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Keller-Sutter: “Svizzera, Rolex e tariffe: così al telefono ho convinto Trump”

(afp)

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L’intervista alla presidente della Confederazone svizzera: “Gli ho detto che le nostre imprese hanno bisogno di sicurezza e non possono essere punite”
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VARSAVIA – «Non so se sono stata io a convincerlo. Forse è stato un insieme di fattori, tra cui la mia telefonata». Karin Keller-Sutter è la presidente della Confederazione svizzera e ieri ha preso parte, come ospite, alla riunione dell’Eurogruppo su invito della presidenza polacca, perché ricopre anche il ruolo di ministro dell’Economia. E in qualche modo ha avuto un ruolo nella retromarcia ingranata da Donald Trump sui dazi. Perché l’ultima telefonata prima del provvedimento è stata proprio la sua. Preoccupata dalle tariffe al 31 per cento per il suo Paese e con «un pensiero all’industria orologiera».

Come è andata la conversazione?

«Bene. È stata una conversazione amichevole e corretta. Una discussione molto aperta. Ho avuto la possibilità di spiegare la situazione dell’economia svizzera al presidente americano. Gli ho detto che siamo un Paese che ovviamente ha grandi esportazioni, ma siamo solo nove milioni di persone. E ho anche avuto modo di spiegare che la Svizzera è un investi…

VARSAVIA – «Non so se sono stata io a convincerlo. Forse è stato un insieme di fattori, tra cui la mia telefonata». Karin Keller-Sutter è la presidente della Confederazione svizzera e ieri ha preso parte, come ospite, alla riunione dell’Eurogruppo su invito della presidenza polacca, perché ricopre anche il ruolo di ministro dell’Economia. E in qualche modo ha avuto un ruolo nella retromarcia ingranata da Donald Trump sui dazi. Perché l’ultima telefonata prima del provvedimento è stata proprio la sua. Preoccupata dalle tariffe al 31 per cento per il suo Paese e con «un pensiero all’industria orologiera».

Come è andata la conversazione?

«Bene. È stata una conversazione amichevole e corretta. Una discussione molto aperta. Ho avuto la possibilità di spiegare la situazione dell’economia svizzera al presidente americano. Gli ho detto che siamo un Paese che ovviamente ha grandi esportazioni, ma siamo solo nove milioni di persone. E ho anche avuto modo di spiegare che la Svizzera è un investitore diretto molto importante negli Stati Uniti. Siamo al sesto posto in assoluto e se si toglie il settore manifatturiero siamo al quarto».

Solo questo?

«Ho anche chiarito che le imprese svizzere sono pronte e stanno programmando di investire molto nei prossimi anni. Ma hanno bisogno di un po’ di sicurezza, di un segnale e non possono essere punite dai dazi alti».

Il Washington Post ha scritto che è stata lei a convincere il presidente americano a sospendere i dazi citando anche l’esportazione degli orologi Rolex.

«Se davvero fossi stata io a convincerlo, allora lo chiamerei tutti i giorni. Ma non so se è così. Credo che questa sia pura speculazione».

Se fosse stato così, tutti sarebbero stati curiosi di sapere come ha fatto.

«Ripeto: credo che sia solo una speculazione. Penso che probabilmente sia stata una serie di fattori che hanno portato alla sua decisione. Ma questo forse è meglio che lo chieda a lui».

Ci proverò. Ma lei ha avuto l’impressione che Trump avesse capito davvero la situazione?

«Mi è sembrato molto interessato. Mi ha fatto un sacco di domande sui dazi e su di noi, sulla Svizzera. Noi non abbiamo dazi, li abbiamo aboliti sui prodotti industriali. Quindi ho potuto fornire molti informazioni utili alle autorità americane. Certo, ci sono stati dei cali nei mercati, ma le banche sono state resilienti».

Dopo questo contatto lei è fiduciosa sulla possibilità di trovare una soluzione?

«Io devo essere sempre fiduciosa. Perché la situazione con queste tariffe elevate in tutto il mondo è molto negativa per il commercio internazionale. Porta a una recessione dell’economia mondiale. E questa è anche la posizione del governo svizzero che vuole trovare una soluzione che non punisca la nostra economia».

Il rapporto con l’Unione europea è ora più forte di prima?

«Non è cambiato. Se hai un buon rapporto con qualcuno non cambia da un giorno all’altro. Il negoziato con la Ue si è concluso a dicembre. Ma non dobbiamo scegliere tra due partner o tre o quattro».

In che senso?

«Per noi gli States rappresentano il più importante Paese esportatore. L’Ue è il partner commerciale più importante. Siamo consapevoli che la Cina è molto importante. Abbiamo un accordo di libero scambio con l’India».

Quindi?

«Quindi bisogna coltivare una certa diversità di relazioni commerciali, ma ovviamente gli Usa sono la più importante e la più forte economia del mondo. Abbiamo bisogno di un rapporto stabile con loro. A Donald l’ho spiegato bene».

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