MILANO – Ansia, soprattutto incertezza, e la paura di nuovi crolli. I mercati globali riaprono dopo una settimana sanguinosa per risparmiatori e investitori. Nelle piazze finanziarie sono stati bruciati migliaia di miliardi per il timore che la guerra dei dazi scatenata dal presidente Usa Donald Trump faccia avvitare le principali economie portandole alla recessione. È l’esito probabile che stima la più grande banca quotata d’America, la Jp Morgan Chase di Jamie Dimon: gli Stati Uniti hanno una probabilità del 60% di entrarci. Prima del Liberation day, quando Trump ha annunciato la nuova politica di dazi, le previsioni erano di un rischio di contrazione del Pil al 40%.
Anche i segnali della vigilia sono inquietanti. La Borsa saudita, aperta anche…
MILANO – Ansia, soprattutto incertezza, e la paura di nuovi crolli. I mercati globali riaprono dopo una settimana sanguinosa per risparmiatori e investitori. Nelle piazze finanziarie sono stati bruciati migliaia di miliardi per il timore che la guerra dei dazi scatenata dal presidente Usa Donald Trump faccia avvitare le principali economie portandole alla recessione. È l’esito probabile che stima la più grande banca quotata d’America, la Jp Morgan Chase di Jamie Dimon: gli Stati Uniti hanno una probabilità del 60% di entrarci. Prima del Liberation day, quando Trump ha annunciato la nuova politica di dazi, le previsioni erano di un rischio di contrazione del Pil al 40%.
Anche i segnali della vigilia sono inquietanti. La Borsa saudita, aperta anche di domenica, ha terminato la giornata di contrattazioni con un crollo del 6,8%, il peggior calo dai tempi del Covid. E Wall Street riaprirà i battenti, dopo aver perso nella settimana precedente 5mila miliardi, con un indice della volatilità, il così detto Vix, sui massimi dallo scoppio della pandemia. Venerdì scorso è schizzato in rialzo di 15,29 punti a quota 45,31, ben sopra la soglia di pericolo per i mercati che è di 40 punti. Gli investitori restano nervosi e le prospettive più fosche per le economie globali, non favoriscono il ritorno alla normalità. Per qualche analista che si aspetta un rimbalzo, ce ne sono tanti che scommettono su un periodo non breve caratterizzato da grande incertezza e altissima volatilità sui mercati.
Quello che i mercati vogliono sapere è quale sarà la reazione dell’Europa, che ancora non ha sciolto le riserve: il Vecchio continente sceglierà la strada della trattativa come il Vietnam, o tirerà dritto come la Cina? In solo due sedute, i listini del Vecchio continente hanno mandato in fumo 1.241 miliardi di controvalore: una cifra che equivale a cancellare dai listini con un colpo di spugna colossi dell’industria europea come le italiane Eni, Enel, Ferrari, le francesi Axa, L’Oreal, Lvmh, le tedesche Allianz, Bmw, Siemens e le spagnole Inditex e Santander, tutte messe insieme.
Come se non bastasse si potrebbe aprire una guerra valutaria. La Cina, che ha risposto agli Usa con dazi al 34%, ha annunciato il lancio del renminbi digitale, stringendo accordi con altri Paesi del sud-est asiatico e del Medio oriente, che insieme rappresentano il 38% dei volumi dell’interscambio commerciale mondiale. Una dichiarazione di guerra al dollaro.
Secondo il Financial Times c’è anche da temere una reazione a catena che dalla finanza arriva all’economia reale: quelle aziende che, non riuscendo a reggere l’aumento dei costi legato alle tariffe, saranno costrette a portare i libri in tribunale. E il segnale, per l’Ft, viene dai crolli delle quotazioni dei bond delle aziende più indebitate.