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Vallée: “Gli Stati Uniti non sono più credibili, la loro debolezza va sfruttata”

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Intervista all’ex consigliere economico di Emmanuel Macron, oggi direttore di ricerca al German Council on Foreign Relations. “La perdita di fiducia è sia sul piano politico che su quello finanziario”
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PARIGI – Tutte le guerre, incluse quelle commerciali, si risolvano con il dialogo. Ma, per negoziare con forza, bisogna avere strumenti di dissuasione credibili», osserva Shahin Vallée, già consigliere economico di Emmanuel Macron e oggi direttore di ricerca al German Council on Foreign Relations. Vallée è molto prudente sull’esito delle discussioni tra Ue e Usa. «Eravamo su una traiettoria disastrosa, quindi la pausa decisa da Donald Trump rappresenta un sollievo, ma gli obiettivi del dialogo non sono chiari e c’è ormai una perdita di fiducia in questa amministrazione Usa».

La Ue arriva al tavolo del negoziato dopo aver deciso di sospendere le prime misure di ritorsione. È la scelta giusta?

«No, penso al contrario che sia un errore. I dazi su acciaio e alluminio non sono stati rimossi dagli Usa, quindi la Commissione avrebbe dovuto andare avanti con il suo piano, in parallelo a nuove discussioni. Già nel 2018 Bruxelles aveva adottato misure in questo senso, e non c’è motivo di n…

PARIGI – Tutte le guerre, incluse quelle commerciali, si risolvano con il dialogo. Ma, per negoziare con forza, bisogna avere strumenti di dissuasione credibili», osserva Shahin Vallée, già consigliere economico di Emmanuel Macron e oggi direttore di ricerca al German Council on Foreign Relations. Vallée è molto prudente sull’esito delle discussioni tra Ue e Usa. «Eravamo su una traiettoria disastrosa, quindi la pausa decisa da Donald Trump rappresenta un sollievo, ma gli obiettivi del dialogo non sono chiari e c’è ormai una perdita di fiducia in questa amministrazione Usa».

La Ue arriva al tavolo del negoziato dopo aver deciso di sospendere le prime misure di ritorsione. È la scelta giusta?

«No, penso al contrario che sia un errore. I dazi su acciaio e alluminio non sono stati rimossi dagli Usa, quindi la Commissione avrebbe dovuto andare avanti con il suo piano, in parallelo a nuove discussioni. Già nel 2018 Bruxelles aveva adottato misure in questo senso, e non c’è motivo di non farlo ora. Dovremmo invece essere capaci di sfruttare una prova di debolezza di questa amministrazione, che si è dimostrata particolarmente confusa e disordinata nei messaggi».

A che cosa si riferisce?

«Uno degli aspetti più gravi e sottovalutati di questa crisi commerciale è la perdita di fiducia negli Usa. Non si tratta solo di uno scontro tariffario, ma di qualcosa di più profondo: è una crisi di credibilità. La perdita di fiducia è sia sul piano politico che su quello finanziario. Politicamente, l’instabilità e l’imprevedibilità dell’amministrazione Trump — il modo in cui vengono prese e poi ritirate decisioni unilaterali, senza coordinamento interno né rispetto per i partner — ha messo in discussione l’affidabilità degli Usa come attore negoziale».

Non scommette sulla possibilità di un accordo?

«Fatico a vedere una coerenza interna a Washington. Speriamo che ci sia un negoziato serio, che coinvolga anche la Cina, per cercare di stabilizzare la situazione. Penso che figure come il segretario al Tesoro, Scott Bessent, che ha giocato un ruolo importante nel dietrofront di Trump, cercheranno di utilizzare questa finestra per negoziare anche con la Cina. Se invece i negoziati si limiteranno ai partner che non hanno applicato contromisure saranno del tutto insufficiente».

Contatti bilaterali come quello che avrà Giorgia Meloni con Trump possono essere utili?

«Parlare è giusto e doveroso, senza però alimentare troppe illusioni. Meloni non ha un mandato per negoziare per conto della Ue. Può discutere, avviare un dialogo, ma non può firmare accordi. Al massimo può dire a Trump che si farà portavoce di una proposta di accordo davanti agli altri leader europei».

In ogni trattativa ci sono concessioni da fare. Cosa potrebbe offrire l’Europa?

«Non bisogna ragionare in questi termini. Siamo già acquirenti di gas e armamenti americani, e lo resteremo. Possiamo forse aggiungere qualche impegno formale, come fece Jean-Claude Juncker (presidente della Commissione nel 2018, ndr) ma non sono neppure convinto che Trump abbia le idee chiare su cosa voglia davvero dall’Europa».

Il presidente americano potrebbe chiedere alla Ue di schierarsi contro la Cina?

«È un rischio, ma non sarebbe nel nostro interesse assecondarlo. Al tempo stesso è bene sapere che i nuovi dazi americani contro la Cina potrebbero deviare l’eccesso di capacità produttiva cinese verso l’Europa. E quindi dovremo difenderci, ma con misure concordate e non necessariamente ostili».

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