La Ue studia una web tax in risposta agli Usa. Tajani: “Controdazi europei entro il 15 aprile”
dal nostro corrispondente Claudio TitoBRUXELLES – Entro il 10 maggio. Con una freccia da mettere nella faretra: una web tax. Ma con un incubo dal nome impressionante: stagflazione. Nelle intenzioni di Ursula von der Leyen la risposta della Commissione ai dazi di Trump non può essere, infatti, formulata dopo quella data. Quando cioè le prime due settimane borsistiche del prossimo mese saranno completate. Perché anche investitori e produttori devono avere le idee chiare su quel che accadrà nei prossimi mesi. L’incertezza rendere le quotazioni azionarie ancora più volatili.
Questa “road map” è stata illustrata oggi al vertice dei ministri del Commercio riuniti in Lussemburgo proprio per un primo esame della situazione dopo lo showdown tariffario della Casa Bianca. Un incontro che in realtà, nelle intenzioni della presidenza polacca e dello stesso esecutivo europeo, punta in primo luogo a evitare spaccature tra i 27. Al momento i Paesi dell’Unione, oltre non a non avere un’idea comune di come replicare agli Usa, non hanno…
BRUXELLES – Entro il 10 maggio. Con una freccia da mettere nella faretra: una web tax. Ma con un incubo dal nome impressionante: stagflazione. Nelle intenzioni di Ursula von der Leyen la risposta della Commissione ai dazi di Trump non può essere, infatti, formulata dopo quella data. Quando cioè le prime due settimane borsistiche del prossimo mese saranno completate. Perché anche investitori e produttori devono avere le idee chiare su quel che accadrà nei prossimi mesi. L’incertezza rendere le quotazioni azionarie ancora più volatili.
Questa “road map” è stata illustrata oggi al vertice dei ministri del Commercio riuniti in Lussemburgo proprio per un primo esame della situazione dopo lo showdown tariffario della Casa Bianca. Un incontro che in realtà, nelle intenzioni della presidenza polacca e dello stesso esecutivo europeo, punta in primo luogo a evitare spaccature tra i 27. Al momento i Paesi dell’Unione, oltre non a non avere un’idea comune di come replicare agli Usa, non hanno ancora ben capito cosa fare. La reazione dei mercati finanziari, infatti, è stata impressionante. Al di là delle previsioni effettuate nelle settimane scorse da Commissione e Consiglio. E rispetto alle prime ore si sta sempre più facendo largo il timore che il “gioco” condotto da Trump possa portare alla tempesta perfetta: stagnazione economica e quindi crescita asfittica o nulla accompagnata dall’inflazione. Come negli anni ’70.
Le posizioni in campo
La Francia, tra i falchi del Vecchio continente in questa partita, ha alzato la posta e invitato i governi a "non escludere alcuna opzione, anche se estremamente aggressiva". Il ministro delegato per il Commercio, Laurent Saint-Martin, ha spiegato che Parigi è contraria “a qualsiasi guerra commerciale” e che farà “di tutto per un confronto”. Se l'obiettivo del negoziato dovesse allontanarsi, l'Ue – ha ricordato –dovrà “reagire fermamente” alla luce del “momento molto pesante, importante per l'unità europea".
Lo stesso appello all’unità è arrivato anche dalla Germania, con le parole del titolare dell'Economia, Robert Habeck. "Se ogni Paese comincia a elencare i prodotti per i quali avrebbe uno svantaggio nel caso di un aumento dei prezzi, allora non riusciremo mai a stilare una lista sensata. I dazi sono una cosa negativa. Dobbiamo quindi, in linea generale, evitare un'escalation e – ha aggiunto i ministro tedesco – utilizzare i dazi solo in modo mirato per compensare squilibri nei mercati o vantaggi che alcuni Paesi si concedono reciprocamente”. Insomma, Berlino non ha interesse “che questa spirale di dazi continui all'infinito”, ma per evitarla la strada di Habeck resta una: “rimanere uniti".
In linea con la posizione francese, Berlino non esclude di metter mano alla fondina e utilizzare lo strumento anti-coercizione: "Si tratta di misure che – ha ricordato il ministro tedesco – vanno ben oltre la politica doganale. Hanno una vasta gamma: includono quindi i servizi digitali, ma hanno a disposizione un ventaglio di strumenti molto più ampio rispetto a una semplice tassa digitale. E anche questo deve essere preparato. Preparazione e unità sono ora i fattori decisivi per l'unità dell'Europa".
Il vicepremier e ministro degli Esteri Antonio Tajani, volato a Lussemburgo, ha anticipato che “ci sarà con effetto dal 15 aprile una lista di prodotti americani su cui mettere i dazi. È una vecchia lista congelata, io ho chiesto il rinvio ma mi pare che la posizione prevalente sia di cominciare dal 15", ha detto il ministro. La lista, secondo le anticipazioni, “verrà stilata tra stasera e domani, diciamo che sono moderatamente ottimista", ha spiegato ancora Tajani, aggiungendo che la seconda serie di contromisure dovrebbe entrare in vigore il 15 maggio ma, "da qui al 15 c'è ancora tempo per la trattativa".
La web tax
Intanto i tecnici di Palazzo Berlaymont si concentrano sui servizi, settore nel quale gli Stati Uniti hanno un consistente surplus, e non sui beni. L’ipotesi di introdurre una nuova web tax – una sorta quindi di dazio occulto – è tra quelle più accreditate. Magari accompagnate dall’accelerazione di alcune procedure antitrust sanzionatorie nei confronti delle “Big Tech”, come Apple e Meta.
Nel frattempo la presidente della Commissione
L’offerta di von der Leyen: dazi zero per i beni industriali
"Siamo pronti a negoziare con gli Stati Uniti. Abbiamo offerto dazi zero per i beni industriali, come abbiamo fatto con successo con molti altri partner commerciali, perché l'Europa è sempre pronta per un buon affare", ha anticipato la presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, in punto stampa con il premier norvegese, Jonas Gahr Store. "Questi dazi comportano innanzitutto costi immensi per consumatori e aziende europei, ma allo stesso tempo hanno un impatto enorme sull'economia globale, in particolar modo su altri Paesi in via di sviluppo duramente colpiti, e questo rappresenta un punto di svolta fondamentale per gli Stati Uniti”.
La presidente dell’esecutivo europeo ha confermato che è allo studio “una lista potenziale per ritorsione e altre misure di ritorsione se sarà necessario, ma preferiamo avere una soluzione negoziata. I partner interessati, Sefcovic, il nostro commissario per il Commercio e il segretario al commercio, Lutnick, ad esempio, sono in contatto molto stretto su questo argomento ed è chiaro che i negoziati devono andare in profondità nei dettagli tecnici che devono essere risolti prima".