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Elezioni in Ecuador, rieletto il “re delle banane” Noboa. Ma González contesta il voto

(afp)

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Dodici punti di vantaggio per il presidente uscente che intende continuare la politica del pugno duro contro i narcotrafficanti. L’opposizione vuole il riconteggio
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BUENOS AIRES – Alle elezioni presidenziali in Ecuador è stata proclamata la vittoria dell’attuale presidente dal Paese, Daniel Noboa: per la commissione elettorale ha ottenuto il 56% dei voti sconfiggendo così la candidata di sinistra Luisa González ferma al 44%. Ma l’opposizione parla di “frode grottesca” e chiede una riconta dei voti.

Noboa però già festeggia: "Una vittoria storica. L'Ecuador sta cambiando... e questo percorso significherà che i nostri figli vivranno una vita migliore della nostra", ha detto ai sostenitori durante un breve discorso in cui ha anche criticato le accuse di frode del suo avversario. "Trovo imbarazzante che con una differenza di 12 punti, si presentino a mettere in discussione la volontà degli ecuadoriani – ha aggiunto – Gli ecuadoriani si sono già espressi, ora dobbiamo metterci al lavoro".

La sconfitta di González segna la terza volta consecutiva che il partito di Rafael Correa, il cap…

BUENOS AIRES – Alle elezioni presidenziali in Ecuador è stata proclamata la vittoria dell’attuale presidente dal Paese, Daniel Noboa: per la commissione elettorale ha ottenuto il 56% dei voti sconfiggendo così la candidata di sinistra Luisa González ferma al 44%. Ma l’opposizione parla di “frode grottesca” e chiede una riconta dei voti.

Noboa però già festeggia: "Una vittoria storica. L'Ecuador sta cambiando... e questo percorso significherà che i nostri figli vivranno una vita migliore della nostra", ha detto ai sostenitori durante un breve discorso in cui ha anche criticato le accuse di frode del suo avversario. "Trovo imbarazzante che con una differenza di 12 punti, si presentino a mettere in discussione la volontà degli ecuadoriani – ha aggiunto – Gli ecuadoriani si sono già espressi, ora dobbiamo metterci al lavoro".

La sconfitta di González segna la terza volta consecutiva che il partito di Rafael Correa, il capo di Stato più influente del Paese in questo secolo, non riesce a tornare alla presidenza.

Eletto per il suo primo mandato nel 2023, a soli 36 anni d’età, Noboa è stato il più giovane presidente della storia dell’Ecuador. La sua prima vittoria era arrivata a sorpresa, durante elezioni anticipate volute dal governo precedente. Fu una campagna presidenziale violentissima, culminata con l’assassinio a sangue freddo di uno dei candidati, Fernando Villavicencio, ucciso a Quito dopo un comizio il 9 agosto del 2023 da un gruppo di sicari.

Daniel Noboa è cresciuto da privilegiato, erede di una delle famiglie imprenditoriali più importanti del Paese con una fortuna astronomica costruita grazie all’esportazione delle banane. Noboa ha potuto realizzare il sogno di suo padre, Álvaro, che si era candidato per ben cinque volte alla presidenza del Paese, perdendo sempre. Mentre il figlio, ha vinto al suo primo tentativo come leader del partito neoliberista di destra Acción Democrática Nacional.

Da alcuni anni l’Ecuador, che era uno dei Paesi più sicuri dell’intera regione latinoamericana, è diventato il corridoio principale per la cocaina proveniente dal Sud America e diretta in Europa e Stati Uniti. Le bande legate al crimine organizzato e al narcotraffico hanno ormai preso il controllo del Paese, trasformando completamente la società ecuadoriana. Oggi la maggior parte della cocaina che arriva in Europa, ben il 25%, parte proprio dall’Ecuador e i narcotrafficanti terrorizzano la popolazione, con continui sequestri e sparatorie in pieno giorno.

Outsider della politica, quando Daniel Noboa, si è candidato per la prima volta non si pensava che potesse vincere perché poteva puntare solo sul nome della sua famiglia e sull’immagine di rampollo e imprenditore. Nonostante si sia definito di centrosinistra, a candidarlo è stato un partito di destra e il suo primo governo ha messo in atto la politica del “pugno duro” contro le gang del narcotraffico, come hanno fatto altri presidenti di destra latinoamericani che si trovano a combattere con lo stesso problema.

Le decisioni prese da Noboa come presidente per mettere un freno allo strapotere dei narcotrafficanti nel Paese, hanno avuto serie conseguenze. Noboa ha da subito messo mano alle carceri, che in Ecuador da anni ormai sono sotto il controllo dei gruppi criminali che li usano come loro “uffici”, reclutando nuovi membri e gestendo da dentro i loro affari all’esterno. In risposta al tentativo portato avanti da Noboa, nel gennaio del 2024, i narcotrafficanti hanno gettato il Paese nel caos, assaltando scuole arrivando a sequestrare, in diretta tv, i lavoratori di un intero programma televisivo.

Da quel momento, Daniel Noboa ha dichiarato che il Paese era entrato in guerra contro le gang di narcotrafficanti. Ha sostanzialmente militarizzato il Paese, dando un potere pressoché illimitato alle forze armate (dove da anni i narcotrafficanti si sono infiltrati, raggiungendo velocemente le più alte sfere del potere).

E così, nell’arco dell’ultimo anno, la popolazione ecuadoriana che vive da tempo nel terrore delle ritorsioni e della violenza provocata dai narcotrafficanti, si è trovata ad affrontare anche un enorme aumento delle violenze da parte dei militari, che già erano molto frequenti. Da mesi ormai le organizzazioni che si occupano di diritti umani, diffondono dati allarmanti riguardo alle sparizioni forzate di cittadini portati via dai militari o di esecuzioni sommarie di civili innocenti. Il crimine che ha causato più indignazione negli ecuadoriani risale allo scorso dicembre, quando i militari hanno sparato a quattro bambini, per poi buttare i corpi dei quattro minori - bruciati e con evidenti segni di tortura - in un pantano per farli sparire.

La popolarità del primo governo guidato da Noboa ha avuto alti e bassi, ma ha potuto mantenere un certo consenso soprattutto grazie al grande risalto che è stato dato al cosiddetto “Plan Fénix”, un piano che, per combattere il narcotraffico, propone come unica soluzione quella di militarizzare il Paese e di dare potere quasi illimitato alle forze dell’ordine, un po’ come avvenuto nel Salvador di Nayib Bukele. Noboa ha sempre vantato i successi ottenuti dal piano, ma i dati non gli danno affatto ragione e l’Ecuador sembra sprofondare sempre più nel caos.

Il 2024 è stato l’anno più violento nella storia del Paese, superando perfino il 2023: si sono registrati oltre 2.200 omicidi e i reati di estorsione e sequestro sono aumentati del 35%. Ma, nonostante i dati non incoraggianti, come unica promessa del suo programma di governo, Daniel Noboa ha assicurato che continuerà a portare avanti l’unica soluzione che ritiene efficace contro i narcotrafficanti: il suo “Plan Fénix”.

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