Se volete respirare i venti di guerra che soffiano sull’Europa, basta prendere un volo low cost per l’aeroporto polacco di Rzeszow-Jasionka. Si atterra sulla pista circondata dalle rampe mobili dei missili terra-aria, mentre veicoli blindati fanno la ronda lungo le recinzioni: non provate a scattare foto, i controlli sono severissimi. Nel minuscolo terminal, per bere un caffè nell’unico bar altrettanto piccolo finora bisognava mettersi in coda dietro una lunga coda di soldati americani in tuta mimetica. Adesso però qualcosa cambierà: i militari statunitensi stanno andando via, anticipando l’ordine di “tutti a casa” che Donald Trump potrebbe impartire presto ai contingenti schierati nel Vecchio Continente.
Perché è importante l’aeroporto di Rzeszow
Rzeszow è un luogo fondamentale. E’ lo scalo più vicino al confine ucraino e dalla primavera 2022 è diventato l’hub del ponte aereo per rifornire Kiev di armi e munizioni: un piazzale del parcheggio, circondato di barriere e reticolati, …
Se volete respirare i venti di guerra che soffiano sull’Europa, basta prendere un volo low cost per l’aeroporto polacco di Rzeszow-Jasionka. Si atterra sulla pista circondata dalle rampe mobili dei missili terra-aria, mentre veicoli blindati fanno la ronda lungo le recinzioni: non provate a scattare foto, i controlli sono severissimi. Nel minuscolo terminal, per bere un caffè nell’unico bar altrettanto piccolo finora bisognava mettersi in coda dietro una lunga coda di soldati americani in tuta mimetica. Adesso però qualcosa cambierà: i militari statunitensi stanno andando via, anticipando l’ordine di “tutti a casa” che Donald Trump potrebbe impartire presto ai contingenti schierati nel Vecchio Continente.
Perché è importante l’aeroporto di Rzeszow
Rzeszow è un luogo fondamentale. E’ lo scalo più vicino al confine ucraino e dalla primavera 2022 è diventato l’hub del ponte aereo per rifornire Kiev di armi e munizioni: un piazzale del parcheggio, circondato di barriere e reticolati, è sempre pieno di container verde oliva, cannoni imballati e antenne smontate. Il punto di smistamento più grande è a pochi chilometri di distanza, un parcheggio ancora più vasto dove confluisce pure parte dei carichi e dei mezzi corazzati sbarcati dalle navi sulla costa. Un’organizzazione logistica gestita dall’Us Army ha lavorato finora notte e giorno per preparare i trasferimenti su camion civili verso la frontiera, evitando che i movimenti vengano anticipati dai russi. Più volte missili e droni hanno minacciosamente puntato verso quest’area, invertendo la rotta prima di entrare nel territorio di Varsavia.
Le ragioni economiche
La ritirata è stata annunciata due giorni fa dal generale Christopher Donahue, comandante dell’esercito Usa in Europa: “L’importante missione di facilitare gli aiuti militari all’Ucraina attraverso Jasionka continuerà sotto la leadership della Polonia e della Nato, supportata da un presenza statunitense più snella. La Polonia e i suoi alleati manterranno la robusta protezione intorno a questo sito fondamentale”. La partenza è stata motivata dal generale con esigenze di bilancio, spostando il contingente nelle nuove infrastrutture costruite dal Pentagono nel Paese, senza bisogno di affittare case e alberghi: “Dopo tre anni a Jasionka questa è un’opportunità per dare la giusta dimensione alla nostra presenza e far risparmiare decine di milioni di dollari ai contribuenti statunitensi”.
E le vere ragioni
In realtà le ragioni sono politiche: la Casa Bianca intende ridurre al minimo le responsabilità nella catena di sostegno a Kiev. Una mossa temuta sin dal giorno dell’elezione di Trump e che ha visto i partner europei della Nato adottare contromisure da fine ottobre per impedire che le scelte di Washington mettessero in crisi la resistenza ucraina. Anzitutto i britannici hanno preso la guida del “Ramstein Group”, la centrale che si occupa di coordinare donazioni e acquisti di materiali bellici occidentali destinati a Kiev, e gli uffici chiave sono stati trasferiti dalla direzione americana a quella atlantica.
Poi i tedeschi hanno sostituto con una loro batteria di Patriot quella americana dislocata sulle piste di Rzeszow, a cui si è affiancata una di missili Nasams norvegesi con cento soldati. Genieri polacchi, britannici e baltici invece si occuperanno dell’attività logistica al posto dell’Us Army. Nessuno sa prevedere quanto a lungo gli europei potranno mantenere in funzione l’hub, ma l’operazione proseguirà almeno per tutta l’estate. Al momento – dopo il blocco ordinato da Trump per alcune settimane – i voli di aiuti dagli States stanno atterrando numerosi: in alcune giornate sono arrivati anche tre aerei cargo. Se il flusso dovesse interrompersi, allora l’intero peso del sostegno bellico a Kiev ricadrebbe sull’Ue: a quel punto se governi e parlamenti dell’Unione dovessero decidere di andare avanti, allora le industrie dovranno dimostrare di esser in grado di produrre munizioni, cannoni e tank in quantità tali mantenere le necessità di Kiev. In pratica, il futuro dell’Ucraina è affidato a un’equazione con due incognite e una certezza: la soluzione dipenderà comunque dall’aeroporto di Rzeszow-Jasionka.