DNIPRO – Larissa Prylypa non perde il buon umore. «I turni sono di 12 ore. E dobbiamo arrivare una mezz’ora prima per prepararci. Mangiamo dentro l’acciaieria, perché è troppo grande, oltre che pericoloso, per uscire. Però non mi lamento: i pasti sono caldi, le pause regolari. Ci organizzano anche il trasporto da casa a qui e ritorno. Solo, ogni tanto, è spaventoso. Accade in particolare nei turni notturni. Il capo dipartimento dà l’ordine e dobbiamo correre nei sotterranei. La volta peggiore è stata a fine gennaio. Siamo stati per ore nel rifugio senza poter chiamare a casa e chiedere se i figli stavano bene. Quando siamo usciti, le vetrate del laboratorio erano in frantumi. Un missile russo grad era atterrato sul pavimento. Le mostro la foto».
Questa donna di cinquant’anni con un ampio sorriso e i capelli biondi che le toccano le spalle aveva lavorato come commessa al supermercato. Successivamente, come maestra alle elementari. Dal 2022, la vita è cambiata in Ucraina. Gli uomini…
DNIPRO – Larissa Prylypa non perde il buon umore. «I turni sono di 12 ore. E dobbiamo arrivare una mezz’ora prima per prepararci. Mangiamo dentro l’acciaieria, perché è troppo grande, oltre che pericoloso, per uscire. Però non mi lamento: i pasti sono caldi, le pause regolari. Ci organizzano anche il trasporto da casa a qui e ritorno. Solo, ogni tanto, è spaventoso. Accade in particolare nei turni notturni. Il capo dipartimento dà l’ordine e dobbiamo correre nei sotterranei. La volta peggiore è stata a fine gennaio. Siamo stati per ore nel rifugio senza poter chiamare a casa e chiedere se i figli stavano bene. Quando siamo usciti, le vetrate del laboratorio erano in frantumi. Un missile russo grad era atterrato sul pavimento. Le mostro la foto».
Questa donna di cinquant’anni con un ampio sorriso e i capelli biondi che le toccano le spalle aveva lavorato come commessa al supermercato. Successivamente, come maestra alle elementari. Dal 2022, la vita è cambiata in Ucraina. Gli uomini sono partiti per il fronte e all’acciaieria Centravis di Nikopol, a 5 km dal fronte con il nemico russo, una delle acciaierie più grandi d’Europa, improvvisamente è mancata forza lavoro. Oggi Prylypa taglia tubi di acciaio: «La parte più dura è accumulare gli scarti nel container perché sono molto pesanti».
La forza lavoro ucraina si è ridotta drasticamente dall’inizio dell’invasione. Secondo il ministero dell’Economia, circa 5 milioni di ucraini hanno lasciato il Paese e almeno un altro milione presta servizio nelle forze armate, su una popolazione attiva prebellica di circa 9 milioni di lavoratori. I datori di lavoro sono costretti a cercare fonti di manodopera alternative. Le donne hanno assunto ruoli quali l’estrazione del carbone, la guida di trattori e camion, così come la manovra di macchinari nell’industria pesante: impieghi tradizionalmente svolti dagli uomini per esigenze fisiche o anche solo per norme culturali.
Nel cuore industriale orientale dell’Ucraina, le miniere di carbone hanno visto un notevole afflusso di donne. Viktor Kuznetsov, ingegnere capo di una miniera nella regione di Dnipropetrovsk, dice di averne assunte oltre 100 dal 2022. È una svolta epocale: prima della guerra le donne erano escluse dal lavoro sotterraneo da leggi di epoca sovietica. La restrizione è stata revocata dopo l’invasione russa.
Dtek, la più grande compagnia energetica privata dell’Ucraina, riferisce che circa 3mila dei suoi 20mila minatori stanno combattendo: sono intanto 400 le donne che ora lavorano sottoterra. Anche se per ora assumono ruoli ausiliari, come l’azionamento di macchinari o la gestione della logistica.
Ci sono tratti universali. «Non mi preoccupa tanto il lavoro, ma sto in pensiero per nostra figlia a casa». Per Olena Gurba, l’ironia amara è stata di trovarsi a lavorare con suo marito, anche lei in acciaieria, il che li espone a un doppio rischio: sono in due, sotto tiro, a fare un lavoro “duro”. «Dal 2022 è tutto cambiato, gli uomini sono partiti, molti sono morti, alcuni sono rimasti feriti, altri ancora sono scomparsi. C’era bisogno e dunque ho imparato a usare la gru in acciaieria. All’inizio è stato duro. Ma ora non è difficile: in fin dei conti è un telecomando».
«Le donne ucraine sono sotto enorme pressione perché i loro uomini sono al fronte», afferma la ministra dell’Economia Yulia Svyrydenko ad Ap. «Quando l’uomo viene mobilitato, anche la donna lo è con lui». Svyrydenko è la prima donna ministra dell’economia del Paese ed è diventata un simbolo anche perché del ricollocamento delle donne nell’industria strategica ha fatto la propria bandiera. Prima, le donne erano impiegate principalmente nell’istruzione e nella sanità, nella protezione sociale e nel servizio governativo. Ora c’è domanda nei settori industriali soprattutto legati alla difesa.
Il programma “Reskilling Ukraine”, finanziato dal governo svedese, ha formato oltre 100 donne alla guida di camion e autobus, con 300 iscritte a metà del 2024. E nelle aree rurali, le donne si stanno formando come conducenti di trattori.
Anna Olhova, 19 anni di Mykolaiv, contro ogni aspettativa della sua famiglia, è finita a guidarne uno. «Sono alta 1.50, e devo ammettere che ho difficoltà con il cambio delle ruote e a volte nello stringere i grandi bulloni, ma per il resto me la cavo», scherza. È tutto iniziato con un annuncio delle autorità locali, da lì l’idea di rendersi utile. Poi sono seguiti tre mesi di formazione in due diversi gruppi: «Nel primo eravamo 3 donne e 9 uomini. Nel secondo eravamo tutt’e dieci donne». Cosa farà dopo la guerra? Di necessità virtù: «È una buona paga e un impiego stabile. Continuerò con il trattore».