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Kiev estende la legge marziale di tre mesi

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Usa e Ucraina fanno “progressi nel negoziato sui minerali”: Washington abbassa le richieste sul rimborso degli aiuti
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ODESSA – Si è fatta sera e davanti al Kumanets, storico ristorante ucraino di Odessa, due giovani fumano sigarette e parlano fitto fitto. Avranno sulla trentina, età da arruolamento, ma sembrano piuttosto indifferenti alle volanti che pattugliano la piazza. «Basta non farsi prendere dal panico, rispondere con calma e le cose si aggiustano», dice uno di loro quando gli chiediamo se non tema di essere fermato e spedito al fronte.

Ieri il parlamento ucraino ha di nuovo esteso la legge marziale e la mobilitazione generale, è la quindicesima volta da quando è iniziata l’invasione russa e durerà altri tre mesi, dal 9 maggio al 6 agosto, piena estate. Trecentocinquantasette deputati hanno votato a favore e solo uno contro, Oleksiy Goncharenko, parlamentare di Solidarietà europea, il partito dell’ex presidente Petro Poroshenko. La ragione è che, dice, le autorità ucraine non hanno ancora avviato la cosiddetta smobilitazione né fissato scadenze per la leva. È un tasto scottante in tempi d…

ODESSA – Si è fatta sera e davanti al Kumanets, storico ristorante ucraino di Odessa, due giovani fumano sigarette e parlano fitto fitto. Avranno sulla trentina, età da arruolamento, ma sembrano piuttosto indifferenti alle volanti che pattugliano la piazza. «Basta non farsi prendere dal panico, rispondere con calma e le cose si aggiustano», dice uno di loro quando gli chiediamo se non tema di essere fermato e spedito al fronte.

Ieri il parlamento ucraino ha di nuovo esteso la legge marziale e la mobilitazione generale, è la quindicesima volta da quando è iniziata l’invasione russa e durerà altri tre mesi, dal 9 maggio al 6 agosto, piena estate. Trecentocinquantasette deputati hanno votato a favore e solo uno contro, Oleksiy Goncharenko, parlamentare di Solidarietà europea, il partito dell’ex presidente Petro Poroshenko. La ragione è che, dice, le autorità ucraine non hanno ancora avviato la cosiddetta smobilitazione né fissato scadenze per la leva. È un tasto scottante in tempi di guerra.

Il ministero della Difesa prova da tempo a far passare alla Rada una bozza di legge per dare fiato ai soldati esausti al fronte. Ma lo Stato maggiore ha bloccato una proposta che avrebbe consentito la smobilitazione di un soldato dopo tre anni di servizio, solo se avesse partecipato al combattimento per un totale di 18 mesi, secondo un’inchiesta dell’Ukrainska Pravda. I calcoli dei generali erano che, se fosse passata la legge, 108mila soldati sarebbero andati in licenza improvvisamente e nello stesso momento, una voragine insostenibile per un esercito già sfiancato e a corto di nuove leve. Il comandante in capo Oleksandr Syrskyi, pochi giorni fa, ha mandato un messaggio persino più allarmante, sostenendo che, se l’anno scorso fosse passata la legge che permetteva alle truppe di smobilitare dopo tre anni di servizio, entro questo mese avrebbero lasciato 350mila soldati. Alla domanda su quanti di questi fossero in prima linea dall’inizio dell’invasione russa Syrskyi ha risposto: «Molti».

La fatica di guerra è un tema molto delicato per il governo ucraino, che deve rispondere alla necessità di non sguarnire il fronte ma deve anche badare alla tenuta sociale del Paese, stanco dopo tre anni di conflitto. Non arrivano buone notizie dal terreno, ma potrebbe aiutare la politica. Dopo settimane di scontri e tira e molla con gli americani sulle responsabilità del conflitto e sugli accordi commerciali, ieri la ministra dell’economia Julija Svyrydenko ha annunciato un significativo passo avanti nei negoziati con gli Stati Uniti sull’accordo per le terre rare e i minerali, e il segretario al Tesoro americano Scott Bessent ha detto che un accordo potrebbe essere firmato già questa settimana.

È una svolta positiva inattesa, perché le condizioni iniziali poste da Washington erano molto punitive per Kiev. Secondo Bloomberg gli americani hanno abbassato le richieste sul rimborso degli aiuti dati all’Ucraina da 300 miliardi a 100, e questo ha sbloccato le trattative. Un accordo serve a Kiev per conquistarsi il sostegno dell’America trumpiana, che finora non ha dimostrato benevolenza verso l’Ucraina, ma serve anche a Washington, in guerra commerciale con la Cina.

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