PARIGI – Sembra un raduno elettorale, c’è già aria di presidenziali. «Stiamo vincendo» dice Marine Le Pen, in place Vauban, tra le bandiere tricolori. La leader del Rassemblement National parla sul palco davanti a qualche migliaia di sostenitori da candidata all’Eliseo. «Tutti devono saperlo: non mollerò di un centimetro» scandisce. La leader dell’estrema destra non vuole credere che sarà messa fuori gioco dalla condanna in primo grado per appropriazione indebita di fondi pubblici e dalla pena di ineleggibilità per 5 anni già in vigore. Nessun piano B, come Jordan Bardella. Il giovane delfino, seduto in prima fila dietro alla leader, resta in panchina.
Le Pen arriva a piedi per questa dimostrazione di forza con lo slogan “Salviamo la democrazia, sosteniamo Marine”. Il partito ha organizzato pullman che scaricano militanti arrivati da tutta la Francia. «Per me è impossibile nascondere l’emozione nel vedervi qui e al nostr…
PARIGI – Sembra un raduno elettorale, c’è già aria di presidenziali. «Stiamo vincendo» dice Marine Le Pen, in place Vauban, tra le bandiere tricolori. La leader del Rassemblement National parla sul palco davanti a qualche migliaia di sostenitori da candidata all’Eliseo. «Tutti devono saperlo: non mollerò di un centimetro» scandisce. La leader dell’estrema destra non vuole credere che sarà messa fuori gioco dalla condanna in primo grado per appropriazione indebita di fondi pubblici e dalla pena di ineleggibilità per 5 anni già in vigore. Nessun piano B, come Jordan Bardella. Il giovane delfino, seduto in prima fila dietro alla leader, resta in panchina.
Le Pen arriva a piedi per questa dimostrazione di forza con lo slogan “Salviamo la democrazia, sosteniamo Marine”. Il partito ha organizzato pullman che scaricano militanti arrivati da tutta la Francia. «Per me è impossibile nascondere l’emozione nel vedervi qui e al nostro fianco in tutto il Paese» esordisce la leader. Lei che un tempo tuonava contro la casta, in un partito che aveva coniato il motto “Mani pulite, testa alta”, ora tuona: «La giustizia non deve scegliere i candidati per le elezioni né può interferire nel modo in cui i funzionari eletti svolgono il loro mandato al servizio del popolo francese, finché non ci sono arricchimenti personali o corruzione».
La leader di estrema destra lamenta di essere stata aggiunta ai «trofei di caccia» dei giudici: «Non si tratta di una sentenza giudiziaria. È una sentenza politica», prosegue Le Pen, che ha già ricevuto la solidarietà, oltre che del Cremlino, anche del presidente americano Donald Trump. L’obiettivo ora è ribaltare la sentenza nel processo in appello, previsto nell’estate 2026, meno di un anno prima dell’elezione presidenziale di primavera 2027. «Non è impossibile, ma resta un percorso stretto, pieno di incognite» osserva il politologo Pascal Perrineau, secondo cui nel Rassemblement National è in corso una svolta trumpista. «Rischia di tornare a essere percepita come una forza radicale, inaffidabile. E i suoi primi sostenitori internazionali non aiutano», nota ancora il politologo.
La retorica anti-giudici non sembra attecchire. Secondo un sondaggio Ifop, quasi due terzi (64%) dei francesi sono contrari all’abolizione della legge vigente che prevede l’esecuzione provvisoria delle condanne di ineleggibilità, come è successo per Le Pen. Al tempo stesso, quasi un francese su dieci (49%) auspica che Le Pen possa candidarsi all’Eliseo. Un altro sondaggio pubblicato ieri continua a dare in testa al primo turno delle presidenziali sia Le Pen, tra il 32 e il 36% delle intenzioni di voto, che Bardella, tra il 31 e il 35,5%.
Altri due contro-raduni hanno accompagnato quello dell’estrema destra ieri nella capitale. In place de la République, Jean-Luc Mélenchon ha sottolineato davanti ai suoi militanti: «Una forza immensa è pronta a respingere la vittimizzazione di Le Pen». Più a nord, a Saint-Denis, i macroniani hanno replicato a Le Pen. «Se rubi, paghi, soprattutto se sei un leader politico» ha lanciato l’ex primo ministro francese Gabriel Attal. «Le Pen e il Rassemblement National sono stati giudicati colpevoli dopo essersi appropriati indebitamente di milioni di euro delle nostre tasse» ha proseguito Attal. «Madame Le Pen, lei non è Aleksej Navalny. Lei è una delle pedine del suo carnefice» ha concluso l’ex premier, con un riferimento a Vladimir Putin.