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Francia, la guerra delle carceri: assaltato un altro penitenziario. L’ombra del narcotraffico

(reuters)

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Tre macchine bruciate davanti all’istituto penale di Tarascon, sei strutture colpite in altre regioni. Il ministro della Giustizia: “Vogliono destabilizzare il paese. Non arretriamo”. Entra in campo l’antiterrorismo. L’inchiesta punta sulla vendetta di organizzazioni criminali per isolare i boss in prigione
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PARIGI - Continuano gli attacchi alle prigioni francesi. Nella notte tre macchine sono state bruciate davanti a un carcere a Tarascon e un principio d'incendio è scoppiato al domicilio di un agente penitenziario. E' un'escalation inedita che preoccupa i vertici del governo. "Qualcuno vuole destabilizzare lo Stato" commenta il ministro della Giustizia, Gérald Darmanin. Già martedì c'erano stati attacchi coordinati in sei centri penitenziari, anche molto lontani tra di loro, da Nanterre a Marsiglia, da Villepinte a Nancy.

“La République non arretrerà” promette Darmanin. La Procura nazionale antiterrorismo ha annunciato di aver assunto la direzione delle indagini, che riguardano anche l’attacco contro la Scuola nazionale dell’amministrazione penitenziaria. “La natura dei fatti, gli obiettivi scelti e il carattere coordinato dell’azione in più punti del territorio, così come l’obiettivo di turbare gravemente l’ordine pubblico attraverso l’intimidazione, giustificano la presa in carico del…

PARIGI - Continuano gli attacchi alle prigioni francesi. Nella notte tre macchine sono state bruciate davanti a un carcere a Tarascon e un principio d'incendio è scoppiato al domicilio di un agente penitenziario. E' un'escalation inedita che preoccupa i vertici del governo. "Qualcuno vuole destabilizzare lo Stato" commenta il ministro della Giustizia, Gérald Darmanin. Già martedì c'erano stati attacchi coordinati in sei centri penitenziari, anche molto lontani tra di loro, da Nanterre a Marsiglia, da Villepinte a Nancy.

“La République non arretrerà” promette Darmanin. La Procura nazionale antiterrorismo ha annunciato di aver assunto la direzione delle indagini, che riguardano anche l’attacco contro la Scuola nazionale dell’amministrazione penitenziaria. “La natura dei fatti, gli obiettivi scelti e il carattere coordinato dell’azione in più punti del territorio, così come l’obiettivo di turbare gravemente l’ordine pubblico attraverso l’intimidazione, giustificano la presa in carico del caso da parte della procura antiterrorismo, che garantirà una gestione coordinata a livello nazionale di un contesto senza precedenti” ha spiegato la procura in un comunicato.

Sui luoghi degli attentati è stata rinvenuta la sigla “Ddpf”, che sembrerebbe riferirsi ai “diritti dei detenuti delle prigioni francesi”. Secondo fonti di polizia, è possibile sia un gruppo militante dell'estrema sinistra ma l'inchiesta punta anche sulla vendetta di organizzazioni criminali di narcotrafficanti, dopo diverse misure repressive del governo e l’intenzione di creare nuove carceri di massima sicurezza per isolare i boss che continuano a gestire i loro affari anche da dietro le sbarre. Il Parlamento sta anche varando una nuova legge contro il narcotraffico, ispirata all'Italia, con la creazione di una maxi-procura nazionale e l’ampliamento dei poteri investigativi delle forze dell’ordine. Un colpo importante alla criminalità è stato inferto a febbraio con la cattura di Mohamed Amra, detto “La Mouche”, la Mosca, evaso durante un trasferimento dal carcere al tribunale. Nell’operazione sono rimasti uccisi due agenti penitenziari.

Darmanin ha confermato l’esistenza di canali Telegram e Signal legati all'acronimo Ddpf, dove sarebbero stati incoraggiati attacchi contro le carceri, ma ha anche precisato: “Non ci sono state rivendicazioni. Non so chi ci sia dietro questo slogan, e non mi interessa, perché ciò che conta non è la scritta su un portone, ma il fatto che sia stato crivellato da un kalashnikov”, ha osservato a proposito dell'attacco al carcere di Tolone la cui entrata è stata presa di mira con un fucile d'assalto.

Il ministro dell’Interno ha ordinato un rafforzamento della protezione per il personale delle strutture penitenziarie. A preoccupare è per esempio l'incendio nell'immobile di un celerino nella regione di Parigi, un segnale che dimostra come la regia degli attacchi di queste ultime ore si muova su informazioni precise.

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