PARIGI — E' un arcipelago francese al largo del Canada che è balzato al centro dell'attualità. Saint-Pierre e Miquelon è finito nella lista dei dazi di Donald Trump con una quota particolarmente pesante, ben il 50 per cento. Ma ora è anche nel mirino della destra francese con Laurent Wauquiez, leader del partito Républicains, che chiede di trasferire in queste isole remote gli stranieri considerati pericolosi e sottoposti a un obbligo di lasciare il territorio, in gergo Oqtf. «Avrebbero una sola scelta: o tornano nel loro Paese o vanno a Saint-Pierre e Miquelon», ha dichiarato in un’intervista a JDNews.
Dietro la provocazione, il calcolo elettorale. A poco più di un mese dal congresso che nominerà il nuovo leader del partito, Wauquiez tenta di accreditarsi come l’uomo della fermezza, adottando toni e misure dell’estrema destra. «Il clima di Saint-Pierre e Miquelon ha un effetto dissuasivo: 5 gradi di media all’anno, 146 giorni di pioggia e neve. Credo che questo porterà molti a riflettere», ha aggiunto il deputato dell’Alta Loira, spiegando che la detenzione amministrativa attualmente limitata a 90 giorni, salvo nei casi di terrorismo, dovrebbe essere estesa, «come in Italia, dove è di 18 mesi, o nel Regno Unito, dove è illimitata».
Il riferimento non troppo velato è al fallimento di Bruno Retailleau, altro candidato alla guida dei Républicains e attuale ministro dell’Interno, che un mese fa ha visto l’Algeria rifiutare il rimpatrio di una sessantina di suoi cittadini sotto Oqtf. «Retailleau ha difeso una linea di fermezza e non è stato ascoltato», ha attaccato Wauquiez, lasciando intendere che la sua ambizione va oltre la presidenza del partito: «Faccio tutto per essere candidato alle presidenziali del 2027».
Dal governo arriva un rifiuto netto. «Saint-Pierre e Miquelon è Francia, non una prigione né un centro di detenzione», ha avvertito il ministro per i territori d'Oltremare, Manuel Valls, che ha definito «inammissibile» l’idea di utilizzare un territorio francese come zona di relegazione. «L’esilio forzato è una pratica da colonizzatori, non da rappresentanti della Repubblica». Durissime anche le reazioni a sinistra. Per Boris Vallaud, capogruppo dei deputati socialisti, si tratta di un progetto «indegno e idiota, una Guantánamo sul mare». Persino Marine Le Pen ha preso le distanze: «Il posto degli Oqtf è nel loro Paese, di certo non in un territorio francese. Gli abitanti di Saint-Pierre e Miquelon non sono cittadini di serie B». Nel campo macronista, Pieyre-Alexandre Anglade ha commentato con sarcasmo: «Tutto ciò che resta di repubblicano in Wauquiez è il nome del suo partito».