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Afghanistan, dai libri ai telai: così le ex studentesse sono costrette a fare le operaie tessili

(afp)

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Il divieto di studio per le donne lascia poca scelta: il business dei tappeti è l’unica via di salvezza per l’occupazione femminile nel paese oppresso dai Talebani
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Migliaia di ragazze che studiavano per diventare ingegnere o giornaliste, architette o medici, sono sedute in fila negli opifici afghani ad annodare tappeti sui telai: è una delle pochissime professioni che i talebani non hanno impedito alle donne, e una delle poche industrie in crescita in un Paese economicamente e socialmente disastrato.

In un reportage firmato dalla giornalista afghana Mahjooba Nowrouzi, Bbc raccoglie le voci di queste giovani donne alle prese con i telai dove “centinaia di ragazze lavorano in uno spazio angusto, con un’aria densa e soffocante”. “Noi ragazze non abbiamo più la possibilità di studiare, quindi ci siamo rivolte al laboratorio”, racconta la 19enne Salehe Hassani in un grande stabilimento a Kabul. Sebbene i tappeti finiscano in tutto il mondo raggiungendo prezzi notevoli, produrli è un lavoro profondamente sottopagato. I tessitori affermano di guadagnare meno di 27 dollari al metro quadro, racconta la Bbc, e nonostante i turni di lavoro siano spesso di …

Migliaia di ragazze che studiavano per diventare ingegnere o giornaliste, architette o medici, sono sedute in fila negli opifici afghani ad annodare tappeti sui telai: è una delle pochissime professioni che i talebani non hanno impedito alle donne, e una delle poche industrie in crescita in un Paese economicamente e socialmente disastrato.

In un reportage firmato dalla giornalista afghana Mahjooba Nowrouzi, Bbc raccoglie le voci di queste giovani donne alle prese con i telai dove “centinaia di ragazze lavorano in uno spazio angusto, con un’aria densa e soffocante”. “Noi ragazze non abbiamo più la possibilità di studiare, quindi ci siamo rivolte al laboratorio”, racconta la 19enne Salehe Hassani in un grande stabilimento a Kabul. Sebbene i tappeti finiscano in tutto il mondo raggiungendo prezzi notevoli, produrli è un lavoro profondamente sottopagato. I tessitori affermano di guadagnare meno di 27 dollari al metro quadro, racconta la Bbc, e nonostante i turni di lavoro siano spesso di dieci o anche dodici ore al giorno ciascun operaio od operaia impiega circa un mese a realizzare un metro quadro di tappeto. Ne ricavano meno di un dollaro al giorno.

Altre ragazze portano avanti piccoli business di famiglia con cui tuttavia riescono a malapena a sopravvivere. Tre sorelle - la 22enne Shakila, la 18enne Samira e la 13enne Miriam - nella loro stanza dell’appartamento in affitto in cui vivono con i genitori e i fratelli hanno avviato una produzione con cui vive tutta la famiglia. Nel quartiere di Dasht-e Barchi in cui risiedono, una zona povera alla periferia occidentale di Kabul, un piccolo reddito è tutt’altro che scontato non solo per le donne a cui il regime dei talebani ha precluso lo studio e il lavoro in base a un’idea di Islam arcaica e misogina; ma anche per gli uomini, tagliati fuori da una discriminazione etnica brutale nei confronti delle minoranze e dalla generale povertà di un sistema economico devastato.

L’ultima di una lunga serie di crisi è in corso proprio ora con l’arrivo di 44mila afghani deportati dal Pakistan negli ultimi 15 giorni, a partire dal primo aprile: intere famiglie con molti bambini sono state espulse e rimpatriate a forza nell’ambito del “Programma di ritorno degli stranieri illegali” con cui il Pakistan sta rispedendo a casa persone che da anni avevano abbandonato l’Afghanistan rifugiandosi nel Paese vicino. Migliaia di persone senza alcun bene a cui tornare varcano il confine senza cibo, senza alcun riparo e persino senza acqua, tornando in un Paese in cui 3,5 milioni di bambini di età inferiore ai cinque anni si prevede soffriranno di malnutrizione acuta nell’anno in corso. Secondo il Pam, l’Afghanistan deve affrontare 867.300 casi di malnutrizione acuta grave ma sono 14,8 milioni gli afghani con un’acuta insicurezza alimentare: un terzo della popolazione.

Per questo anche un piccolo lavoro, da cui qualche anno fa si sperava di emanciparsi, è diventato prezioso. Shakila, che a 10 anni aveva imparato a realizzare tappeti dal papà, ha preso le redini dell’attività di famiglia e guida il lavoro delle sorelle anche se non è certo quello che sognava di fare. Voleva diventare avvocata, ma dall’agosto del 2021 - quando i talebani hanno riconquistato il potere a Kabul e in tutto l’Afghanistan - le scuole sono diventate inaccessibili per le ragazze. Un precetto che sarebbe dovuto essere temporaneo per armonizzare i programmi ai precetti morali islamici rivendicati dai talebani, secondo le assicurazioni più volte fornite dal regime; ma come le ragazze e le donne afghane temevano, si è dimostrata una solenne bugia. Le maglie soffocanti della repressione di ogni diritto si sono strette in modo sempre più tenace intorno alle donne.

“Non potevamo fare altro - dice Shakila alla Bbc - non c'erano altri lavori possibili per noi”. Sua sorella Samira voleva diventare giornalista, un sogno rimasto nel telaio in cui lavora insieme alla piccola Miriam, che il suo futuro non ha neppure avuto il tempo di sognarlo prima che i talebani spegnessero la luce alle donne. Alle ragazzine di età superiore ai 12 anni è stato impedito l’accesso all’istruzione, e alle donne è stato revocato il diritto al lavoro già molto precario in un Paese in cui la condizione femminile era comunque opprimente. Nel 2020 solo 19 donne su cento avevano un lavoro, ma il regime talebano ha notevolmente peggiorato la situazione. Persino i lavori come l’insegnante sono svaniti visto che le classi femminili non esistono più e quelle maschili hanno insegnanti maschi. Nonostante questo, le ragazze afghane non hanno intenzione di lasciare che altri spengano i loro sogni: Salehe ha raccontato alla Bbc di aver studiato inglese negli ultimi tre anni perché “anche se le scuole e le università sono chiuse ci rifiutiamo di interrompere la nostra istruzione”, ed è sicura che un giorno diventerà un medico importante e costruirà il miglior ospedale dell'Afghanistan.

Con la disoccupazione a livelli alti in generale ma gravissimi per le donne, secondo l’Onu quasi un milione e mezzo di afghani sopravvive grazie all’industria dei tappeti: e il 90 per cento dei lavoratori del settore sono donne. La tessitura di tappeti è uno dei pochi mestieri che i talebani consentono alle donne, e grazie a questo – annota la Bbc - l’esportazione di tappeti è in piena espansione: secondo il ministero dell'Industria nei primi sei mesi del 2024 ne sono state esportate oltre 2.400 tonnellate. Ma i salari restano infimi. Nisar Ahmad Hassieni, che guida la fabbrica di tappeti Elmak Baft a Kabul in cui impiega 600 donne in tre laboratori, rivela che in Afghanistan il prezzo dei tappeti è tra i 100 e i 150 dollari al metro quadro, e dice di pagare alle sue dipendenti un reddito compreso tra i 39 e i 42 dollari al metro quadrato con turni di lavoro di otto ore. Uno stipendio più elevato rispetto alla media del settore ma comunque bassissimo. Gli affari, però, per lui vanno a gonfie vele: “Abbiamo aperto tre laboratori per la tessitura dei tappeti e la filatura della lana. Circa il 50-60% di questi tappeti viene esportato in Pakistan, il resto viene inviato in Cina, Stati Uniti, Turchia, Francia e Russia”.

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