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Israele, Netanyahu contro tutti: dai servizi di sicurezza al Qatargate, i fronti aperti del premier

(reuters)

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Si allarga lo scontro con lo Shin Bet: un agente ha informato l’esecutivo di un’indagine sulle infiltrazioni dell'estrema destra nella polizia, coinvolto il ministero del nazionalista Ben Gvir
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GERUSALEMME - Di lui si conosce solo l’iniziale, A. L’anonimo agente dello Shin Bet (il servizio di sicurezza interno) è al centro dell’ultimo capitolo di una lunga saga che vede coinvolti funzionari pubblici, informazioni riservate passate a chi non era titolato a riceverle, tempeste politiche e una frattura sempre più profonda tra esecutivo e funzionari di carriera che rischia di travolgere Israele.

Alcune settimane fa, Amit Segal, popolare volto del Canale 12 nonché uno dei giornalisti considerati più vicini alla destra del Paese, ha per la prima volta rivelato che lo Shin Bet stava conducendo un’indagine sugli apparati di polizia per possibili infiltrazioni di elementi “kahanisti” di estrema destra favoriti dal Ministro della Sicurezza Nazionale Itamar Ben Gvir – lui stesso in passato un seguace del movimento fondato da Meir Kahane, messo fuori legge in Israele negli anni Novanta per razzismo e incitamento alla violenza.


L’indagine aveva come oggetto, tra le altre cose, le po…

GERUSALEMME - Di lui si conosce solo l’iniziale, A. L’anonimo agente dello Shin Bet (il servizio di sicurezza interno) è al centro dell’ultimo capitolo di una lunga saga che vede coinvolti funzionari pubblici, informazioni riservate passate a chi non era titolato a riceverle, tempeste politiche e una frattura sempre più profonda tra esecutivo e funzionari di carriera che rischia di travolgere Israele.

Alcune settimane fa, Amit Segal, popolare volto del Canale 12 nonché uno dei giornalisti considerati più vicini alla destra del Paese, ha per la prima volta rivelato che lo Shin Bet stava conducendo un’indagine sugli apparati di polizia per possibili infiltrazioni di elementi “kahanisti” di estrema destra favoriti dal Ministro della Sicurezza Nazionale Itamar Ben Gvir – lui stesso in passato un seguace del movimento fondato da Meir Kahane, messo fuori legge in Israele negli anni Novanta per razzismo e incitamento alla violenza.


L’indagine aveva come oggetto, tra le altre cose, le politiche implementate dalle forze dell’ordine a proposito delle visite sulla Spianata delle Moschee/Monte del Tempio, dove secondo le attuali regole (note come status quo), i non musulmani possono accedere ma non pregare – una politica che Ben Gvir non fa mistero di voler abolire.

Tra lunedì e martedì, è emersa la notizia che la soffiata era arrivata proprio dall’interno dell’agenzia, con A. che è stato messo in stato di fermo per aver divulgato informazioni riservate a Segal, a un’altra giornalista e al Ministro della Diaspora Amichai Chickli. Secondo l’avvocato di A., l’agente ha sostenuto di aver agito nell’interesse del Paese, ritenendo che fosse importante che il pubblico venisse a conoscenza delle azioni dello Shin Bet.


Il caso ha suscitato un terremoto politico, con numerosi esponenti del governo che hanno descritto le rivelazioni di A. e il suo successivo arresto come la prova dell’esistenza di un “deep state” contro il governo, espressione usata dal primo ministro Benjamin Netanyahu in un post su X un mese fa e da allora diventata un mantra della sua maggioranza. Chikli dal canto suo ha definito A “un eroe di Israele”.

Il licenziamento di Ronen Bar

Solo pochi giorni prima dei reportage circa le indagini sul Kahanismo nella polizia, Netanyahu aveva annunciato la volontà di licenziare il capo dello Shin Bet Ronen Bar per “mancanza di fiducia nei suoi confronti”. Licenziamento (al momento congelato dalla Corte Suprema) a cui Bar si è opposto strenuamente, attaccando il premier e denunciando motivazioni politiche e interessi personali.

(afp)

“Un licenziamento frettoloso condotto durante un periodo delicato, mentre sono in corso indagini penali sui collaboratori del primo ministro, senza un giusto processo e accuse dettagliate contro di me e senza darmi una giusta opportunità di rispondere, trasmetterebbe un messaggio chiaro all'intera catena di comando dello Shin Bet, compresi i prossimi capi dell'agenzia, che se qualcuno cade in disgrazia presso la leadership politica verrà immediatamente mandato via”, ha scritto Bar in una lettera alla corte alla vigilia dell’udienza circa il suo congedo (congedo che rappresenta un episodio senza precedenti nella storia di Israele).


Le accuse sono state fermamente respinte da Netanyahu, che ha ribadito di non sentire di poter fare più affidamento su Bar, citando i fallimenti del 7 ottobre.

"Il perdurare di una situazione in cui il capo fallito di un'agenzia di sicurezza, nei confronti del quale il governo ha votato all'unanimità la sfiducia, continua a svolgere il suo incarico in base a un ordine giudiziario provvisorio, rappresenta un'anomalia nella governabilità e un pericolo per la sicurezza nazionale,” ha scritto il governo in un documento trasmesso ieri al tribunale per chiedere di annullare il congelamento della fuoriuscita di Bar. “Ogni giorno il pericolo aumenta e i danni si accumulano”.

Il Qatargate

La crisi istituzionale si è dipanata sullo sfondo di un’altra, delicatissima indagine dello Shin Bet, il cosiddetto “Qatargate” che vede alcuni collaboratori di Netanyahu indagati con l’accusa di aver incassato denaro e promosso gli interessi del Qatar mentre lavoravano per l’Ufficio del primo ministro. Il Qatar è uno Stato che non ha relazioni diplomatiche con Israele ed è stato per anni prima del 7 ottobre uno dei più stretti alleati di Hamas, favorendone il finanziamento e ospitandone la leadership politica. Dall’inizio della guerra, l’emirato sciita si è posto come mediatore per negoziare il rilascio degli ostaggi e altri elementi del conflitto. Secondo gli investigatori, Jonatan Urich ed Eli Feldstein hanno tentato di promuovere un'immagine favorevole del Qatar sui media israeliani. Nell’ambito dell’indagine, la polizia ha anche arrestato brevemente e poi rilasciato il direttore del quotidiano Jerusalem Post Zvika Klein, sospettandone il coinvolgimento.

La seconda indagine per Feldstein

Per Feldstein, si tratta del secondo fermo in pochi mesi. Portavoce di Netanyahu per gli affari militari, già portavoce di Ben Gvir, era già stato fermato in novembre con l’accusa di aver trasmesso informazioni di intelligence a testate straniere.

Secondo gli investigatori Feldstein aveva passato a giornalisti documenti ritrovati dall’esercito israeliano a Gaza, in taluni casi distorcendone il contesto. Le fughe di notizie avevano portato alla pubblicazione di due articoli sul quotidiano tedesco Bild e sul giornale ebraico britannico The Jewish Chronicle riguardanti la strategia di Hamas, quasi identici ai punti sollevati da Netanyahu in interviste e conferenze stampa poco tempo prima, in cui si sosteneva tra l’altro che Hamas avrebbe cercato di far uscire clandestinamente ostaggi israeliani da Gaza attraverso il corridoio Philadelphi (nell’estate 2024, il premier aveva rifiutato qualsiasi accordo per la liberazione degli ostaggi che non consentisse a Israele di mantenere le proprie truppe sul territorio).

Crisi istituzionale

In Israele, lo scontro politico e la crisi istituzionale rimangono ai massimi livelli. Nelle scorse settimane, il governo si è mosso anche per dare il via alla procedura per licenziare la procuratrice generale Gali Baharav-Miara e ha approvato una misura che di fatto garantisce alla leadership politica ampio controllo sulle nomine dei giudici di ogni livello. Mentre il Paese continua a consumarsi sul dramma dei 59 ostaggi israeliani ancora a Gaza (24 ritenuti ancora in vita).

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