BRUXELLES – Comprare più gas liquido dagli Usa, mettere nel congelatore la web tax e fornire garanzie piene che i beni cinesi non facciano ponte in Europa per evitare i dazi. Questa volta l’Ue prova a mettere sul tavolo del negoziato con gli States sui dazi alcune proposte concrete cui la Casa Bianca è molto interessata. Con un obiettivo finale: «Zero per zero». Ossia zero tariffe reciproche in una sorta di mercato unico dell’Occidente.
Il mandato del Commissario al Commercio, Maros Sefcovic, punta a ripristinare le tradizionali relazioni commerciali con gli Stati Uniti. Ieri ha incontrato il segretario al Commercio americano Howard Lutnick e il rappresentante per il Commercio Jamieson Greer. È stato solo un primo colloquio e la buona notizia è che ce ne saranno altri. Nessuno, del resto, pensava di chiudere la guerra dei dazi in poche ore. «L’Ue – ha scritto durante la prima tornata di colloqui Sefcovic – rimane costruttiva e pronta a raggiungere un accordo equo che preveda reci…
BRUXELLES – Comprare più gas liquido dagli Usa, mettere nel congelatore la web tax e fornire garanzie piene che i beni cinesi non facciano ponte in Europa per evitare i dazi. Questa volta l’Ue prova a mettere sul tavolo del negoziato con gli States sui dazi alcune proposte concrete cui la Casa Bianca è molto interessata. Con un obiettivo finale: «Zero per zero». Ossia zero tariffe reciproche in una sorta di mercato unico dell’Occidente.
Il mandato del Commissario al Commercio, Maros Sefcovic, punta a ripristinare le tradizionali relazioni commerciali con gli Stati Uniti. Ieri ha incontrato il segretario al Commercio americano Howard Lutnick e il rappresentante per il Commercio Jamieson Greer. È stato solo un primo colloquio e la buona notizia è che ce ne saranno altri. Nessuno, del resto, pensava di chiudere la guerra dei dazi in poche ore. «L’Ue – ha scritto durante la prima tornata di colloqui Sefcovic – rimane costruttiva e pronta a raggiungere un accordo equo che preveda reciprocità attraverso la nostra offerta zero per zero. Il raggiungimento di questo obiettivo richiederà un significativo sforzo da entrambe le parti».
Stavolta, dunque, il “messo” di Bruxelles è arrivato a Washington brandendo con una mano la carota e con l’altra il bastone. «Come ha chiarito la presidente von der Leyen nella sua dichiarazione – ha infatti ricordato un portavoce della Commissione – l’Ue desidera «dare una possibilità ai negoziati», ma qualora i colloqui non si rivelassero soddisfacenti entreranno in vigore le contromisure dell’Ue. Oltre a queste contromisure ora sospese, contro i dazi statunitensi su acciaio e alluminio, continuano i lavori preparatori per ulteriori contromisure dell’Ue».
Nella prima mano di Sefcovic, allora, ci sono tre carte. La prima riguarda il Gln. Da tempo gli Usa chiedono al Vecchio Continente di incrementarne gli acquisti. Già adesso in realtà circa il 45 per cento del gas liquefatto viene da Oltreoceano, per un valore che supera i 50 miliardi di euro l’anno. Donald Trump vorrebbe fare salire questo importo di cinque o sei volte: 350 miliardi di dollari. Un obiettivo non raggiungibile nel breve periodo perché sarebbe comunque pari al totale di tutte le importazioni energetiche. Ma c’è un impegno esplicito a far crescere costantemente la compravendita di gas. In particolare aggregando la domanda. Quindi anche attraverso acquisti congiunti. La seconda carta è una promessa “politica”: evitare di ricorrere nei prossimi quattro anni ad una web tax contro le Big Tech. Un settore cui il presidente americano sta concedendo una particolare attenzione spinto dal suo “collaboratore” Elon Musk. La terza, impedire fattivamente che le merci cinesi possano bypassare i dazi americani facendo ponte in Europa.
In cambio l’Unione chiede una misura temporanea immediata e una di lungo periodo. Ossia sospendere anche i dazi su acciaio, alluminio e auto provenienti dall’Ue. Perché al momento quelli rimangono al 25 per cento. E studiare un percorso progressivo che porti all’azzeramento delle tariffe su buona parte dei beni che fanno parte dell’interscambio commerciale.
Nell’altra mano del Commissario europeo, però, c’è il “bastone”. Consegnato personalmente da Ursula von der Leyen che è convinta di dare «una possibilità al negoziato» ma senza cadere nella trappola di una trattativa senza una rete di sicurezza. E allora Sefcovic mettendo sul tavolo la proposta di mediazione ha anche ricordato ai suoi due interlocutori che se non si arriverà a una «soluzione equilibrata» allora tutte le possibili risposte sono possibili. Dalla stessa web tax al ricorso allo “strumento anti coercizione”: «In assenza di un risultato negoziale equo e vantaggioso per entrambe le parti – ha ribadito un portavoce di Bruxelles – tutte le opzioni rimangono sul tavolo». E ovviamente questo concerne la possibilità – o forse la necessità – di aprire altri mercati del commercio. A cominciare dall’India e dalla Cina. Piazze che numericamente possono essere un’alternativa ai “compratori” americani.