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Dazi, Trump punta la Cina: “Da oggi tariffe al 104%”. Pechino: “Sbagliate tutto”

(reuters)

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La guerra commerciale tra le due potenze si intensifica. E il capo del Pentagono Hegseth tira in ballo il Canale di Panama: “Non consentiranno alla Cina comunista di minacciarne l’integrità”
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NEW YORK – L’escalation della guerra commerciale tra le due principali potenze economiche mondiali registra un nuovo picco. L’aumento al 104 per cento dei dazi nei confronti delle importazioni cinesi annunciato lunedì da Trump - ha confermato la Casa Bianca - è scattato a mezzanotte.

I cinesi erano già pronti ad affrontare l’imposizione di dazi aggiuntivi al 34 per cento annunciati da Trump, rispondendo con la stessa percentuale. Il tycoon aveva minacciato una ulteriore ritorsione se la Cina non avesse ritirato la sua misura «entro dodici ore». Ma Pechino non lo ha fatto, confermando il suo 34 per cento sull’export Usa e rilanciando le accuse verso il presidente, definito un «bullo» da cui non si sarebbero fatti intimidire. Il ministro del Commercio cinese ha parlato di «errore che si aggiunge a errore. Se gli Stati Uniti continueranno sulla loro strada - ha aggiunto - Pechino lotterà fino alla fine». Così Trump ha immediatamente messo in pratica la minaccia.

Nessuno sa dove lo s…

NEW YORK – L’escalation della guerra commerciale tra le due principali potenze economiche mondiali registra un nuovo picco. L’aumento al 104 per cento dei dazi nei confronti delle importazioni cinesi annunciato lunedì da Trump - ha confermato la Casa Bianca - è scattato a mezzanotte.

I cinesi erano già pronti ad affrontare l’imposizione di dazi aggiuntivi al 34 per cento annunciati da Trump, rispondendo con la stessa percentuale. Il tycoon aveva minacciato una ulteriore ritorsione se la Cina non avesse ritirato la sua misura «entro dodici ore». Ma Pechino non lo ha fatto, confermando il suo 34 per cento sull’export Usa e rilanciando le accuse verso il presidente, definito un «bullo» da cui non si sarebbero fatti intimidire. Il ministro del Commercio cinese ha parlato di «errore che si aggiunge a errore. Se gli Stati Uniti continueranno sulla loro strada - ha aggiunto - Pechino lotterà fino alla fine». Così Trump ha immediatamente messo in pratica la minaccia.

Nessuno sa dove lo scontro possa arrivare. Il presidente degli Stati Uniti alterna momenti in cui loda la sua controparte cinese, Xi Jinping, definendola «brillante», ad altri in cui la attacca. «Anche la Cina - ha scritto su Truth - vuole fare un accordo, ma non sa come farlo partire. Stiamo aspettando la loro chiamata. E arriverà». «Capitolando davanti alle ultime richieste di Trump - sostengono però numerosi analisti a Wall Street - i cinesi non avrebbero molto da guadagnare e appare chiaro che l’obiettivo degli Stati Uniti è quello di distruggere la loro economia».

Il segretario al Tesoro americano Scott Bessent ha definito un «grosso errore» la riposta di Pechino sui dazi, mentre il vicepresidente J. D. Vance ha commentato: «Prendiamo in prestito soldi dai contadini cinesi per comprare le cose che producono». Riferimento al fatto che Pechino detiene una grande quantità di titoli del Tesoro Usa. «È sorprendente e triste - ha risposto il portavoce del ministero degli Esteri cinese - sentire parole così ignoranti e maleducate da questo vicepresidente». Un rappresentante dell’ambasciata a Washington ha aggiunto: «Le pressioni e le minacce non sono il modo giusto per interagire con la Cina».

A febbraio Trump aveva imposto dazi del 10 per cento su tutti i prodotti di importazione cinesi, senza eccezioni, legando la decisione al presunto ruolo del Dragone nel favorire l’arrivo di immigrati clandestini negli Stati Uniti e nel traffico di fentanyl, l’oppioide sintetico causa di decine di migliaia di morti in Usa. Poi è passato al 20, e poi al 54, misura che porta le tariffe complessive a sfondare quota cento. La Cina resta la seconda fonte di importazioni per gli americani: nel 2024 ha esportato in Usa beni per 439 miliardi di dollari, mentre l’America ne ha esportati per 144 miliardi. I dazi reciproci rischiano di frenare entrambe le economie, ma sembra un rischio che la Casa Bianca ha messo in conto. E non è più solo una sfida commerciale. Gli Stati Uniti, ha annunciato il capo del Pentagono Pete Hegseth, «non consentiranno alla Cina comunista di minacciare il funzionamento o l’integrità del Canale di Panama».

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