Israele sceglie la domenica delle Palme per lanciare due missili sull’unico ospedale cristiano di Gaza. L’unico ancora pienamente funzionante in tutto il nord della Striscia. E l’unico dove i gazawi potevano sperare di fare una tac.
Nella notte decine di pazienti sono stati evacuati dall’Al-Ahli, la piccola struttura sanitaria della Chiesa anglicana situata nel centro di Gaza City. Letti trascinati via lungo strade buie e disseminate di detriti, le esplosioni a pochi metri di distanza, i telefonini usati per illuminare la fuga. L’aviazione israeliana ha dato un preavviso di venti minuti, poco per portare fuori tutti in sicurezza. E infatti un bambino di tredici anni è deceduto durante l’evacuazione. Era ricoverato in terapia intensiva, attaccato al respiratore per le ferite alla testa causate da un precedente bombardamento, gli infermieri non hanno avuto il tempo di prendere una bombola di ossigeno, i missili stavano per arrivare, sono andati nel panico, dovevano farlo uscire. È …
Israele sceglie la domenica delle Palme per lanciare due missili sull’unico ospedale cristiano di Gaza. L’unico ancora pienamente funzionante in tutto il nord della Striscia. E l’unico dove i gazawi potevano sperare di fare una tac.
Nella notte decine di pazienti sono stati evacuati dall’Al-Ahli, la piccola struttura sanitaria della Chiesa anglicana situata nel centro di Gaza City. Letti trascinati via lungo strade buie e disseminate di detriti, le esplosioni a pochi metri di distanza, i telefonini usati per illuminare la fuga. L’aviazione israeliana ha dato un preavviso di venti minuti, poco per portare fuori tutti in sicurezza. E infatti un bambino di tredici anni è deceduto durante l’evacuazione. Era ricoverato in terapia intensiva, attaccato al respiratore per le ferite alla testa causate da un precedente bombardamento, gli infermieri non hanno avuto il tempo di prendere una bombola di ossigeno, i missili stavano per arrivare, sono andati nel panico, dovevano farlo uscire. È morto perché si è ritrovato per strada, perché faceva freddo e perché non riusciva più a respirare.
Per i palestinesi, l’Al-Ahli è l’ospedale battista, a volte lo chiamano anche ospedale arabo, ma in realtà è gestito e finanziato dagli anglicani. «Il pronto soccorso occupa uno spazio di appena 5 metri per 15 ma era l’unico operativo per quasi un milione di persone che vivono nel nord della Striscia», spiega il dottor Mohammed Mustafa, che lavorava lì fino a pochi giorni fa.
È la diocesi di Gerusalemme a fare il bilancio di quanto accaduto: «Il doppio raid avvenuto poco dopo mezzanotte ha demolito i due piani del laboratorio di genetica, danneggiando la farmacia e il pronto soccorso. Anche altri edifici hanno subito danni, compresa la chiesa di San Filippo. Non risultano morti a parte il bambino. Appena venti minuti prima delle bombe, l’esercito ha ordinato a tutti i pazienti, al personale e agli sfollati di evacuare». Un medico del pronto soccorso ha raccontato di essere stato chiamato al telefono da un ufficiale israeliano che gli ha ordinato di allontanare tutti. «Avete venti minuti», ha detto la voce, «poi bombarderemo».
Le forze armate dello Stato ebraico, che ieri hanno anche intercettato due missili balistici provenienti dallo Yemen, sostengono di aver distrutto un rifugio di Hamas. «Era un centro di comando e controllo all’interno dell’Al-Ahli ed era usato dall’organizzazione terroristica», si legge in una nota. «Serviva a pianificare ed eseguire attentati contro i militari e i cittadini di Israele». Hamas nega e accusa Israele di aver compiuto «l’ennesimo crimine di guerra». Il ministro della Difesa israeliano, Israel Katz, che ieri ha dato ordine di evacuare anche alcuni quartieri di Khan Yunis, ribadisce: «Più Hamas insisterà nel rifiutarsi di consegnare gli ostaggi, più l’operazione dell’Idf diventerà potente».
Un rappresentante della diocesi di Gerusalemme, contattato da Repubblica, si dice assolutamente certo che non c’era alcun centro di Hamas dentro all’Al-Ahli. «Siamo un’organizzazione cristiana, non siamo finanziati dal ministero della Salute di Gaza. Il nostro ospedale è gestito totalmente dalla Chiesa anglicana ed era l’unico ad avere i macchinari per eseguire le tac». Il rappresentante diocesano, che chiede di rimanere anonimo, spiega che in tempi normali ha 80 posti letto, ma a causa della guerra ha aumentato la capienza a 120 posti. «Tutti i pazienti adesso sono per strada, non sappiamo dove ricoverarli. Né so quando l’ospedale rientrerà in funzione. È stata danneggiata anche la cappella, dove avevamo sistemato 20 letti». È la quinta volta dall’inizio della guerra che l’Al-Ahli viene preso di mira. Nell’ottobre del 2023 un’esplosione nel cortile interno provocò un massacro.