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La risposta Ue ai dazi Usa: subito l’avvertimento su moto e jeans, poi il colpo a Big Tech

(reuters)

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La risposta in due tempi dell’Unione colpirà i prodotti simbolo americani e quelli più diffusi in Europa, come il digitale
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LUSSEMBURGO – Dall’acciaio all’alluminio, dalle Harley Davidson ai jeans, dagli Yacht al ketchup. Arrivano i controdazi europei e come ha detto il commissario Ue al commercio, Maros Sefcovic, «la lista è corposa». La rappresaglia del Vecchio Continente ha preso forma ieri sera. Il totale dovrebbe portare nelle casse pubbliche europee oltre 22 miliardi. Una cifra che è andata crescendo rispetto alle scorse settimane una volta appurato che le tariffe di Trump ammontavano a 26 miliardi.

Il contrattacco europeo avverrà in due mosse. Il primo elenco di prodotti è stato inviato dalla Commissione ai 27 governi per studiarlo e di fatto prenderne atto. Il via libera ufficiale ci sarà domani ma poiché questa materia è esclusiva dell’Ue, servirebbe una maggioranza qualificata per bloccarla. Altrimenti è approvata automaticamente. Comunque questo primo passo prevede dazi per oltre quattro miliardi. La percentuale applicata è perlopiù del 25 per cento, con alcune eccezioni al 10 per cento. E si c…

LUSSEMBURGO – Dall’acciaio all’alluminio, dalle Harley Davidson ai jeans, dagli Yacht al ketchup. Arrivano i controdazi europei e come ha detto il commissario Ue al commercio, Maros Sefcovic, «la lista è corposa». La rappresaglia del Vecchio Continente ha preso forma ieri sera. Il totale dovrebbe portare nelle casse pubbliche europee oltre 22 miliardi. Una cifra che è andata crescendo rispetto alle scorse settimane una volta appurato che le tariffe di Trump ammontavano a 26 miliardi.

Il contrattacco europeo avverrà in due mosse. Il primo elenco di prodotti è stato inviato dalla Commissione ai 27 governi per studiarlo e di fatto prenderne atto. Il via libera ufficiale ci sarà domani ma poiché questa materia è esclusiva dell’Ue, servirebbe una maggioranza qualificata per bloccarla. Altrimenti è approvata automaticamente. Comunque questo primo passo prevede dazi per oltre quattro miliardi. La percentuale applicata è perlopiù del 25 per cento, con alcune eccezioni al 10 per cento. E si concentra su acciaio, alluminio e loro derivati (utensili spesso fondamentali per la costruzione di macchinari industriali). Ma anche le moto come l’Harley Davidson e i jeans. Le barche da diporto di grandi dimensioni. Mais e burro d’arachidi, succo d’arancia. E ancora: le magliette di cotone e i tessuti. In questa prima versione, che comunque è provvisoria e nelle prossime 24 potrebbe essere corretta, non figurano né il whisky né i latticini. Soprattutto nel primo caso l’Italia - con la Francia - aveva insistito per evitare ritorsioni sul vino. Ma sul settore motociclistico invece l’impatto sarà consistente come per la barche da diporto.

L’altro elenco che dovrà essere pronto nelle prossime 5 settimane è molto più denso. L’agricoltura e l’industria vengono colpite con decisione. L’importo complessivo sarà di circa 18 miliardi. In questa seconda lista - ancora allo studio ma in larga parte già pronta - dovrebbero riapparire il latte, i latticini e lo yogurt. Ma certo non si fermerà a queste produzioni. Dentro ci finiranno gli elettrodomestici, la plastica, il legno e i prodotti costruiti con il legno. E ancora il pollame, il manzo, i frutti di mare, le uova, lo zucchero e le verdure. All’interno della categoria pollame si farà una differenza tra il tacchino e i polli. E tra i tacchini (che appartengono alla tradizione culinaria statunitense) di un certo peso e quelli più piccoli. E ancora il pesce surgelato, il ketchup, le gomme da masticare, lo zenzero, il curry e la soia. Eppoi prodotti chimici, compresi beni di uso quotidiano come lo shampoo, il dentifricio e i medicinali. E quindi la pelletteria e le valigie. Tra gli elettrodomestici entreranno nel mirino forni, stufe, congelatori e tagliaerba. Lo stesso Sefcovic ieri rimarcando la proposta europea di «zero dazi» aveva indicato alcuni settori che sarebbero stati coinvolti nell’accordo: chimica, farmaceutica, plastica e gomma, macchinari. Che inevitabilmente saranno “daziati” senza un’intesa.

Tutto questo impianto è infatti costruito ancora nella speranza di una trattativa. Nella convinzione che soprattutto il crollo dei marcati finanziari possa persuadere la Casa Bianca a cambiare rotta. Ma se così non fosse, sempre a maggio scatterebbe la “fase 2” della controffensiva. Molto più violenta. Non riguarderebbe i beni ma i servizi. Ossia il settore nel quale gli Usa godono di un rilevante surplus. Sostanzialmente si tratterebbe di armare un “bazooka” economico per colpire le “Big Tech”: da Google ad Amazon, da X a Apple. Contestualmente prevedere delle forme di tassazione diretta con la “Web tax” e inasprire le procedure antitrust che porterebbero a multe di un certa consistenza. In questo quadro l’Ue potrebbe fare ricorso allo Strumento Anti Coercizione. Si tratta di un provvedimento “difensivo” che permette ad esempio di bloccare gli investimenti stranieri o di prevedere la possibilità di impedire acquisti societari nel Vecchio Continente. «Potremmo decidere - è la minacciata ventilata dal commissario al mercato interno, il francese, Stephane Sejourné - di ritirare tutte le aziende americane dagli appalti pubblici europei», Ma questa sarebbe un’altra pagina da scrivere in un contesto ancora più dirompente.

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