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Eisenberg: “È come il Covid il mio amico Trump si fermi prima che sia troppo tardi”

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L’intervista all’ambasciatore americano in Italia durante la prima amministrazione di Donald Trump: “È una situazione che sta diventando estremamente difficile per molte persone, che vedono andare in fumo il lavoro di una vita”
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NEW YORK – «Questa sta diventando una crisi peggiore di quella provocata dal Covid. Non conviene a nessuno, e forse la premier italiana Giorgia Meloni è la leader europea che ha più possibilità di parlare con il presidente Trump per trovare una soluzione». Il telefono di Lew Eisenberg squilla in continuazione, dal 2 aprile. Tutti lo cercano perché è un saggio che ha dedicato la vita professionale a Wall Street, con Goldman Sachs, Kohlberg Kravis Roberts, e poi col suo Granite Capital International Group, ma anche perché è stato il presidente finanziario del Republican National Committee, e l’ambasciatore in Italia durante la prima amministrazione di Donald Trump, a cui resta legato da una lunga amicizia e collaborazione che proseguono.

Dunque una persona con un’esperienza unica, a cavallo tra finanza, politica e diplomazia, che lo pone in condizione privilegiata per cercare una via d’uscita alla crisi che sta mettendo in ginocchio l’economia americana e globale, senza capire a chi co…

NEW YORK – «Questa sta diventando una crisi peggiore di quella provocata dal Covid. Non conviene a nessuno, e forse la premier italiana Giorgia Meloni è la leader europea che ha più possibilità di parlare con il presidente Trump per trovare una soluzione». Il telefono di Lew Eisenberg squilla in continuazione, dal 2 aprile. Tutti lo cercano perché è un saggio che ha dedicato la vita professionale a Wall Street, con Goldman Sachs, Kohlberg Kravis Roberts, e poi col suo Granite Capital International Group, ma anche perché è stato il presidente finanziario del Republican National Committee, e l’ambasciatore in Italia durante la prima amministrazione di Donald Trump, a cui resta legato da una lunga amicizia e collaborazione che proseguono.

Dunque una persona con un’esperienza unica, a cavallo tra finanza, politica e diplomazia, che lo pone in condizione privilegiata per cercare una via d’uscita alla crisi che sta mettendo in ginocchio l’economia americana e globale, senza capire a chi convenga davvero, a parte forse i consiglieri più intransigenti del presidente che hanno ormai preso il sopravvento su quelli più responsabili. I clienti di finanzieri del calibro di Eisenberg stanno perdendo somme enormi, anche oltre la metà di quello che hanno accumulato nella vita, e non vedono il fondo di questa catastrofe. Un danno autoinflitto che ormai non riguarda solo la borsa, a cui peraltro la maggioranza degli americani affida pensione, casa, istruzione dei figli, ma minaccia la tenuta dell’intera economia nazionale e mondiale.

Come giudica quanto accade sui mercati? Anche la strategia dei dazi sta provocando questo crollo nelle borse?

«È uno dei più grandi e inattesi collassi che abbia mai visto in un lungo, lungo tempo, e io faccio questo mestiere da parecchi decenni. Non so dirvi con esattezza quando ho assistito l’ultima volta a qualcosa del genere. Non ho la certezza statistica, ma penso che il crollo di questi giorni sia peggiore di quello provocato dal Covid, o comunque ci stiamo rapidamente avvicinando a quei livelli».

Solo che in questo caso a provocarlo non c’è un fattore esterno e incontrollabile come la pandemia, ma le decisioni prese dal presidente. Da amico e sostenitore di Trump, cosa ne pensa?

«Questa è una situazione che sta diventando estremamente difficile per molte persone, che vedono andare in fumo il lavoro di una vita».

Quindi la crisi va oltre la politica, l’ideologia dei consiglieri più intransigenti che in questo momento hanno l’orecchio del presidente, e gli stessi effetti drammatici sulle borse?

«Al punto in cui siamo arrivati, credo sia nell’interesse di tutti trovare una soluzione. Un accordo, un’intesa che sia accettabile per tutti, allo scopo di poter evitare il peggio che può ancora arrivare e danneggiare l’intera economia».

Alcuni dei Paesi più colpiti sono anche gli alleati più stretti degli Usa, a cui lei ha dedicato la sua vita di diplomatico. Come dovrebbero reagire l’Europa e l’Italia, per cercare di limitare i danni e convincere il presidente a cambiare linea?

«Quando ero ambasciatore a Roma avevo avuto l’opportunità di incontrare Giorgia Meloni, e ricordo che ci trovammo d’accordo su come favorire la crescita economica dell’Italia».

La premier ha un buon rapporto col presidente, ma anche con Musk che sembra contrario ai dazi. La prossima settimana dovrebbe andare alla Casa Bianca, cosa le consiglia di dirgli?

«Nessun altro leader europeo è in una posizione migliore per parlare con fermezza e in maniera positiva del proprio Paese, avendo un impatto anche per il resto del continente».

Bruxelles ha proposto zero dazi sui prodotti industriali, e maggiori acquisti di soia e gas americano. Sono le basi per un negoziato?

«Sono idee interessanti. È importante che Meloni arrivi alla Casa Bianca con proposte concrete per trovare un accordo conveniente per tutti».

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