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Il nuovo attacco di Trump contro Harvard: “È diventata una barzelletta”

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La crociata del presidente contro gli atenei: revocati i visti a 600 tra studenti e ricercatori stranieri. Ma ora anche Columbia si ribella
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NEW YORK - La crociata di Donald Trump verso la più antica università americana è diventata così incandescente e simbolica che molti si chiedono perché il movimento trumpiano Maga non l’avesse lanciata in passato. Dopo la decisione del board di Harvard di respingere le condizioni capestro imposte da Trump per salvare i 2,2 miliardi di dollari di finanziamenti federali - tra questi c'erano la consegna dei nomi degli studenti stranieri pro-Gaza e il commissariamento di alcuni corsi - il presidente degli Stati Uniti è tornato ad attaccare alla sua maniera.

Due giorni fa la Casa Bianca aveva detto che Trump si aspettava le scuse da Harvard per non aver soffocato l’antisemitismo nel campus. Adesso è stato il tycoon in persona ad alzare il tiro insultando una delle istituzioni più rispettate d’America: “Tutti sanno - ha scritto sul suo social, Truth - che Harvard ha smarrito la sua strada. Harvard è una barzelletta, insegna odio e stupidità, e non dovrebbe ricevere fondi federali”. La …

NEW YORK - La crociata di Donald Trump verso la più antica università americana è diventata così incandescente e simbolica che molti si chiedono perché il movimento trumpiano Maga non l’avesse lanciata in passato. Dopo la decisione del board di Harvard di respingere le condizioni capestro imposte da Trump per salvare i 2,2 miliardi di dollari di finanziamenti federali - tra questi c'erano la consegna dei nomi degli studenti stranieri pro-Gaza e il commissariamento di alcuni corsi - il presidente degli Stati Uniti è tornato ad attaccare alla sua maniera.

Due giorni fa la Casa Bianca aveva detto che Trump si aspettava le scuse da Harvard per non aver soffocato l’antisemitismo nel campus. Adesso è stato il tycoon in persona ad alzare il tiro insultando una delle istituzioni più rispettate d’America: “Tutti sanno - ha scritto sul suo social, Truth - che Harvard ha smarrito la sua strada. Harvard è una barzelletta, insegna odio e stupidità, e non dovrebbe ricevere fondi federali”. La base trumpiana ha invocato la cancellazione dell’università del Massachusetts, definita covo antiamericano e alla stregua di una setta liberal.

Quanto potrà durare il braccio di ferro non è chiaro: secondo il calcolo fatto da alcuni media americani, Harvard si gioca fino a nove miliardi di dollari in questi quattro anni di presidenza Trump. Perché un punto sembra chiaro: fintanto ci sarà lui alla Casa Bianca, non riceveranno un dollaro federale. E il tycoon è sempre più una furia: la sua amministrazione ha revocato i visti ad oltre 600 studenti e ricercatori stranieri di almeno 90 università. Lo ha rivelato la Cnn, dopo avere esaminato documenti processuali, dichiarazioni e annunci degli atenei coinvolti. Non è chiaro se tutti gli studenti debbano lasciare subito il Paese o possano rimanere per terminare gli studi. Il dipartimento di Stato sta cancellando manualmente i dati nel Programma Studenti e Visitatori di Scambio e non ha informato nessuno della revoca dei visti. Nella maggior parte dei casi, le notifiche sono state scoperte per caso.

Ma in questo clima cupo Harvard ha scoperto di non essere sola: gli studenti hanno applaudito il coraggio dei vertici e tra i giovani si è diffuso un orgoglio a far parte di questa università sotto assedio. L’ex presidente Barack Obama ha invitato a lottare e la Columbia University, l’altra istituzione d’élite ma con sede a New York, si è schierata al fianco di Harvard e ha cancellato la resa firmata a marzo con Trump per non perdere i 400 milioni di dollari di finanziamenti. Quella scelta aveva fatto crollare la popolarità dell’università newyorkese. Il board adesso si è impegnato a “non permettere al governo federale di chiederci di abbandonare la nostra indipendenza e la nostra autonomia”.

La presidente pro tempore della Columbia, Claire Shipman, ha detto di aver letto “con grande interesse” le parole del suo collega di Harvard Alan Garber con cui aveva bocciato le condizioni di Trump, e annunciato che anche la sua università “respingerà un’ingerenza pesante da parte del governo”. Le due capofila possono trascinare tutto il mondo accademico d’élite in uno scontro senza precedenti con la Casa Bianca.

In gioco c’è anche il destino del Paese. Oltre alla battaglia culturale e la minaccia per la libertà, l'offensiva ideologica del presidente mette a rischio uno dei beni più importanti per la forza degli Stati Uniti: la ricerca scientifica. L'istruzione americana genera esportazioni di gas e carbone per un valore di 56 miliardi di dollari all'anno, e ha dato per decenni agli Usa un vantaggio tecnologico che si è tradotto in vantaggio economico e strategico. I fondi federali per la ricerca che Trump sta tagliando erano stati avviati da Harry Truman dopo la Seconda guerra mondiale, perché dall'atomica in poi il presidente Democratico si era convinto che lo Stato avesse un interesse fondamentale di sopravvivenza a lungo termine nel finanziare la libera ricerca scientifica. Questo è rimasto un caposaldo di tutti i presidenti. Fino all’arrivo di Trump.

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