Le telecamere di Sky filmano gli ultimi abitanti che lasciano Pokrovsk: fino a marzo erano in 1.500; prima dell’invasione 60 mila. Hanno vissuto nelle cantine, cercando di resistere ai bombardamenti, ma la città ormai è diventata prima linea, sottoposta a una pioggia ininterrotta di cannonate e razzi Grad: ci sono immagini apocalittiche delle esplosioni tra i palazzi. I russi la stanno soffocando lentamente in una morsa di fuoco, mentre le truppe avanzano senza sosta e senza badare alle perdite: Pokrovsk è un obiettivo strategico.
Sin dall’inizio dei combattimenti nel Donbass, per 14 anni è stata il polo logistico per rifornire le linee di difesa, grazie alla confluenza di tre autostrade: soldati, mezzi e munizioni venivano concentrati lì e trasferiti al fronte, distante una cinquantina di chilometri. Adesso è diventata un bastione, che sbarra l’avanzata delle forze russe verso Dnipro e Zaporizhzhia, sempre più nel mirino dei generali di Mosca. Le loro avanguardie in quell’area s…
Le telecamere di Sky filmano gli ultimi abitanti che lasciano Pokrovsk: fino a marzo erano in 1.500; prima dell’invasione 60 mila. Hanno vissuto nelle cantine, cercando di resistere ai bombardamenti, ma la città ormai è diventata prima linea, sottoposta a una pioggia ininterrotta di cannonate e razzi Grad: ci sono immagini apocalittiche delle esplosioni tra i palazzi. I russi la stanno soffocando lentamente in una morsa di fuoco, mentre le truppe avanzano senza sosta e senza badare alle perdite: Pokrovsk è un obiettivo strategico.
Sin dall’inizio dei combattimenti nel Donbass, per 14 anni è stata il polo logistico per rifornire le linee di difesa, grazie alla confluenza di tre autostrade: soldati, mezzi e munizioni venivano concentrati lì e trasferiti al fronte, distante una cinquantina di chilometri. Adesso è diventata un bastione, che sbarra l’avanzata delle forze russe verso Dnipro e Zaporizhzhia, sempre più nel mirino dei generali di Mosca. Le loro avanguardie in quell’area sono molto vicine ai confini occidentali del Donetsk, una delle regioni rivendicate da Putin, e lanciano un assalto dietro l’altro: in 24 ore nella zona di Pokrovsk ce ne sono stati ben 54, anche con l’impiego di colonne di carri armati e blindati.
I villaggi dove si sono appostati i militari ucraini vengono letteralmente rasi al suolo. Ogni tanto le forze speciali di Kiev scatenano contrattacchi mirati per cercare di ostacolare la tenaglia che rischia di circondare la città. Due giorni fa i parà sono entrati in azione a Kotlyne, dieci chilometri a ovest da Pokrovsk, tentando di impedire ai russi di occupare l’autostrada 0406 e tagliare i collegamenti. Iniziativa simile a Shevchenko, su un’altra delle direttrici che puntano sul baluardo. La situazione però è sempre più critica, come dimostra l’evacuazione finale dei civili: nel giro di un paio di settimane la città potrebbe venire accerchiata, obbligando il comando a scegliere tra la ritirata e il sacrificio dei reparti. E il generale Syrsky non ha riserve sufficienti per fronteggiare tutte le emergenze.
L’armata di Mosca infatti tiene sotto la stessa pressione numerosi punti lungo un fronte di oltre mille chilometri. Più a nord l’accanimento è su Lyman e Toresk: domenica ci sono stati 24 affondi contro ciascuna delle cittadine. Lì il rapporto è di dieci attaccanti contro ogni difensore. A sud c’è lo sforzo verso Zaporizhzhia; incursioni sono state dirette contro Sumy e Kharkiv; altri raid bersagliano gli ultimi caposaldi nel territorio russo di Kursk. Si stima che il Cremlino disponga di 540 mila soldati impegnati in questa battaglia di violenza ed estensione mai vista in Europa dal 1945. La sua artiglieria non risparmia proiettili: ne riceve 250 mila ogni mese. E nel cielo ci sono nugoli di droni di ogni tipo, con sistemi sofisticati, giorno e notte.
La guerra di logoramento decisa dal Cremlino nell’estate 2022 dopo il fallimento del blitz contro Kiev si sta avvicinando al culmine, con l’ingresso in campo di una massa di uomini e armamenti colossale. Una nuova ondata di truppe potrebbe riversarsi sull’Ucraina nel giro di un mese, in quella che il presidente Zelensky ha definito “l’offensiva di primavera”. Il generale Syrsky ha parlato di 150 mila uomini che stanno convergendo nei distretti russi di Belgorod e Bryansk, preparandosi a marciare contro reparti stanchi dopo mesi e mesi di combattimenti. Le fonti occidentali non confermano i numeri ma condividono i timori per una spinta massiccia di Mosca con lo schieramento di brigate fatte affluire da tutto il Paese: l’ultima carica per tentare di frantumare la resistenza ucraina, prima che Donald Trump reputi insostenibile la fiducia concessa a Putin.