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Gli amici, la tv accesa su Fox e i bond: le folli 18 ore prima del dietrofront di Trump sui dazi

(afp)

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Il racconto di come e perché il presidente ha deciso di congelare le tariffe: una scelta che non era prevista e non è stata “di cuore”
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NEW YORK – Altro che decisione «presa di getto», frutto di un’ispirazione «arrivata dal cuore», come l’ha raccontata annunciando la moratoria di 90 giorni sui dazi Donald Trump. Secondo le ricostruzioni fatte ieri da siti e giornali americani, che si completano a vicenda, l’indietro tutta del presidente s’è consumata in 18 frenetiche ore. Durante le quali, il crollo dei mercati s’è tradotto in un coro di implorazioni e consigli: «Cambia strada». Ore scandite da telefonate con capi di Stato e senatori del suo stesso partito. E dall’andirivieni nervoso, dentro e fuori lo Studio Ovale, dei suoi principali consiglieri in materia, il ministro del Tesoro Scott Bessent e quello del commercio Howard Lutnik. Mentre l’architetto del piano, l’economista-falco Peter Navarro veniva isolato. Sullo sfondo, la tv sintonizzata su Fox, sempre accesa.

Proprio l’orecchio sempre teso verso il piccolo schermo ha d’altronde determinato la prima crepa nelle certezze del Commander-in-Chief. Martedì sera,…

NEW YORK – Altro che decisione «presa di getto», frutto di un’ispirazione «arrivata dal cuore», come l’ha raccontata annunciando la moratoria di 90 giorni sui dazi Donald Trump. Secondo le ricostruzioni fatte ieri da siti e giornali americani, che si completano a vicenda, l’indietro tutta del presidente s’è consumata in 18 frenetiche ore. Durante le quali, il crollo dei mercati s’è tradotto in un coro di implorazioni e consigli: «Cambia strada». Ore scandite da telefonate con capi di Stato e senatori del suo stesso partito. E dall’andirivieni nervoso, dentro e fuori lo Studio Ovale, dei suoi principali consiglieri in materia, il ministro del Tesoro Scott Bessent e quello del commercio Howard Lutnik. Mentre l’architetto del piano, l’economista-falco Peter Navarro veniva isolato. Sullo sfondo, la tv sintonizzata su Fox, sempre accesa.

Proprio l’orecchio sempre teso verso il piccolo schermo ha d’altronde determinato la prima crepa nelle certezze del Commander-in-Chief. Martedì sera, rientrato dalla cena di gala dove aveva appena descritto i leader mondiali come «pronti a baciarmi il culo», avvertendo i repubblicani ribelli: «So quel che faccio», si è sintonizzato sul programma delle 21 condotto dall’amico Sean Hannity, conduttore e opinionista da lui molto rispettato. Fra gli ospiti c’erano diversi senatori del suo partito, compreso il leader della maggioranza John Thune e altri considerati ottimi alleati come Tim Scott, Tom Cotton, Ted Cruz e Lindsay Graham. E tutti esprimevano le loro preoccupazioni – e quelle degli elettori - per la guerra commerciale in atto e l’andamento dei mercati. Forse uno stratagemma di Graham, ben consapevole di quanto Trump sia un affezionato fan del programma. E infatti in chiusura si sono tutti rivolti direttamente al presidente, facendo appelli in diretta. Subito dopo lo hanno chiamato dallo studio televisivo. Ha parlato con Graham della Carolina del Sud, col texano Ted Cruz e Mike Lee dello Utah: «La gente è nauseata», l’hanno avvertito. Lui ha ammesso con loro che stava seguendo l’andamento negativo dei bond.

Di prima mattina ha accettato di parlare al telefono con la presidente svizzera Karin Keller-Sutter, che per 25 minuti l’ha arringato sull’impatto dei dazi su Rolex e cioccolata, invitandolo ad allentare le gabelle ricordandogli che il suo Paese già aveva già cancellato i dazi sulle importazioni statunitensi. Subito dopo – ormai le 8 del mattino, Trump ha guardato di nuovo Fox News dove la celebre giornalista finanziaria (e sua grande alleata) Maria Bartiromo intervistava Jamie Dimon, l’amministratore delegato di Jp Morgan che il giorno prima aveva lanciato l’allarme. Lo ha ascoltato ribadire i timori di recessione, notando pure che gli investitori si stavano allontanando dai bond del Tesoro statunitense, solitamente un solido bene rifugio: «Stiamo perdendo la loro fiducia». Lì, ricostruisce il Wall Street Journal, qualcosa ha fatto click: «Ha preso una decisione drastica». È più o meno allora che ha postato su Truth quel consiglio che qualcuno già legge come Insider Trading: «Comprate ora». A colazione ha incontrato l’investitore Charles Schwab e la governatrice democratica del Michigan Gretchen Whitmer: «L’industria automobilistica del Michigan sta già sentendo l’impatto dei dazi» s’è lamentata. Bessent e Lutnik lo hanno raggiunto a mezzogiorno: senza Navarro. «Abbiamo discusso il da farsi ed eravamo insieme quando ha composto uno dei post più straordinari della sua presidenza», ha ricostruito su X il segretario al Commercio. Hanno discusso in una riunione d’emergenza la strategia da seguire, presente pure Karoline Leavitt, portavoce della Casa Bianca. Affrontare i giornalisti è toccato a lei e al ministro del Tesoro: d’altronde già volato pure a Mar-a-Lago domenica, per far pressing raccontare i timori dei Ceo di Wall Street.

Molti, nello stesso gabinetto di Trump, sono stati colti alla sprovvista. Ma hanno recuperato in fretta. «È uno dei più grandi giorni della Storia americana» ha subito commentato Navarro, sposando la retorica dell’era tutto già deciso: «È andata come doveva andare». Pure Stephen Miller, vice capo dello staff ha sottolineato la «brillante pianificazione tattica» del capo.

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