Islanda, paura di Trump e colloqui a Bruxelles: così si riapre la strada per l’ingresso nell’Ue
dalla nostra corrispondente Tonia MastrobuoniBERLINO – Molti se ne sono dimenticati, ma dieci anni fa l’Islanda congelò i colloqui per l’adesione all’Unione europea nonostante quei negoziati fossero già arrivati a buon punto. Dopo anni di accese discussioni interne, il governo decise allora di rinunciare anche al referendum, temendo di spaccare troppo il Paese. La potentissima lobby dei pescatori temeva un ridimensionamento delle proprie quote, nel caso di un’adesione alla Ue. E la crisi dei debiti e dell’euro avevano anche indebolito il fronte di coloro che premevano per un’adesione alla moneta unica, dopo il collasso della corona causato dalla paurosa crisi in cui l’isola precipitò nel 2008, quando erano fallite le sue tre maggiori banche.
Adesso qualcosa sta cambiando. E la ragione è Donald Trump e la sua erratica, caotica e ostile postura verso l’Europa e la Groenlandia. Due giorni fa la premier islandese Kristrun Frostadottir è sta…
BERLINO – Molti se ne sono dimenticati, ma dieci anni fa l’Islanda congelò i colloqui per l’adesione all’Unione europea nonostante quei negoziati fossero già arrivati a buon punto. Dopo anni di accese discussioni interne, il governo decise allora di rinunciare anche al referendum, temendo di spaccare troppo il Paese. La potentissima lobby dei pescatori temeva un ridimensionamento delle proprie quote, nel caso di un’adesione alla Ue. E la crisi dei debiti e dell’euro avevano anche indebolito il fronte di coloro che premevano per un’adesione alla moneta unica, dopo il collasso della corona causato dalla paurosa crisi in cui l’isola precipitò nel 2008, quando erano fallite le sue tre maggiori banche.
Adesso qualcosa sta cambiando. E la ragione è Donald Trump e la sua erratica, caotica e ostile postura verso l’Europa e la Groenlandia. Due giorni fa la premier islandese Kristrun Frostadottir è stata ricevuta a Bruxelles dalla presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen e dal presidente del Consiglio Ue Antonio Cosa. E tra gli argomenti che Frostadottir ha affrontato con i vertici europei c’è anche l’ipotesi di una ripresa dei colloqui per un’adesione alla Ue. Entro il 2027 il governo della premier socialdemocratica intende promuovere un referendum per decidere se riprendere i negoziati.
La paura di Trump
Quella dell’Islanda va anche interpretata come una risposta al ciclone Trump. L’isola è tradizionalmente scissa tra filo-europei e tra chi vuole mantenere una totale autonomia e stringere piuttosto i rapporti con gli Stati Uniti. Ma l’ostilità conclamata del presidente americano verso il Vecchio continente deve aver cambiato gli umori degli islandesi: un sondaggio di gennaio ha rivelato che il 58% è favorevole a un referendum per la ripresa dei negoziati. E martedì scorso un’altra indagine ha mostrato che il 44% voterebbe per un’adesione alla Ue e il 36% contro.
Anche le minacce di Trump di annettere la Groenlandia vengono seguite con grande attenzione. L’Islanda ha conquistato l’indipendenza dalla Danimarca nel 1944 e ha aderito alla Nato sin dalla sua fondazione, nel 1949. I mari che collegano a sudest l’isola al Regno Unito e a nord-ovest alla Groenlandia - il cosiddetto Giuk gap - sono da sempre considerati strategici per il controllo delle navi. Ai tempi della Guerra Fredda quell’asse marittimo era considerato essenziale, ad esempio, per intercettare le navi da guerra sovietiche, se tentavano di accedere all’Atlantico dalla penisola di Kola.