Il ritorno di Trump divide l’Italia: per alcuni nemico della democrazia, per altri leader positivo
dalla nostra corrispondente Anais GinoriPARIGI – La figura di Donald Trump è sempre meno popolare in Italia. Non sono ancora passati cento giorni dal suo ritorno alla Casa Bianca e quasi sei italiani su dieci pensano che il nuovo presidente americano stia rendendo il mondo meno sicuro. È uno dei risultati del nuovo sondaggio pubblicato dalla rivista Le Grand Continent e realizzato dall’istituto Cluster17. A marzo, una prima rilevazione sulle tendenze nei principali Paesi dell’Ue aveva evidenziato una convergenza di paure: il nuovo presidente Usa era considerato un «nemico dell’Europa» da quasi metà degli intervistati, ma con percentuali più basse (37%) in Italia. Il nuovo sondaggio ha quindi approfondito il dato italiano, analizzando i singoli elettorati.
A destra come a sinistra, gli elettori dei principali partiti — dal Partito Democratico a Fratelli d’Italia, passando per il Movimento Cinque Stelle, la Lega e Forza Italia — mostrano visioni strategiche spesso inconciliabili. Per l’elettorato del Pd, Trump è un «nemico …
PARIGI – La figura di Donald Trump è sempre meno popolare in Italia. Non sono ancora passati cento giorni dal suo ritorno alla Casa Bianca e quasi sei italiani su dieci pensano che il nuovo presidente americano stia rendendo il mondo meno sicuro. È uno dei risultati del nuovo sondaggio pubblicato dalla rivista Le Grand Continent e realizzato dall’istituto Cluster17. A marzo, una prima rilevazione sulle tendenze nei principali Paesi dell’Ue aveva evidenziato una convergenza di paure: il nuovo presidente Usa era considerato un «nemico dell’Europa» da quasi metà degli intervistati, ma con percentuali più basse (37%) in Italia. Il nuovo sondaggio ha quindi approfondito il dato italiano, analizzando i singoli elettorati.
A destra come a sinistra, gli elettori dei principali partiti — dal Partito Democratico a Fratelli d’Italia, passando per il Movimento Cinque Stelle, la Lega e Forza Italia — mostrano visioni strategiche spesso inconciliabili. Per l’elettorato del Pd, Trump è un «nemico della democrazia»: quasi l’80% ritiene che la sua azione abbia avuto effetti negativi sull’Europa e sull’Italia, e il 90% lo considera un leader autoritario, se non apertamente dittatoriale.
Sul fronte opposto, la Lega applaude al ritorno di Trump: tre elettori su quattro lo considerano un leader positivo per l’Europa e per l’Italia, e il 66% è convinto che rispetti i principi democratici. La figura di Trump spaventa però anche nella destra: solo un terzo degli elettori FdI lo considera un «amico dell’Italia», contro il 52% tra gli elettori leghisti. Gli elettori di Fratelli d’Italia sono spaccati sul nuovo “nemico della democrazia”: 48% concordano con questa definizione, 52% no. E il 61% auspica un compromesso con la nuova amministrazione Usa, un dato che segue la media nazionale (58%).
L'altra figura divisiva che viene dagli Usa è Elon Musk, ammirato a destra e respinto a sinistra. Tra gli elettori del Pd, il 96,6% ha una valutazione negativa del fondatore di Tesla e SpaceX, ormai associato alla sua militanza ideologica e ai suoi rapporti con l’estrema destra Usa. Quasi metà dei progressisti si dice pronta a boicottare Tesla. Tra i Cinque Stelle, la percentuale è solo leggermente più bassa (80%). Nella destra italiana, invece, Musk gode di ampio consenso: l’82% degli elettori della Lega ne dà un giudizio positivo. Più equilibrati i dati tra gli elettori di FdI (58% favorevoli, 34% contrari) e Fi (35% positivi, 52% negativi).
Anche sul sostegno all’Ucraina emergono profonde divergenze. Alla domanda se sia giusto continuare a sostenere militarmente Kiev o, al contrario, puntare a un accordo di pace anche a costo di cessioni territoriali, le risposte sono nette.
L’elettorato Pd è il più schierato a favore dell’assistenza militare (30%), anche se oltre il 40% si dice aperto al compromesso. I Cinque Stelle confermano la propria vocazione pacifista: il 70% chiede di avviare negoziati con Mosca. Nel campo della maggioranza, prevale la linea del disimpegno: oltre il 90% degli elettori leghisti è favorevole a una trattativa immediata. Tra i sostenitori di Fratelli d’Italia, la percentuale scende al 73%. Anche Forza Italia, nonostante l’eredità atlantista, esprime una maggioranza favorevole alla pace, con una minoranza (23%) che continua a sostenere l’invio di armi.