LUSSEMBURGO – «Abbiamo offerto dazi “zero contro zero” per i beni industriali perché l’Europa è sempre pronta per un buon accordo». Ecco la proposta che la Ue ha presentato agli Usa per evitare la guerra commerciale. È stata la presidente della Commissione, Ursula von der Leyen, a svelare il tentativo dell’Unione di convincere Donald Trump a fare marcia indietro. Ma per il momento la risposta di Washington non è stata positiva. Il braccio di ferro continua e Bruxelles si prepara infatti a lanciare la controffensiva. Con una premessa: «Noi preferiamo negoziare». Solo se non ci sarà alcuna possibilità di trattare, allora scatterà la risposta.
Una posizione che tiene conto delle divisioni emerse tra i 27 anche ieri nel corso del vertice dei ministri del Commercio svoltosi in Lussemburgo. Con un gruppo di Paesi, capitanato dalla Francia, pronto a rispondere immediatamente pan per focaccia, e un altro, come l’Italia, che insiste nella mediazione. Così ieri l’esecutivo europeo ha predispos…
LUSSEMBURGO – «Abbiamo offerto dazi “zero contro zero” per i beni industriali perché l’Europa è sempre pronta per un buon accordo». Ecco la proposta che la Ue ha presentato agli Usa per evitare la guerra commerciale. È stata la presidente della Commissione, Ursula von der Leyen, a svelare il tentativo dell’Unione di convincere Donald Trump a fare marcia indietro. Ma per il momento la risposta di Washington non è stata positiva. Il braccio di ferro continua e Bruxelles si prepara infatti a lanciare la controffensiva. Con una premessa: «Noi preferiamo negoziare». Solo se non ci sarà alcuna possibilità di trattare, allora scatterà la risposta.
Una posizione che tiene conto delle divisioni emerse tra i 27 anche ieri nel corso del vertice dei ministri del Commercio svoltosi in Lussemburgo. Con un gruppo di Paesi, capitanato dalla Francia, pronto a rispondere immediatamente pan per focaccia, e un altro, come l’Italia, che insiste nella mediazione. Così ieri l’esecutivo europeo ha predisposto una prima lista di dazi che dovrà essere approvata domani e che entrerà in vigore il 15 aprile. Si tratta delle contromisure da contrapporre alle tariffe imposte dalla Casa Bianca per 26 miliardi di euro su acciaio e alluminio. Poi verrà preparato un secondo elenco da attivare il 15 maggio. Nel frattempo, appunto, l’Europa cercherà di trattare e nello stesso tempo di proteggersi: «Istituiremo una task force di sorveglianza delle importazioni».
Il commissario al Commercio, Maros Sefcovic, ha faticato un bel po’ al summit ministeriale per indicare una via unitaria. L’opzione “zero contro zero” sottoposta a Washington è stata il primo passo. «È molto chiaro – ha spiegato ancora la presidente della Commissione - che siamo aperti ai negoziati e che parallelamente stiamo preparando una lista potenziale per ritorsioni e altre misure».
Il punto è che oltre all’acciaio e all’alluminio, gli States hanno imposto altre tariffe che Sefcovic definisce polemicamente «cosiddette reciproche». A suo giudizio, dunque, «questo ci obbliga a considerare ulteriori passaggi». Il ministro degli Esteri italiano, Antonio Tajani, ancora ieri durante la riunione lussemburghese ha provato a chiedere tempo, anche rispetto alla prima tornata tariffaria. Ma ha dovuto ammettere che «non è più possibile». In effetti anche il commissario Ue ha chiarito che è «impossibile rinviare i dazi». «Il tango – ha osservato la presidenza di turno polacca – si balla in due». Cioè: per fare un accordo serve anche Washington. Un modo per sottolineare che almeno i primi contro-dazi vanno varati nella convinzione che «gli Usa prima o poi verranno al tavolo negoziale». Nel vertice di ieri, infatti, è stato valutato l’impatto dei provvedimenti trumpiani sui mercati finanziari con la speranza che persino il presidente americano non possa resistere a lungo all’onda d’urto dei crolli di borsa. E in riferimento alle misure preventivate per maggio, la Ue non esclude niente: «Sul tavolo ci sono tutte le opzioni».
È ormai questo, ossia i beni da “sdaziare” ora e i provvedimenti da architettare per maggio, il terreno sul quale falchi e colombe si muovono per manifestare le loro preferenze. La ministra olandese Reinette Klever, ad esempio, ha parlato esplicitamente di «ritorsioni sui servizi». Sulla linea dura anche Parigi. Secondo il ministro Laurent Saint Martin, «non va esclusa nessuna opzione, sui beni e sui servizi. La cassetta degli strumenti europei cè molto ampia e può anche essere estremamente aggressiva», a partire dallo strumento anticoercizione. Possibilità citata anche dal commissario al Mercato interno, il francese Stephane Sejourné. Mentre la Spagna ha insistito nell’escludere dai contro-dazi «i prodotti non facilmente sostituibili per le imprese spagnole». Esattamente come l’Italia, Madrid è preoccupata di evitare impatti negativi ad esempio sul settore del vino. «Dobbiamo essere certi – ha rimarcato Tajani - che l’Europa comunque non si dividerà».