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Gli Usa non condannano la strage di civili a Sumy. Mosca: “Via la ministra Ue”

(afp)

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Al G7 l’America rifiuta di firmare il documento sull’attacco russo. Il Cremlino contro la responsabile della politica estera di Bruxelles. Witkoff: possibile intesa sulla cessione di 5 regioni. Zelensky lo boccia
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NEW YORK – La pressione sale, anche all’interno della sua amministrazione, ma Trump ancora non riesce a trattare Putin come il vero ostacolo alla pace in Ucraina. Si capisce dal vice presidente J.D. Vance che continua ad attaccare l’Europa e Zelensky, l’inviato Steve Witkoff che apre alla cessione di cinque territori ucraini, e persino la mancata firma sul documento del G7 che condanna la strage di Sumy. Eppure nel frattempo il Cremlino non fa altro che ripetere le sue pretese massimalistiche, oltre ad attaccare la responsabile della politica estera europea Kaja Kallas e il segretario generale dell’Onu António Guterres, perché si permettono di criticare vergogne tipo le bombe lanciate sui fedeli in preghiera.

Parlando ieri con la Fox, Witkoff ha detto che il presidente russo è aperto a «una pace permanente». La chiave dell’accordo complessivo però «riguarda i cosiddetti cinque territori. Ma c’è molto di più. Penso che potremmo essere sull’orlo di qualcosa di molto importante per …

NEW YORK – La pressione sale, anche all’interno della sua amministrazione, ma Trump ancora non riesce a trattare Putin come il vero ostacolo alla pace in Ucraina. Si capisce dal vice presidente J.D. Vance che continua ad attaccare l’Europa e Zelensky, l’inviato Steve Witkoff che apre alla cessione di cinque territori ucraini, e persino la mancata firma sul documento del G7 che condanna la strage di Sumy. Eppure nel frattempo il Cremlino non fa altro che ripetere le sue pretese massimalistiche, oltre ad attaccare la responsabile della politica estera europea Kaja Kallas e il segretario generale dell’Onu António Guterres, perché si permettono di criticare vergogne tipo le bombe lanciate sui fedeli in preghiera.

Parlando ieri con la Fox, Witkoff ha detto che il presidente russo è aperto a «una pace permanente». La chiave dell’accordo complessivo però «riguarda i cosiddetti cinque territori. Ma c’è molto di più. Penso che potremmo essere sull’orlo di qualcosa di molto importante per il mondo intero, e il ristabilimento delle relazioni commerciali con gli Usa». I territori sono Crimea, Donetsk, Luhansk, Zaporizhzhia e Kherson, che Putin pretende anche se nemmeno li occupa interamente. Zelensky lo ha bocciato così: «Tutti i territori appartengono allo Stato unitario dell’Ucraina. Pertanto solo il popolo ucraino può parlare delle regioni del nostro Stato. E sapete che per noi queste sono linee rosse: riconoscere qualsiasi territorio temporaneamente occupato come non ucraino, ma russo. Ancora una volta, i rappresentanti discutono di questioni che vanno oltre la loro competenza».

Invece di ascoltare la voce dell’aggredito, Vance è tornato ad attaccarlo, parlando con la testata britannica UnHerd: «Penso sia piuttosto assurdo che Zelensky dica al governo americano, che attualmente tiene insieme tutto il suo governo e lo sforzo bellico, che in qualche modo siamo dalla parte dei russi». Quindi ha aggiunto: «Se si vuole porre fine al conflitto bisogna cercare di capire dove i russi e gli ucraini vedono i loro obiettivi strategici. Questo non significa sostenere moralmente la causa russa, o sostenere l’invasione su vasta scala, ma bisogna cercare di capire quali siano le loro linee rosse strategiche, allo stesso modo in cui si deve cercare di capire cosa gli ucraini stanno cercando di ottenere dal conflitto». Per non farsi mancare nulla, ha criticato nuovamente l’Europa: «È nostra alleata, ma non può essere un vassallo permanente». Nel frattempo, sempre per non urtare Mosca, gli Stati Uniti hanno rifiutato di sostenere un comunicato di condanna del G7 all’attacco russo a Sumy.

Il segretario generale della Nato Mark Rutte ha visitato ieri a sorpresa Odessa, ribadendo che il sostegno per raggiungere una pace giusta resta «incrollabile». Mosca però non dà alcuna impressione di voler negoziare seriamente. Il capo dei servizi segreti esteri, Sergei Naryshkin, ha ribadito alla Tass le condizioni per finire la guerra: Kiev deve rinunciare all’adesione alla Nato, accettare lo status di Paese neutrale e privo di armamenti nucleari, cedere i territori occupati e annessi da Mosca. Il presidente della Duma, Vjaceslav Volodin, ha invece chiesto la rimozione dell’Alto rappresentante dell’Ue per gli Affari esteri, Kaja Kallas, e il suo deferimento a un tribunale internazionale Onu.

Ma siccome il segretario generale Guterres non accetta di piegarsi e critica le bombe sui fedeli di Sumy, la portavoce del ministero degli esteri russo, Maria Zakharova, gli intima di «smettere di screditare il nostro Paese e nascondere i crimini del regime di Kiev». Il collega del Cremlino, Dmytry Peskov, aggiunge che non è in programma «a breve termine» una telefonata tra Putin e Trump. Resta da capire fino a quando il capo della Casa Bianca accetterà di subire. Secondo il Wall Street Journal, il segretario di Stato Rubio spinge affinché assuma una posizione più dura, ma il presidente non lo ascolta.

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