Yemen, lo show bellico di Trump: speso un miliardo senza fermare gli Houti
di Gianluca Di FeoPasserà alla Storia come la prima guerra decisa in una chat, ma a parte questo la campagna aerea voluta dal presidente Trump contro gli Houti yemeniti non sembra avere nulla di memorabile. Anzi, tre settimane di bombardamenti spiccano soltanto per la spesa enorme sostenuta dal Pentagono mentre i risultati ottenuti contro la milizia filoiraniana sembrano veramente limitati. Secondo i calcoli - confermati a “Cnn” e “New York Times” da anonimi funzionari della Difesa - finora le operazioni sono costate un miliardo di dollari.
ARSENALE HI TECH
La Casa Bianca infatti ha dato mano libera per scaraventare sui fondamentalisti sciiti tutti gli strumenti più sofisticati dell’arsenale americano. Da giorni sei bombardieri B2 - il sistema militare più costoso del pianeta, di cui gli Usa possiedono solo venti esemplari - decollano dall’isola di Guam e sganciano bombe plananti a guida gps contro i nascondigli degli Houti. Inoltre vengono utilizzati sia i vecchi missili cruise Tomahawk che i più re…
Passerà alla Storia come la prima guerra decisa in una chat, ma a parte questo la campagna aerea voluta dal presidente Trump contro gli Houti yemeniti non sembra avere nulla di memorabile. Anzi, tre settimane di bombardamenti spiccano soltanto per la spesa enorme sostenuta dal Pentagono mentre i risultati ottenuti contro la milizia filoiraniana sembrano veramente limitati. Secondo i calcoli - confermati a “Cnn” e “New York Times” da anonimi funzionari della Difesa - finora le operazioni sono costate un miliardo di dollari.
ARSENALE HI TECH
La Casa Bianca infatti ha dato mano libera per scaraventare sui fondamentalisti sciiti tutti gli strumenti più sofisticati dell’arsenale americano. Da giorni sei bombardieri B2 - il sistema militare più costoso del pianeta, di cui gli Usa possiedono solo venti esemplari - decollano dall’isola di Guam e sganciano bombe plananti a guida gps contro i nascondigli degli Houti. Inoltre vengono utilizzati sia i vecchi missili cruise Tomahawk che i più recenti Jassm, entrambi con 450 chili di esplosivo. Una seconda portaerei - la “Vinson” - sta raggiungendo la “Truman” nella zona dei combattimenti e altre forze di supporto, come le batterie difensive antimissili Thaad, hanno preso posizione nella regione la scorsa settimana. La pioggia di ordigni prosegue dal 15 marzo, senza che ne siano chiari gli effetti.
Gli Houti hanno dimostrato di essere maestri di resilienza: per sei anni hanno resistito al rullo compressore delle forze armate saudite ed emiratine, che hanno messo in campo una quantità e qualità di armamenti mai vista prima nella penisola arabica senza impedire l’avanzata dei ribelli sciiti ai danni del governo ufficiale yemenita. Poi all’indomani dell’7 ottobre 2023, quando i miliziani hanno cominciato a lanciare droni e missili verso Israele in sostegno di Hamas e della causa palestinese, è stata proprio Riad a mettere in guardia Washington dai rischi di un’operazione contro i jihadisti filo-iraniani, che ricevono da Teheran aiuti militari significativi ma hanno elaborato in maniera autonoma armi e tattiche. Infatti ondate di raid decisi dalla presidenza Biden con la partecipazione della Royal Air Force non li hanno fermati, così come l’intervento di una missione europea per proteggere la navigazione commerciale non ha interrotto il tiro contro petroliere e mercantili nel Mar Rosso. Ci sono state anche incursioni dell’aviazione israeliana che hanno distrutto installazioni strategiche, come il porto principale e i depositi centrali di carburante. Nulla di questo è riuscito a impedire lo stillicidio di imboscate condotte dagli Houti con sciami di droni, missili cruise e balistici, unendo apparecchi primordiali con altri molto sofisticati per cercare di penetrare le barriere delle navi militari occidentali. Hanno creato un nuovo canone di guerra asimmetrica, che viene analizzato in tutti gli stati maggiori.
L’OFFENSIVA SHOW
Gli attacchi dallo Yemen sono stati sospesi soltanto durante la recente tregua a Gaza - senza però rilasciare le navi sequestrate - e alla ripresa dei combattimenti nella Striscia sono ricominciati soltanto contro Israele, con droni e missili balistici intercettati dalle Israeli Defence Forces. La decisione di una nuova offensiva americana è stata presa da Trump per mostrare la sua determinazione di comandante supremo: un’esibizione di forza, trasmettendo un avvertimento anche all’Iran dopo il rifiuto degli ayatollah di accettare trattative sul nucleare. Nelle celebri chat rivelate da “The Atlantic” il vicepresidente Vance ha espresso contrarietà all’avvio di una nuova campagna yemenita: “E’ un errore”, ha scritto basandosi sul bilancio degli ultimi anni di conflitto. Ma nessuno dei membri dell’amministrazione osa contraddire il presidente e gli assalti sono cominciati.
MANO LIBERA AI GENERALI
Perché dovrebbero riuscire dove i raid di Biden sono falliti? Trump adesso ha concesso maggiore autonomia ai vertici militari, che possono colpire ogni qual volta individuano un bersaglio senza attendere l’autorizzazione della Casa Bianca, ritenuta indispensabile dal suo predecessore per valutare i rischi di uccidere civili. Questo permette di bombardare subito i capi degli Houti e i lanciatori dei missili quando si spostano dai loro rifugi o quando ne vengono individuati i nascondigli: quasi sempre si tratta di incursioni condotte all’interno di zone molto popolate. Il direttore della National Intelligence, Tulsi Gabbard, in un comunicato ha sostenuto che dal 15 marzo gli attacchi sono stati “efficaci” e di conseguenza hanno riaperto le rotte civili nel Mar Rosso: “Le valutazioni della comunità dell’intelligence confermano che questi raid hanno ucciso leader Houti di massimo livello e distrutto molte officine che potevano venire usate per produrre armamenti avanzati”. Una versione che non trova conferme. Anzi. Le fonti interne intervistate dalla “Cnn” parlano di “dirigenti di medio calibro” ammazzati con l’eccezione di una figura apicale assassinata nelle primissime azioni, quello che il Consigliere per la sicurezza Mike Waltz nelle chat chiama “top missile guy”. E’ stato colpito mentre entrava nel palazzo dove abita la sua fidanzata, che sarebbe “collassato” sotto le bombe: un’altra indicazione del numero altissimo di donne e bambini finiti sotto tiro durante questa operazione. Gli Houti, come tutti i movimenti jihadisti, non si preoccupano dei “martiri” e spesso insediano comandi e depositi nelle zone più popolose.
IL VIDEO DELLE POLEMICHE
Anche un video diffuso da Trump sui suoi canali social sta animando profonde polemiche: la telecamera di un drone riprende circa settanta persone in circolo, con un uomo al centro, che vengono prese di mira da un missile. C’è uno scoppio colossale e poi l’immagine di un gigantesco cratere. Per Trump le vittime stavano pianificando un’azione militare; per i media vicini agli Houti invece era una cerimonia religiosa tribale per la festività dell’Eid, cosa che sarebbe confermata da esperti delle tradizioni locali. Il fatto che la campagna americana sia in difficoltà viene confermato indirettamente dalle indiscrezioni trapelate negli scorsi giorni: la Casa Bianca starebbe valutando la possibilità di un intervento terrestre assieme ai sauditi in Yemen per assestare “un colpo definitivo” ai fondamentalisti sciiti. Uno scenario che pare poco credibile, visto che Trump non ama rischiare la vita di soldati americani e nella precedente amministrazione li ha ritirati da quasi tutte le aree calde del pianeta, dal Sahel all’Afghanistan. Allo stesso tempo, con questo presidente nulla può essere dato per scontato. E alcuni analisti ipotizzano che un’escalation in Yemen potrebbe essere un modo di distogliere l’attenzione da una guerra ancora più disastrosa, quella dei dazi.