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Primo contatto Ue-Stati Uniti sui dazi: fumata nera

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“Colloquio franco” tra il commissario Sefcovic e l’omologo Grier: due ore di videoconferenza ma nessun passo in avanti
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BRUXELLES – «Noi andiamo avanti». Il primo contatto tra Ue e Usa dopo lo showdown di Donald Trump è andato malissimo. La risposta americana è stata ferma. Nessuna disponibilità, per ora, al dialogo. Ieri il Commissario europeo al Commercio, Maros Sefcovic, ha parlato per due ore in una videotelefonata con il “collega” statunitense, Jamieson Greer. Ma il colloquio non ha avuto gli esiti sperati da Bruxelles, ossia quello di aprire un negoziato sui dazi. Alla fine lo stesso Sefcovic ha dovuto ammettere che il confronto è stato «franco», termine diplomatico per definire il disaccordo totale. «Sono stato chiaro: i dazi Usa - ha sottolineato il Commissario - sono dannosi e ingiustificati. Il rapporto commerciale Ue-Usa ha bisogno di un nuovo approccio. L’Ue è impegnata in negoziati significativi ma siamo pronti a difendere i nostri interessi. Restiamo in contatto».

La trattativa, dunque, parte in salita. E per il momento la prima preoccupazione della Ue è evitare di mostrarsi divisa d…

BRUXELLES – «Noi andiamo avanti». Il primo contatto tra Ue e Usa dopo lo showdown di Donald Trump è andato malissimo. La risposta americana è stata ferma. Nessuna disponibilità, per ora, al dialogo. Ieri il Commissario europeo al Commercio, Maros Sefcovic, ha parlato per due ore in una videotelefonata con il “collega” statunitense, Jamieson Greer. Ma il colloquio non ha avuto gli esiti sperati da Bruxelles, ossia quello di aprire un negoziato sui dazi. Alla fine lo stesso Sefcovic ha dovuto ammettere che il confronto è stato «franco», termine diplomatico per definire il disaccordo totale. «Sono stato chiaro: i dazi Usa - ha sottolineato il Commissario - sono dannosi e ingiustificati. Il rapporto commerciale Ue-Usa ha bisogno di un nuovo approccio. L’Ue è impegnata in negoziati significativi ma siamo pronti a difendere i nostri interessi. Restiamo in contatto».

La trattativa, dunque, parte in salita. E per il momento la prima preoccupazione della Ue è evitare di mostrarsi divisa davanti all’“ex amico” americano. Dopodomani si terrà in Lussemburgo un primo vertice dei ministri del Commercio estero (per l’Italia ci sarà Antonio Tajani) ma più che mettere a punto le contromisure, il vertice servirà a definire una linea politica comune. Perché in questi giorni i 27, pur criticando unanimemente le decisioni della Casa Bianca, hanno reagito in maniera diversa. La Francia spinge per una reazione immediatamente dura. Il presidente francese, Emmanuel Macron, ha chiesto alle aziende europee di ritirare o sospendere gli investimenti in Usa lanciando il principio del “compra europeo e investi nella Ue”. La Polonia e l’Italia, al contrario, sono in pressing per toni più morbidi.

Anche se Varsavia e i Paesi baltici - nonostante i timori di un disimpegno militare degli States nell’est europeo - stanno facendo sapere che si adegueranno. Le attenzioni di Bruxelles si stanno dunque concentrando su Palazzo Chigi. I messaggi partiti da palazzo Berlaymont verso la presidente del consiglio sono rivolti a chiedere «chiarezza». Ursula von der Leyen, anche in occasione dell’ultimo summit dei “volenterosi” a Londra, aveva confermato il suo sostegno a Giorgia Meloni reclamando però una scelta netta: o con Bruxelles o con Washington. La Germania, in attesa che si insedi il nuovo esecutivo Merz, mantiene una linea prudente, ma molti governi europei sono sicuri che il futuro Cancelliere opterà per una postura decisa nei confronti di Trump.

Le risposte della Casa Bianca, comunque, stanno accelerando le reazioni dell’Unione. Tra dieci giorni scatteranno le prime tariffe su acciaio e alluminio. Ma senza passi avanti da parte dell’Amministrazione statunitense, nella prima metà di maggio partiranno tutte le altre tariffe: comprese quelle sulle “Big Tech”. Anche perché nella Ue si fa largo la convinzione che Trump voglia in primo luogo colpire l’Antirust europeo che limita l’azione dei “colossi” tecnologici. Sullo sfondo, anche se per ora viene considerata solo una extrema ratio, l’idea di ricorrere allo Strumento anti coercizione che limiterebbe l’agibilità delle imprese americane nel Vecchio Continente.

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