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Tutti contro Rubio, la crisi dei dazi irrompe nel vertice della Nato

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Il segretario di Stato Usa arriva a Bruxelles poche ore dopo l’annuncio delle misure commerciali dell’amministrazione Trump. Per la Francia l’unità dell’Alleanza “è messa a dura prova”. Tajani ricorda l’articolo 2 sulla sicurezza economica
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«Voglio andarmene da qui con l’impegno di ogni membro della Nato a raggiungere il livello di spesa per la difesa pari al 5 per cento del Pil». Il segretario di Stato americano Marco Rubio ha scelto il giorno sbagliato per cercare di rassicurare gli alleati. La trasferta a Bruxelles per partecipare alla sua prima riunione dei ministri degli esteri atlantici è iniziata poche ore dopo l’annuncio dei dazi, che hanno ulteriormente inasprito i rapporti con il resto della coalizione. La questione è stata sollevata subito dai canadesi; il francese Jean-Noël Barrot ha dichiarato che l’unità della Nato «è messa alla prova dalle decisioni della Casa Bianca» e Antonio Tajani ha ricordato che l’articolo 2 del Trattato riguarda proprio la sicurezza economica: «Non prevede certamente la guerra commerciale, dobbiamo evitarla».

Il testo è chiaro, in netto contrasto con la linea della Casa Bianca: “I membri si sforzeranno di eliminare ogni contrasto nelle loro politiche economiche internazionali e…

«Voglio andarmene da qui con l’impegno di ogni membro della Nato a raggiungere il livello di spesa per la difesa pari al 5 per cento del Pil». Il segretario di Stato americano Marco Rubio ha scelto il giorno sbagliato per cercare di rassicurare gli alleati. La trasferta a Bruxelles per partecipare alla sua prima riunione dei ministri degli esteri atlantici è iniziata poche ore dopo l’annuncio dei dazi, che hanno ulteriormente inasprito i rapporti con il resto della coalizione. La questione è stata sollevata subito dai canadesi; il francese Jean-Noël Barrot ha dichiarato che l’unità della Nato «è messa alla prova dalle decisioni della Casa Bianca» e Antonio Tajani ha ricordato che l’articolo 2 del Trattato riguarda proprio la sicurezza economica: «Non prevede certamente la guerra commerciale, dobbiamo evitarla».

Il testo è chiaro, in netto contrasto con la linea della Casa Bianca: “I membri si sforzeranno di eliminare ogni contrasto nelle loro politiche economiche internazionali e incoraggeranno la cooperazione economica tra ciascuna di loro o tra tutte”. «L’Italia è pronta ad arrivare al 2% – ha concluso Tajani – ma se si chiede di raggiungere il 5% e contemporaneamente si pongono i dazi, è un po’ difficile fare entrambe le cose». L’obiettivo preteso dagli Usa per il nostro Paese significa triplicare il budget per le forze armate.

Il segretario generale, l’olandese Mark Rutte, ha cercato di fare da paciere e allontanare il problema: «La Nato non è un forum economico, la nostra attenzione è concentrata sulla difesa dalla Russia e da altre sfide in altri teatri». Ma Rubio invece ha subito posto l’accento sulla partita dei finanziamenti, senza accettare confronti: «Vogliamo andarcene da qui con la consapevolezza che siamo sulla strada giusta, una strada realistica, affinché ogni singolo membro si impegni e mantenga la promessa di raggiungere fino al 5% della spesa, e questo significa che anche gli Stati Uniti dovranno aumentare la loro percentuale. Comprendo le ragioni di politica interna, nessuno si aspetta che ci riusciate in un anno o due ma il percorso deve essere reale. Questa è la dura verità».

Il segretario di Stato ha ribadito in tutti i modi che gli Stati Uniti non abbandoneranno l’Alleanza, ma anche in questo ha posto l’accento sulla necessità di un maggiore contributo: «Vedo dell’isteria in giro per il mondo: gli Usa sono attivi nella Nato come non mai. Trump non è contro la Nato, è contro un’alleanza che non ha le capacità di mantenere gli obblighi che il Trattato impone a ciascun membro».

Pure l’incontro tra Rubio e il danese Lars Lokke Rasmussen non è stato sereno. Secondo i media di Copenhagen, Rasmussen ha sottolineato che le «continue dichiarazioni del presidente americano riguardo all’ambizione di acquisire la Groenlandia non sono in alcun modo sostenibili. La situazione ha raggiunto un punto tale da non essere più in linea con il diritto internazionale e da mettere in discussione la nostra sovranità». Rubio dal canto suo ha replicato che gli Usa «rispettano il diritto all’auto-determinazione della Groenlandia».

E l’Ucraina? Se ne è discusso nella cena di lavoro. Il ministro degli Esteri di Kiev, Andrii Sybiha, ha chiesto di fare pressioni sulla Russia per ottenere «un dialogo reale» e «un pacchetto di deterrenza». Un tema che sembra interessare solo alla “coalizione dei volenterosi”, guidata da Londra e Parigi, che tornerà a riunirsi la prossima settimana.

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