di deportare tutti i palestinesi di Gaza per lasciare spazio alla ricostruzione?
Non è stato accantonato, ma la Casa Bianca lo ha messo in stand-by perché sostiene la decisione di Netanyahu di riprendere i bombardamenti a Gaza. Il ministro degli Esteri israeliano Gideon Sa’ar dice che il piano Trump ora è soggetto a due condizioni: la prima è che i palestinesi che vogliono emigrare volontariamente lo possano fare (al momento tutti i valichi sono chiusi), la seconda è che ci siano Paesi confinanti disposti ad accogliergli.