NEW YORK – La rivoluzione pop di Bernie Sanders. L’idolo della sinistra americana ricomincia dalla California: dove sabato ha portato 36mila persone in un parcheggio di downtown Los Angeles. Poi, l’anziano senatore del Vermont (ormai 83enne è troppo anziano per correre ancora) è apparso dove meno ce lo si aspettava: al Coachella Festival, la kermesse musicale che si tiene ogni anno nella città desertica di Indo, ormai diventata un evento multigenerazionale.
Fra l’esibizione dei Green Day – che per l’occasione hanno cambiato il testo del loro già politicissimo Jesus of Suburbia per ricordare i bombardamenti su Gaza – e quella di Charlie XCX (che già aveva benedetto Kamala Harris definendola “Brat” come il suo album), ha dunque preso brevemente la parola per introdurre la giovane cantautrice Clairo, anche lei attivista che canta temi impegnati: «Questi sono tempi difficili. Le giovani generazioni…
NEW YORK – La rivoluzione pop di Bernie Sanders. L’idolo della sinistra americana ricomincia dalla California: dove sabato ha portato 36mila persone in un parcheggio di downtown Los Angeles. Poi, l’anziano senatore del Vermont (ormai 83enne è troppo anziano per correre ancora) è apparso dove meno ce lo si aspettava: al Coachella Festival, la kermesse musicale che si tiene ogni anno nella città desertica di Indo, ormai diventata un evento multigenerazionale.
Fra l’esibizione dei Green Day – che per l’occasione hanno cambiato il testo del loro già politicissimo Jesus of Suburbia per ricordare i bombardamenti su Gaza – e quella di Charlie XCX (che già aveva benedetto Kamala Harris definendola “Brat” come il suo album), ha dunque preso brevemente la parola per introdurre la giovane cantautrice Clairo, anche lei attivista che canta temi impegnati: «Questi sono tempi difficili. Le giovani generazioni devono contribuire a guidare la lotta per contrastare il cambiamento climatico, proteggere i diritti delle donne e costruire un'economia che sia vantaggiosa per tutti, non solo per pochi», ha detto, nella brevissima apparizione.
Poi è ripartito alla volta di Salt Lake City, per la seconda serie di tappe del suo Fighting di Oligarchy: il tour iniziato già a metà marzo e poi interrotto, che lo vedrà insieme alla deputata Alexandria Ocasio-Cortez arringare la folla in diversi stati della West Coast.
Appuntamenti costruiti col ben preciso scopo di risvegliare l’America democratica, ancora stordita dalla batosta dell’elezione di Donald Trump, andando a stanare gli elettori in quell’area geografica solitamente definita, Trumpland: l’America più profondamente trumpiana. Dopo l’Utah mormone, la “strana coppia” sarà in Idaho e in Montana. Nella convinzione che Donald Trump e i suoi amici miliardari stiano oggi più che mai voltando le spalle all’elettorato più genuinamente repubblicano. È proprio a quello che portano oggi il loro messaggio pro-sindacati e lavoratori. Convinti della necessità – e possibilità – di riorganizzare la base e invogliare nuove persone a impegnarsi nella politica attiva. Certo, mancano ancora 18 mesi alle elezioni di Midterm e 3 anni e mezzo alle prossime presidenziali. Ma con The Donald che annienta diritti costituzionali e intimidisce l’opposizione, non c’è tempo da perdere. Tanto più che il partito non ha ancora un leader. E l’unico altro sussulto in casa dem è stata la maratona del senatore Cory Booker che ha parlato per 25 ore consecutive contro le politiche di President Trump.