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I colloqui tra Usa e Iran fissati per sabato a Roma. Ma Vance non ci sarà

Steve Witkoff e il ministro degli Esteri dell'Oman Sayyid Badr Albusaidi a Muscat 

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Contrordine, il secondo round di colloqui Usa-Iran si terrà a Roma, dopodomani. Da quanto è in grado di ricostruire Repubblica, lo ha confermato il ministro degli Esteri dell’Oman, Paese che gioca da mediatore in questa complicata partita sul nucleare, sentendo il vicepremier Antonio Tajani. Tre giorni fa la notizia era circolata, salvo poi essere clamorosamente smentita, intorno alla mezzanotte, dal portavoce del ministero degli Esteri di Teheran. La prima sessione di confronto tra i due Paesi, che a livello di diplomazie non si parlano dagli anni ‘80, si è tenuta sabato scorso nel sultanato dell’Oman. Sarà proprio il ministro degli esteri di Muscat, Al Busaidi, a fare da intermediario nell’Urbe tra le due delegazioni, che saranno guidate per Washington dall’inviato di Trump, Steve Witkoff, e per gli ayatollah dal ministro degli Esteri, Abbas Araghchi, che prima di atterrare nel Belpaese oggi passerà per Mosca da Putin.

È stata soprattutto la Casa Bianca a premere perché il secondo …

Contrordine, il secondo round di colloqui Usa-Iran si terrà a Roma, dopodomani. Da quanto è in grado di ricostruire Repubblica, lo ha confermato il ministro degli Esteri dell’Oman, Paese che gioca da mediatore in questa complicata partita sul nucleare, sentendo il vicepremier Antonio Tajani. Tre giorni fa la notizia era circolata, salvo poi essere clamorosamente smentita, intorno alla mezzanotte, dal portavoce del ministero degli Esteri di Teheran. La prima sessione di confronto tra i due Paesi, che a livello di diplomazie non si parlano dagli anni ‘80, si è tenuta sabato scorso nel sultanato dell’Oman. Sarà proprio il ministro degli esteri di Muscat, Al Busaidi, a fare da intermediario nell’Urbe tra le due delegazioni, che saranno guidate per Washington dall’inviato di Trump, Steve Witkoff, e per gli ayatollah dal ministro degli Esteri, Abbas Araghchi, che prima di atterrare nel Belpaese oggi passerà per Mosca da Putin.

È stata soprattutto la Casa Bianca a premere perché il secondo giro di colloqui – indiretti, avverranno in due stanze separate, con gli omaniti a fare da spola, esattamente come a Muscat – si tenesse proprio a Roma. Nonostante l’irritazione che sarebbe filtrata dai Paesi dell’E3, dunque Regno Unito, Germania e Francia, interessati alle dinamiche della regione. Iraniani e omaniti non avrebbero gradito la presenza in città, in concomitanza con il summit, del vicepresidente americano, J.D. Vance, per questo avrebbero chiesto di restare a Muscat. L’altro ieri Trump ha chiamato il sultano dell’Oman. La situazione alla fine si è sbloccata. Ai due Paesi è stato assicurato che il vice-Donald non prenderà parte in alcun modo al confronto: venerdì vedrà la premier Giorgia Meloni, poi sarà a Castel Sant’Angelo, mentre sabato si dividerà tra il Vaticano (dovrebbe incontrare il Papa) e il Colosseo.

La Farnesina non avrà un ruolo diretto nel negoziato, che dovrebbe tenersi nell’ambasciata omanita sulla Camilluccia, Roma Nord. Ma Tajani, che in queste ore ha interloquito con Riad e Abu Dhabi, dovrebbe incontrare proprio Witkoff, Al Busaidi e l’iraniano Araghchi. Il titolare degli Esteri sabato vedrà pure il capo dell’agenzia internazionale per l’energia atomica, Rafael Grossi, che ieri avvertiva: l’Iran «non è lontano» dalla bomba atomica.

Il clima resta teso. Anche in Italia. Ieri pomeriggio, proprio mentre usciva la notizia dell’incontro fra Tajani e il ministro iraniano, Fratelli d’Italia teneva un convegno alla Camera per picconare la repubblica islamica, gettando forte sfiducia sulle trattative. Per l’ex ministro Giulio Terzi di Sant’Agata, oggi presidente meloniano della commissione Esteri del Senato, l’idea che l’Iran «arrivi al disarmo nucleare non è credibile». Terzi ha sollecitato «la messa al bando di un regime sadico, che fa terrorismo di Stato, con volontà di sterminio», augurandosi che «le sanzioni continuino» e condividendo quello che proponevano altri oratori: i pasdaran vanno inseriti nella lista dei terroristi internazionali. Anche il vice-presidente di FdI al Senato, Raffaele Speranzon, rimarcava «gli orrori, l’arcaica visione e le false aperture alla democrazia» di Teheran, chiedendo che l’Italia «sostenga chi si batte» contro il regime.

E c’è un altro giallo, attorno al summit romano Usa-Iran. Ieri il portavoce del ministero degli Esteri di Teheran, quando è emerso che il vertice si sarebbe tenuto in Italia, ha scritto che «spostare i pali della porta costituisce un atto scorretto nel calcio, rischia di fallire qualsiasi apertura». Messaggio ambiguo, che potrebbe riferirsi al cambio di sede, ma anche alle dichiarazioni di Witkoff, che prima ha chiesto a Teheran di limitare l’arricchimento dell’uranio e poi di «interromperlo» del tutto. Ma questo «non è negoziabile», ha tuonato Araghchi.

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