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La sentenza inglese sulla donna, Cavarero: “Giusto, gli spazi conquistati vanno difesi”

Adriana Cavarero 

 

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Intervista alla filosofa e femminista. “Ci sono dati di fatto, come le toilette e lo sport. Ma non è la vittoria di una parte sull’altra”
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La filosofa e femminista Adriana Cavarero qualche mese fa ha scritto un saggio pubblicato da Mondadori che chiarisce senza indugi come la pensa: Donna si nasce. Per questo pensa che la decisione della Corte Suprema del Regno Unito, che ha stabilito che una donna deve essere definita «in base al sesso biologico» e che i transgender non hanno diritto a condividere le tutele previste per le donne, «è una buona notizia». Ma attenzione: Cavarero dice che la prospettiva della contrapposizione è sbagliata e controproducente. «Lottiamo insieme contro le discriminazioni e la prospettiva patriarcale, ma a partire dalle nostre differenze».

Professoressa Cavarero, pensa che i giudici inglesi abbiano ragione?

«Sono una filosofa materialista e parto dai dati di fatto. I corpi ci definiscono: ci sono certe esperienze, penso alla maternità ma anche al ciclo mestruale, del quale è giusto che a parlare siano le donne. Gli spazi che ci siamo conquistate dopo lunghe battaglie vanno difesi e questo non si…

La filosofa e femminista Adriana Cavarero qualche mese fa ha scritto un saggio pubblicato da Mondadori che chiarisce senza indugi come la pensa: Donna si nasce. Per questo pensa che la decisione della Corte Suprema del Regno Unito, che ha stabilito che una donna deve essere definita «in base al sesso biologico» e che i transgender non hanno diritto a condividere le tutele previste per le donne, «è una buona notizia». Ma attenzione: Cavarero dice che la prospettiva della contrapposizione è sbagliata e controproducente. «Lottiamo insieme contro le discriminazioni e la prospettiva patriarcale, ma a partire dalle nostre differenze».

Professoressa Cavarero, pensa che i giudici inglesi abbiano ragione?

«Sono una filosofa materialista e parto dai dati di fatto. I corpi ci definiscono: ci sono certe esperienze, penso alla maternità ma anche al ciclo mestruale, del quale è giusto che a parlare siano le donne. Gli spazi che ci siamo conquistate dopo lunghe battaglie vanno difesi e questo non significa negari i diritti degli altri ma ribadire le differenze che per il movimento femminista sono sempre state una prospettiva. Le persone trans non possono pretendere di definire cosa sia il femminile».

Le donne trans si sentono discriminate: perché dal suo punto di vista è sbagliato che si definiscano di sesso femminile?

«Ci sono dei semplici dati di fatto che tutti possono comprendere. La questione delle toilette per esempio, che crea imbarazzo, e ancora la questione delle competizioni sportive: credo che siano chiari i motivi per i quali una persona trans non può gareggiare nella stessa categoria di una donna. Ma questa pronuncia non è la vittoria di una parte sull’altra».

Eppure è così che viene percepita.

«Perché in questi anni la polarizzazione è stata al centro del dibattito con una parte della sinistra, lo dico anche se so che a qualcuno non piace, che ha deciso di difendere certe battaglie pensando fossero progressiste».

La posizione della Corte suprema britannica non è pericolosa in un mondo dove Trump chiede di cancellare le persone trans?

«Io sono assolutamente anti-trumpiana. Trump vuole un ordine virilista dove i sessi sono sì due, ma quello femminile deve stare al suo posto: infatti ha rimosso le donne che ricoprivano ruoli apicali nell’esercito. Da vecchia femminista ho combattuto a fianco delle minoranze e sono pronta a farlo ancora. Un’alleanza è possibile ma a partire dalle differenze che vanno invece valorizzate, non certo da esperimenti come quello della “schwa” che cancellano il femminile a favore di un neutro universale. Ci vorrà tempo per recuperare un dialogo che io credo sia possibile».

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