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Guterres: “Israele ha trasformato Gaza in un campo di morte”

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Il segretario Onu rinnova l’allarme umanitario. Intanto lo Stato ebraico ha organizzato 16 voli per trasferire i palestinesi
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TEL AVIV – Gaza è diventata un campo di morte», dice António Guterres, scegliendo con cura parole pesanti che non piaceranno a Israele. Il segretario generale delle Nazioni Unite, che il governo dello Stato ebraico considera un nemico tanto da vietargli l’ingresso nel Paese, in conferenza stampa ha parlato degli effetti del blocco totale degli aiuti umanitari imposto da Netanyahu, accusato di non rispettare gli obblighi imposti dalle convenzioni di Ginevra. Poi, l’affondo. La definizione esatta usata da Guterres è «killing field», campo di morte: la stessa con cui la Storia ha chiamato i siti cambogiani dove avvennero, dal 1975 al 1979, stragi di massa.

Da quando Netanyahu ha rotto la tregua con Hamas sono morti più di 1.400 palestinesi, oltre 50 mila il conteggio totale tenuto dalle autorità di Gaza. «Più di un mese è passato senza che sia entrato cibo, carburante, medicine, rifornimenti, ora le autorità israeliane propongono meccanismi di autorizzazione per la consegna che risc…

TEL AVIV – Gaza è diventata un campo di morte», dice António Guterres, scegliendo con cura parole pesanti che non piaceranno a Israele. Il segretario generale delle Nazioni Unite, che il governo dello Stato ebraico considera un nemico tanto da vietargli l’ingresso nel Paese, in conferenza stampa ha parlato degli effetti del blocco totale degli aiuti umanitari imposto da Netanyahu, accusato di non rispettare gli obblighi imposti dalle convenzioni di Ginevra. Poi, l’affondo. La definizione esatta usata da Guterres è «killing field», campo di morte: la stessa con cui la Storia ha chiamato i siti cambogiani dove avvennero, dal 1975 al 1979, stragi di massa.

Da quando Netanyahu ha rotto la tregua con Hamas sono morti più di 1.400 palestinesi, oltre 50 mila il conteggio totale tenuto dalle autorità di Gaza. «Più di un mese è passato senza che sia entrato cibo, carburante, medicine, rifornimenti, ora le autorità israeliane propongono meccanismi di autorizzazione per la consegna che rischiano di creare ulteriori forme di limitazione», ha aggiunto il segretario generale, spiegando che le agenzie Onu «non parteciperanno» se non c’è il pieno rispetto dei principi umanitari». Infine, Guterres ha ribadito che forzare i palestinesi ad andarsene «è contro la legge internazionale». È la sua risposta al piano Trump-Netanyahu per Gaza.

Il duro intervento non a caso arriva all’indomani della visita del primo ministro israeliano alla Casa Bianca. Uno degli argomenti dei colloqui è stato il futuro della Striscia, che Trump considera «terra di straordinario valore immobiliare», purché, beninteso, priva dei legittimi abitanti. «Il presidente americano ha la visione», ha dichiarato Netanyahu prima di imbarcarsi sull’Ala di Sion, l’aereo di Stato che lo riporterà in Israele dove lo aspettano le polemiche per il licenziamento del capo dello Shin Bet, bloccato ieri sera dalla Corte suprema. «Siamo in contatto con dei Paesi per capire se possono accogliere i gazawi. È importante perché, alla fine, è ciò che accadrà».

(afp)

In questa prospettiva vanno visti i 16 voli aerei organizzati di recente dal ministero dell’Interno: partenza dall’aeroporto di Ramon, vicino a Eilat, destinazione Emirati, Germania e Romania, a bordo i gazawi che raggiungeranno i famigliari già all’estero. «I voli aumenteranno in futuro», promette il ministro Moshe Arbel. Da settimane il Mossad è stato incaricato di contattare governi stranieri che potrebbero avere interesse a ospitare i profughi palestinesi. Sono stati sondati, tra gli altri, il Sud Sudan, la Somalia e l’Indonesia. L’Egitto e la Giordania, i Paesi più vicini, si sono già detti contrari e lo hanno ribadito due giorni fa in un vertice trilaterale cui ha partecipato il presidente francese Emmanuel Macron.

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