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L’ex inviato di Trump Volker: “Il presidente teme lo scontro con Putin e se la prende con Kiev”

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L’intervista a Kurt Volker: “Il capo del Cremlino vuole dimostrare che è al comando e che non si lascia intimidire. Di fatto, cerca di mettere Trump in imbarazzo”
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NEW YORK – Kurt Volker, già inviato di Donald Trump per l’Ucraina, dice che è arrivato il momento di cambiare strategia: «È terribile che il presidente continui a criticare Zelensky per gli attacchi lanciati da Putin. È chiaro ormai chi sia il vero ostacolo alla pace, e il capo della Casa Bianca dovrebbe fare tre cose: usare un linguaggio più duro con Mosca, imporre sanzioni sul settore energetico, e garantire la prosecuzione delle forniture militari a Kiev».

Perché il capo del Cremlino decide di bombardare i fedeli che celebrano la domenica delle palme a Sumy?

«Putin vuole dimostrare a Trump che non è intimidito, che non si arrenderà, che è al comando ed è un duro. Quindi, fondamentalmente, vuole metterlo un po’ in imbarazzo».

Come dovrebbe reagire Trump, secondo lei?

«Quella di Putin non è una tattica nuova, la conoscevamo già. Innanzitutto il presidente dovrebbe usare un linguaggio molto più incisivo e chiaro, per dire a Putin di fermare la guerra ora. Poi dovrebbe potenziare …

NEW YORK – Kurt Volker, già inviato di Donald Trump per l’Ucraina, dice che è arrivato il momento di cambiare strategia: «È terribile che il presidente continui a criticare Zelensky per gli attacchi lanciati da Putin. È chiaro ormai chi sia il vero ostacolo alla pace, e il capo della Casa Bianca dovrebbe fare tre cose: usare un linguaggio più duro con Mosca, imporre sanzioni sul settore energetico, e garantire la prosecuzione delle forniture militari a Kiev».

Perché il capo del Cremlino decide di bombardare i fedeli che celebrano la domenica delle palme a Sumy?

«Putin vuole dimostrare a Trump che non è intimidito, che non si arrenderà, che è al comando ed è un duro. Quindi, fondamentalmente, vuole metterlo un po’ in imbarazzo».

Come dovrebbe reagire Trump, secondo lei?

«Quella di Putin non è una tattica nuova, la conoscevamo già. Innanzitutto il presidente dovrebbe usare un linguaggio molto più incisivo e chiaro, per dire a Putin di fermare la guerra ora. Poi dovrebbe potenziare le sanzioni sulle esportazioni di energia dalla Russia. Questo è molto importante: Trump lo aveva minacciato in passato, ma poi non l’ha fatto. Se vuole davvero che Putin lo prenda sul serio, dovrà aumentare la pressione sul settore energetico. Infine deve eliminare l’incertezza sulla prosecuzione delle forniture militari all’Ucraina. Ora c’è la sensazione che non continueranno, e ciò aiuta molto Mosca».

Pochi giorni fa Trump aveva detto che stava perdendo la pazienza, minacciando nuove sanzioni entro fine aprile se non si fosse arrivati a un’intesa, ma dopo la strage di Sumy ha ricominciato a criticare Zelensky. Non vede che è Putin il problema?

«Esattamente. È preoccupante che continui a dare la colpa agli ucraini, rifiutandosi invece di rimproverare la Russia per ciò che sta effettivamente facendo. È davvero terribile».

Zelensky ha accettato la sua proposta di cessate il fuoco, Putin no.

«Penso che ciò dovrebbe essere chiaro a tutti, ma Trump non sembra disposto a scontrarsi con il capo del Cremlino».

Cosa pensa del piano del generale Kellogg per dividere l’Ucraina?

«Credo stesse cercando di dire che si potrebbe arrivare a una situazione di stallo. Non c’è accordo, quindi la Russia occupa un territorio e noi un altro. Si può avere un cessate il fuoco teso, uno stallo. Inizialmente però ha dato l’impressione di voler riconoscere l’occupazione russa, che sarebbe un enorme errore».

Girano anche voci di una spaccatura all’interno dell’amministrazione, con l’inviato speciale Witkoff pronto a dare a Putin le quattro province a cui ambisce, e Kellogg che frena. Cosa sta succedendo?

«Penso che alla fine sarà solo Trump a decidere, nessun altro avrà voce in capitolo. E questo è preoccupante. Significa che le persone sono in competizione tra loro per ottenere la sua attenzione, per convincerlo su cosa fare. La realtà è che sarà solo Trump a decidere. E questo, secondo me, è pessimo».

Giovedì la premier italiana Giorgia Meloni sarà alla Casa Bianca. L’obiettivo principale sarà la discussione sui dazi, ma anche la situazione in Ucraina sarà sul tavolo. Cosa dovrebbe dire a Trump per convincerlo?

«Penso che prima di tutto debba dire di avere un piano per portare la spesa per la difesa italiana oltre il 2% del Pil. Se non si presenterà con questo piano, non riuscirà ad avere un impatto positivo. In secondo luogo, vorrei che Roma prendesse davvero l’iniziativa e strutturasse un meccanismo per aiutare la ripresa economica e la ricostruzione dell’Ucraina. L’Italia ospiterà a luglio la “Ukraine Recovery Conference”, quindi è necessario raggiungere un obiettivo serio, chiaro e pratico. Ovvero creare un organismo permanente, ad alto livello, con l’obiettivo di tenere alta l’attenzione politica su questo tema e far partire davvero la ricostruzione. Serve che qualcuno si occupi a tempo pieno di questa tematica, creando subito una struttura stabile per gestirla».

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