DEIR AL-BALAH – Nella foto il bambino senza braccia ha gli occhi persi forse in un ricordo, un dolore, una domanda a cui nessuno ha ancora risposto: «Perché io?». Questa foto ha vinto il World Press Photo, e lo ha fatto soprattutto per il peso della verità che trasuda.
Il bambino ritratto non è infatti un caso raro. A Gaza la perdita di un arto non è più un incidente, è una possibilità costante. Qui in cielo non volano gli uccelli ma le macchine della morte. Negli ultimi mesi il numero di bambini a cui sono stati amputati degli arti è aumentato in modo terrificante. C’è chi ha perso un piede mentre giocava davanti a casa o una mano mentre portava il pane. Ma la cosa più tragica è che i bambini sopravvissuti ai missili non sono sopravvissuti alla guerra.
Ecco, questa foto mostra un bambino scampato a un attacco aereo, ma non alla guerra, che invece vive e vivrà per sempre nel suo corpo: nella sua incapacità di vestirsi senza aiuto, nel modo in cui le persone lo guarderanno, nel su…
DEIR AL-BALAH – Nella foto il bambino senza braccia ha gli occhi persi forse in un ricordo, un dolore, una domanda a cui nessuno ha ancora risposto: «Perché io?». Questa foto ha vinto il World Press Photo, e lo ha fatto soprattutto per il peso della verità che trasuda.
Il bambino ritratto non è infatti un caso raro. A Gaza la perdita di un arto non è più un incidente, è una possibilità costante. Qui in cielo non volano gli uccelli ma le macchine della morte. Negli ultimi mesi il numero di bambini a cui sono stati amputati degli arti è aumentato in modo terrificante. C’è chi ha perso un piede mentre giocava davanti a casa o una mano mentre portava il pane. Ma la cosa più tragica è che i bambini sopravvissuti ai missili non sono sopravvissuti alla guerra.
Ecco, questa foto mostra un bambino scampato a un attacco aereo, ma non alla guerra, che invece vive e vivrà per sempre nel suo corpo: nella sua incapacità di vestirsi senza aiuto, nel modo in cui le persone lo guarderanno, nel suo sogno che ora è più piccolo della sua età, cioè tenere un bicchiere d’acqua da solo.
Il mondo ha applaudito la foto. Alcuni hanno pianto. Altri l’hanno condivisa sui social. E poi tutti hanno continuato la loro giornata. Ma il bambino è ancora lì, con un corpo mutilato e un mondo che lo fissa senza muovere un dito. Questa foto cambierà qualcosa? Forse. Cambierà il destino di un bambino ancora vivo ma senza un letto d’ospedale? Impedirà agli aerei di bombardare il suo quartiere?
E io? Ho visto quei bambini e non ho saputo fare alcuna domanda: i loro corpi rispondevano da soli e i loro occhi rivelavano tutto ciò che il mondo cerca di nascondere.
Questa foto è un premio per la coscienza. Ma è anche una condanna: del silenzio del mondo, della codardia della politica, e di chi accetta di documentare il dolore invece di fermarlo. Perché le foto non bastano. Perché i bambini non sopravvivono di applausi, ma di cure, protezione e giustizia.