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Trump, stop ai dazi per tre mesi ma la Cina pagherà di più. “Con Xi faremo un accordo”

(reuters)

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Dietrofront della Casa Bianca, il presidente offre una tregua nella guerra commerciale. Resta fuori Pechino, per la quale le tariffe salgono al 125%, e i vicini Canada e Messico. La svolta anche grazie al pressing del ministro del Tesoro Scott Bessent
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NEW YORK – La guerra commerciale dichiarata al mondo una settima fa, si è improvvisamente trasformata in una partita fra Stati Uniti e Cina, nel dopopranzo americano di ieri. Quando, con un post pubblicato su Truth, il presidente Donald Trump ha annunciato via social l’indietro tutta. Sospendendo per 90 giorni i dazi reciproci entrati in vigore proprio ieri a tutti i Paesi: tranne la Cina. Punita con un ulteriore rialzo al 125 per cento complessivo, per aver «mancato di rispetto» all’America rispondendo con gabelle all’84 per cento all’aumento del 50 per cento deciso dal tycoon il giorno prima. «Spero che Pechino realizzerà in un futuro prossimo di non poterci derubare oltre», ha scritto nel suo lungo post. «Al contrario, oltre 75 Paesi hanno già chiesto di negoziare una soluzione sui temi relativi al commercio: le barriere non monetarie, i dazi e la manipolazione delle valute. Hanno seguito il mio suggerimento di non fare ritorsioni contro di noi, e per questo autorizzo una pausa di…

NEW YORK – La guerra commerciale dichiarata al mondo una settima fa, si è improvvisamente trasformata in una partita fra Stati Uniti e Cina, nel dopopranzo americano di ieri. Quando, con un post pubblicato su Truth, il presidente Donald Trump ha annunciato via social l’indietro tutta. Sospendendo per 90 giorni i dazi reciproci entrati in vigore proprio ieri a tutti i Paesi: tranne la Cina. Punita con un ulteriore rialzo al 125 per cento complessivo, per aver «mancato di rispetto» all’America rispondendo con gabelle all’84 per cento all’aumento del 50 per cento deciso dal tycoon il giorno prima. «Spero che Pechino realizzerà in un futuro prossimo di non poterci derubare oltre», ha scritto nel suo lungo post. «Al contrario, oltre 75 Paesi hanno già chiesto di negoziare una soluzione sui temi relativi al commercio: le barriere non monetarie, i dazi e la manipolazione delle valute. Hanno seguito il mio suggerimento di non fare ritorsioni contro di noi, e per questo autorizzo una pausa di tre mesi abbassando per quel periodo al 10 per cento i dazi reciproci». Ma Canada e Messico non sono compresi.

L’inattesa giravolta ha fatto sobbalzare positivamente gli altalenanti mercati. Boom della Borsa di New York, il Nasdaq su di oltre il 10 per cento, quarta miglior giornata della sua storia, con tutti i titoli in verde sui tabelloni. «Grazie a nome di tutti gli americani», ha scritto poco dopo su X il miliardario Bill Ackman, il trumpiano capo del fondo Pershing Square, che solo tre giorni fa aveva appunto chiesto una moratoria via X denunciando: «Stiamo perdendo la fiducia dei nostri partner commerciali». Capriola riuscita. «Il mercato azionario adesso è bellissimo», ha detto poco dopo il presidente ai giornalisti, presenziando un evento sportivo già organizzato alla Casa Bianca. «La gente mi è sembrata un po’ spaventata — ha scherzato — Forse la mia tattica ha funzionato un po’ più rapidamente del previsto». Ammettendo però di aver «osservato il mercato del debito» prima di decidere. Rispondendo a chi gli chiedeva quale atteggiamento avrebbe assunto verso l’Unione Europea, che proprio in mattinata aveva approvato la tassazione al 25 per cento sui prodotti americani, ha sorriso: «Faremo accordi equi con tutti i Paesi. Anche con la Ue».

La Casa Bianca, insomma, stringe i ranghi e vende la sospensione come una vittoria. A cambiare registro è il consigliere per il commercio Peter Navarro, vero architetto della guerra dei dazi, che solo martedì aveva scritto sul Financial Times: «Questo non è un negoziato, vi addebitiamo ciò che addebitate a noi». Per poi cambiare idea: «È uno dei più grandi giorni della Storia americana», dice ora a Fox News, accusando semmai «le teste nervose di Wall Street» di aver cercato di «indebolire il presidente» mentre «è andata proprio come doveva andare». Fa buon viso pure il segretario al Commercio Howard Lutnick, anche lui del partito dei falchi: «Il mondo è pronto a collaborare con noi per sistemare il commercio globale. Mentre la Cina va in direzione opposta», twitta. Raccontando di essere stato «al fianco del presidente mentre prendeva la decisione». Insieme al ministro del Tesoro Scott Bessent, il moderato rimasto in un cono d’ombra l’intera settimana, che invece è riuscito a far pressing su Trump spingendolo alla svolta per placare i mercati. Tocca proprio a lui spiegare la scelta, ai giornalisti della Casa Bianca: «Trump ha preso una decisione di grande coraggio. Lo stesso avuto in questi giorni in cui ha mantenuto salda la rotta. Lo dicevo una settimana fa, non reagite e sarete compensati. Il messaggio è arrivato e tutti ora vogliono venire a negoziare. Vi ascolteremo», ha affermato.

La strategia, ora, è isolare Pechino. Stuzzicati, forse, pure da un lungo articolo del New York Times di ieri intitolato “Nella tempesta dei dazi, molte aziende considerano la Cina il porto più sicuro”. Di sicuro Bessent lo ha detto chiaro: «Allinearsi con la Cina sul commercio è come tagliarsi la gola». Perché Pechino «produce e produce». E «inondando» i mercati globali «fa abbassare i prezzi». Chiaro messaggio all’Europa. «Questi dazi sono riservati ai cattivi attori del commercio», ha aggiunto. «E Pechino è il peggiore di tutti, ha l’economia più squilibrata della storia moderna, è la principale fonte di problemi commerciali degli Stati Uniti. Un problema per il mondo».

Eppure Trump sembra disposto a offrire un ramo d’olivo: «Conosco bene Xi, è un uomo intelligente che ama il suo Paese», ha detto. «Sa benissimo cosa deve fare, ci faremo una telefonata e sarà tutto risolto. Vogliono raggiungere un accordo anche loro». Aspettando la prossima puntata.

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