Trump contro Harvard, tagliati 2,2 miliardi. Obama: “Resistete”
dal nostro corrispondente Paolo MastrolilliNEW YORK – La più prestigiosa, ricca e potente università americana contro la Casa Bianca. Lo scontro esploso fra Harvard e Trump sarà una battaglia epica, da cui dipenderà l’esito della sua crociata contro la cultura woke nel mondo accademico, ma forse anche la libertà di espressione, e la capacità degli Usa di rimanere leader mondiali della ricerca scientifica, con conseguenze economiche che potrebbero essere paragonabili ai danni dei dazi.
Il capo della Casa Bianca, fomentato da attivisti come Chris Rufo, campione della lotta contro la critical race theory, è convinto che le università siano covi di liberal che indottrinano gli studenti contro i valori conservatori, e quindi contro di lui. Le proteste esplose nei campus per Gaza sono la punta dell’iceberg che ha fatto scoppiare lo scontro, ma ormai il tema centrale non sono più le discriminazioni contro gli studenti ebrei, in alcuni casi avvenute e ora condannate e combattute da tutti gli atenei.
Il problema è più ampio, ossi…
NEW YORK – La più prestigiosa, ricca e potente università americana contro la Casa Bianca. Lo scontro esploso fra Harvard e Trump sarà una battaglia epica, da cui dipenderà l’esito della sua crociata contro la cultura woke nel mondo accademico, ma forse anche la libertà di espressione, e la capacità degli Usa di rimanere leader mondiali della ricerca scientifica, con conseguenze economiche che potrebbero essere paragonabili ai danni dei dazi.
Il capo della Casa Bianca, fomentato da attivisti come Chris Rufo, campione della lotta contro la critical race theory, è convinto che le università siano covi di liberal che indottrinano gli studenti contro i valori conservatori, e quindi contro di lui. Le proteste esplose nei campus per Gaza sono la punta dell’iceberg che ha fatto scoppiare lo scontro, ma ormai il tema centrale non sono più le discriminazioni contro gli studenti ebrei, in alcuni casi avvenute e ora condannate e combattute da tutti gli atenei.
Il problema è più ampio, ossia la volontà di Trump di assumere il controllo dell’istruzione Usa, come farebbe ogni autocrate, dall’eliminazione del dipartimento incaricato di gestirla a livello federale fino al braccio di ferro con le università. In particolare quelle dell’Ivy League, dove Donald aveva studiato da ragazzo, ma non si era mai sentito davvero accettato e a suo agio.
Il primo colpo lo ha dato alla Columbia University, forse perché è l’università della sua città, o perché le proteste contro Israele erano state tra le più intense. Ha bloccato 400 milioni di dollari di finanziamento pubblico e l’ateneo guidato un tempo dal presidente Eisenhower si è piegato, accettando di mettere il bavaglio a dipartimenti come quelli per gli studi mediorientali, asiatici ed africani. Quindi ha attaccato Harvard, inviando una lettera con cui ordinava una serie di riforme, tra cui smettere le pratiche per diversità e inclusione, cambiare i criteri di assunzione, garantire punti di vista alternativi. L’università di John Kennedy ha deciso di resistere. Il presidente Alan Garber ha risposto che «né Harvard né alcun altra università privata può consentire al governo federale di prenderne il controllo».
Per difendersi, l’ateneo ha assunto due avvocati trumpisti, ossia William Burke, consigliere etico della Trump Organization, e Robert Hur, che aveva condotto l’inchiesta sui documenti segreti portati a casa da Biden, demolendolo come «un povero vecchio dalla memoria debole». Proprio loro due, che conoscono a fondo i meccanismi del governo Maga, hanno risposto così alle domande della Casa Bianca: «Harvard resta aperta al dialogo riguardo quanto ha fatto, e pianifica di fare, per migliorare l’esperienza di ogni membro della sua comunità. Però non è disposta ad accettare richieste che vanno oltre l’autorità legale di questa amministrazione».
Trump ha reagito congelando 2,2 miliardi di finanziamenti pubblici e ora minaccia di togliere all’università le esenzioni fiscali. Ma Harvard, con un patrimonio di 53,2 miliardi, ha le spalle abbastanza larghe per resistere e trascinare lo scontro nei tribunali, oltre all’autorevolezza culturale per guidare la battaglia di resistenza sulla libertà accademica e di espressione. «Nel campus di Harvard sono stati compiuti atti di antisemitismo e bullismo ai danni degli studenti ebrei. Devono scusarsi», ha detto ieri la Casa Bianca. Mentre l’ex presidente Barack Obama, lui stesso ex allievo, ha scritto: «Harvard ha dato l’esempio, respingendo un tentativo illegittimo e maldestro di soffocare la libertà accademica. Speriamo che altre istituzioni la seguano».