A Gaza già colpite 36 strutture sanitarie, più che dimezzata la capacità di curare feriti e malati
di Fabio TonacciL’Al-Ahli è il 36 esimo ospedale della Striscia di Gaza a essere colpito dalle forze armate israeliane da quando è cominciata la guerra. Non tutti sono stati distrutti, alcuni sono ancora in funzione ma hanno dovuto chiudere interi reparti. La capacità di assistere pazienti e feriti (nella Striscia vivono 2,1 milioni di persone) si è ridotta a un terzo rispetto a prima del 7 Ottobre. L’Al-Ahli, piccolo ospedale anglicano, era diventato cruciale per Gaza City dopo l’assedio del marzo-aprile 2024 che ha messo fuori uso il più grande ed equipaggiato Al-Shifa. E anche perché né l’ospedale Indonesiano né il Kamad Adwan «hanno più la capacità di offrire assistenza medica», spiega a Repubblica un medico di Gaza.
«Condanniamo nella maniera più forte gli attacchi all’Al-Ahli», si legge in una nota della diocesi di Gerusalemme. «Chiediamo alla comunità internazionale di fermare i raid israeliani su strutture sanitarie e umanitarie». Interviene anche l’Alto comitato presidenziale per gli af…
L’Al-Ahli è il 36 esimo ospedale della Striscia di Gaza a essere colpito dalle forze armate israeliane da quando è cominciata la guerra. Non tutti sono stati distrutti, alcuni sono ancora in funzione ma hanno dovuto chiudere interi reparti. La capacità di assistere pazienti e feriti (nella Striscia vivono 2,1 milioni di persone) si è ridotta a un terzo rispetto a prima del 7 Ottobre. L’Al-Ahli, piccolo ospedale anglicano, era diventato cruciale per Gaza City dopo l’assedio del marzo-aprile 2024 che ha messo fuori uso il più grande ed equipaggiato Al-Shifa. E anche perché né l’ospedale Indonesiano né il Kamad Adwan «hanno più la capacità di offrire assistenza medica», spiega a Repubblica un medico di Gaza.
«Condanniamo nella maniera più forte gli attacchi all’Al-Ahli», si legge in una nota della diocesi di Gerusalemme. «Chiediamo alla comunità internazionale di fermare i raid israeliani su strutture sanitarie e umanitarie». Interviene anche l’Alto comitato presidenziale per gli affari della Chiesa in Palestina. «L’attacco, portato nella domenica delle Palme, uno dei giorni più sacri del calendario cristiano, costituisce violazione della sacralità religiosa e della legge internazionale».
È dall’inizio del conflitto che l’Idf prende di mira gli ospedali perché sostiene di avere informazioni di intelligence e prove certe della presenza, all’interno, di miliziani di Hamas e di rifugi usati dalle organizzazioni islamiste armate. Le autorità sanitarie di Gaza respingono l’accusa. Ieri però Mohammad Sakr, direttore generale dell’assistenza infermieristica dell’ospedale Nasser di Khan Younis, ha scritto un lungo post su Facebook per informare «la sua gente» di essere stato minacciato di morte dalla Jihad islamica per essersi opposto con i colleghi all’uso della struttura per scopi militari. «Questo complesso è un diritto del cittadino, siamo diventati un modello per tutta la Striscia», scrive Sakr. «Ora sto ricevendo minacce esplicite, queste persone sono venute nel mio ufficio e io ho spiegato che tutte le misure prese sono a tutela del complesso Nasser, che rappresenta l’ultimo respiro per fornire servizi sanitari al nostro popolo martoriato».