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Mini reattori nucleari, IA e auto robot. Ecco “Freedom City”, l’utopia Usa per la Groenlandia

Mini reattori nucleari, IA e auto robot. Ecco “Freedom City”, l’utopia Usa per la Groenlandia
(reuters)

L’ambasciatore Usa per l’isola con l’appoggio della Silicon Valley, vuole trasformare l’isola in un progetto utopico. Dove però scompariranno molti diritti

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NEW YORK - L’ambasciatore Usa per la Danimarca scelto da Donald Trump è un libertario convinto che la Groenlandia possa trasformarsi in una “freedom city”, una città utopica con regolamenti ridotti al minimo per “sprigionare” tutta la potenza del nuovo mercato. Treni ad alta velocità, esperimenti spaziali, auto a guida autonoma, e popolata da molti giovani proiettati nel futuro.

Ken Howery, co-fondatore di PayPal e amico di quel Peter Thiel considerato il vero regista occulto della scalata Silicon Valley al potere, persino più di Elon Musk, secondo la Reuters dovrebbe rappresentare il grimaldello per aprire agli Usa le porte della vasta isola artica e soffiarla al controllo di Copenaghen.

Le mire di annessione

Quando Trump aveva promesso che “in un modo o nell’altro” gli Stati Uniti si sarebbero annessi la Groenlandia - considerata strategica per le rotte commerciali e militari a nord dell’Atlantico e ricca di minerali utili per le nuove tecnologie - qualcuno ha pensato subito all’invio dei soldati là dove già esiste una base militare americana. Non è un’ipotesi da escludere, e lo stesso Trump lo ha detto, ma la carta che il presidente vuole usare appare più subdola: Howery, ex ambasciatore in Svezia durante il primo mandato del tycoon, dovrà guidare questa transizione, sfilando la Groenlandia ai danesi con la presentazione di un progetto futuristico e alimentato da montagne di soldi.

Come Howery, 50 anni, nominato nel 2012 “Young Global Leader” dal World Economic Forum, pensa di lanciare la “freedom city” non appare ancora chiaro, anche perché la popolazione locale non vuole far parte né della Danimarca né degli Stati Uniti.

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Cosa sarebbe “freedom city”?

Ma cosa si intende per “freedom city”? E’ un’idea di città che non hanno regolamenti federali. I sostenitori dicono che questa assenza di vincoli produce ricchezza e moltiplica l'occupazione. I detrattori preferiscono parlare di “mini dittature” dove tutti i residenti, illusi dal boom economico, si ritrovano a lavorare per un solo grande boss. In questo caso: Donald Trump. Senza regolamenti federali non ci sono sindacati, statuti dei lavoratori e non sono richieste misure di tutela e sicurezza sui posti di lavoro.

Ma la salvifica parola “freedom”, libertà, secondo i trumpiani dovrebbe bastare a rompere il muro artico di diffidenza dei residenti. Secondo la Reuters, persone a conoscenza del piano sostengono che l’isola dovrebbe trasformarsi in un hub per l’intelligenza artificiale, la sperimentazione di auto a guida robotica, esplorazione dello spazio, mini reattori nucleari e treni ad alta velocità.

Il progetto ha raccolto il consenso dei miliardari sostenitori di Trump, da Thiel a Marc Andreesen, che vedono nella Groenlandia la nuova Arcadia degli investimenti. Lo stesso vicepresidente J. D. Vance, aveva dichiarato il mese scorso di come i groenlandesi non si fossero ancora resi conto della “grande opportunità di unirsi agli Usa”.

Il nuovo premier dell’isola, eletto a marzo, l’indipendentista Jens-Frederik Nielsen, ha bocciato qualsiasi progetto di annessione. La premier danese Mette Fredriksen ha ribadito che la “Groenlandia non è in vendita”. Ma Trump non ha fatto passi indietro: secondo lui quello di far parte degli States è il “sogno americano dei groenlandesi”. “E io - ha detto - sono sicuro al cento per cento che li accontenterò”.

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