NEW YORK – Sempre più in alto: i dazi appioppati da Donald Trump alla Cina, s’intende. Ora ammontano complessivamente al 145 per cento: e non al 125 detto precedentemente. Perché secondo la Casa Bianca nel calcolo si sommano pure quelli al 20 per cento imposti a febbraio, nell’ambito della lotta al proliferare del Fentanyl, il potente oppioide che ormai da anni sta devastando l’America e la cui responsabilità viene addossata in parte a Pechino. La notizia ha sconvolto nuovamente i mercati in ripresa: determinando un nuovo crollo a Wall Street. E pure i cinesi l’hanno presa piuttosto male: «Gli Stati Uniti ci stanno imponendo dazi in modo arbitrario» ha tuonato il portavoce del ministero degli Esteri, Lin Jian: «Ci opponiamo con forza alla loro decisione. Non accetteremo mai un comportamento così autoritario e prepotente». Sostenendo pure che quella del Dragone è ormai una guerra di «equità e giustizia internazionale. Non riguarda più solo la nostra sovranità e la sicurezza dei nostri…
NEW YORK – Sempre più in alto: i dazi appioppati da Donald Trump alla Cina, s’intende. Ora ammontano complessivamente al 145 per cento: e non al 125 detto precedentemente. Perché secondo la Casa Bianca nel calcolo si sommano pure quelli al 20 per cento imposti a febbraio, nell’ambito della lotta al proliferare del Fentanyl, il potente oppioide che ormai da anni sta devastando l’America e la cui responsabilità viene addossata in parte a Pechino. La notizia ha sconvolto nuovamente i mercati in ripresa: determinando un nuovo crollo a Wall Street. E pure i cinesi l’hanno presa piuttosto male: «Gli Stati Uniti ci stanno imponendo dazi in modo arbitrario» ha tuonato il portavoce del ministero degli Esteri, Lin Jian: «Ci opponiamo con forza alla loro decisione. Non accetteremo mai un comportamento così autoritario e prepotente». Sostenendo pure che quella del Dragone è ormai una guerra di «equità e giustizia internazionale. Non riguarda più solo la nostra sovranità e la sicurezza dei nostri interessi».
Ostentando sicurezza, il presidente americano ha però minimizzato: «Stiamo facendo bene», ha detto alla fine di una seduta di gabinetto - presente pure Elon Musk - organizzata nel primo pomeriggio, cui sul finale sono stati invitati i giornalisti. «Ci saranno forse altri problemi al transizione, avrà qualche costo ma alla fine andrà tutto bene», ha quindi detto, cercando di convincere che è solo questione di aver pazienza e incassare (l’ennesimo) colpo, prima che i mercati si assestino: «Alla fine sarà una cosa meravigliosa». Ripetendo pure quanto detto già il giorno prima: «Ho grande rispetto per il presidente Xi. È un amico di vecchia data, troveremo una buona soluzione per entrambi».
Insomma, secondo lui si arriverà presto a un accordo: «Stiamo solo riorganizzando il tavolo». Nella riunione, ha poi spiegato, ha affidato al suo gabinetto l’incarico di elaborare piani su come procedere con i Paesi del mondo che hanno chiesto di negoziare. Studiando soprattutto quale tipo di accordo si può fare, appunto, con la Cina per non intensificare oltre la devastante guerra commerciale. «Tutti a questo tavolo stanno facendo un lavoro incredibile. Insieme, come fra amici» ha voluto sottolineare, certo per smentire le voci di tensioni interne fra consiglieri e ministri: «I rapporti sono molto forti, davvero ottimi».
Apprezzata la decisione dell’Unione europea di una “pausa reciproca”: ovvero la sospensione per gli stessi 90 giorni che si sono presi di tempo gli americani, di quelle contromisure tariffarie che erano state appena approvate a Bruxelles nella giornata di mercoledì. Una scelta gradita alle piazze finanziarie europee, sebbene sia arrivata a mercati già chiusi. «L’Europa è stata molto intelligente. Erano pronti con le ritorsioni, poi hanno visto cosa abbiamo fatto alla Cina e si sono tirati un po’ indietro per dare una possibilità ai negoziati», ha detto The Donald, spiegando: «Li tratteremo come un blocco unico». Non resiste, però, ad assestare l’ennesima stoccata, ripetendo pure un mantra già usato altre volte: «Sono molto ostici e hanno approfittato molto degli Stati Uniti. L’Unione europea è nata con l’obiettivo di approfittarsi degli Stati Uniti». Poi ha allargato le spalle: «La colpa però non è loro ma di chi era alla scrivania dello Studio Ovale prima di me. Ci sono molti miei predecessori da incolpare». Specchio, specchio, chi è il miglior presidente del reame?