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Lo scudo anti-missile, l’appalto che Trump potrebbe regalare a Musk. Ma lui smentisce

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SpaceX del miliardario è favorita per il mega-contratto per la difesa Usa: l’ombra del conflitto di interessi
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NEW YORK – Quando a fine gennaio il presidente Donald Trump aveva definito un attacco missilistico la «minaccia più catastrofica degli Stati Uniti», nessuno aveva pensato che il nuovo Capitan America a difesa del Paese sarebbe stato una persona a lui vicina: Elon Musk. Adesso gli americani lo sanno. SpaceX, la compagnia del miliardario sudafricano, e due partner sono i principali candidati per realizzare una parte della difesa missilistica “Golden Dome” voluta dal presidente.

Secondo Reuters, l’azienda di Musk sta collaborando con Palantir, specializzata in software, e Anduril, che si occupa di droni, per un progetto da centinaia di miliardi di dollari.

Sarebbe la favorita per la vittoria, o almeno è stata considerata tale per quasi una giornata, in cui né la Casa Bianca né Musk avevano commentato la notizia, che aveva suscitato malumori anche all’interno del cerchio magico trumpiano. Poi a tarda sera, quando in Italia erano le due di notte, Musk ha negato la presentazione di un’offe…

NEW YORK – Quando a fine gennaio il presidente Donald Trump aveva definito un attacco missilistico la «minaccia più catastrofica degli Stati Uniti», nessuno aveva pensato che il nuovo Capitan America a difesa del Paese sarebbe stato una persona a lui vicina: Elon Musk. Adesso gli americani lo sanno. SpaceX, la compagnia del miliardario sudafricano, e due partner sono i principali candidati per realizzare una parte della difesa missilistica “Golden Dome” voluta dal presidente.

Secondo Reuters, l’azienda di Musk sta collaborando con Palantir, specializzata in software, e Anduril, che si occupa di droni, per un progetto da centinaia di miliardi di dollari.

Sarebbe la favorita per la vittoria, o almeno è stata considerata tale per quasi una giornata, in cui né la Casa Bianca né Musk avevano commentato la notizia, che aveva suscitato malumori anche all’interno del cerchio magico trumpiano. Poi a tarda sera, quando in Italia erano le due di notte, Musk ha negato la presentazione di un’offerta: “La nostra preferenza - ha commentato - è restare concentrati a portare l’umanità su Marte”.

“Se il presidente ci chiedesse aiuto - ha aggiunto - lo faremmo, ma spero che siano altre società a farlo”.

Tutte e tre le aziende citate da Reuters sono state fondate da finanziatori della campagna di Trump. Musk è stato il più generoso, con 250 milioni di dollari, ma si sta ripagando con gli interessi: come consigliere speciale della Casa Bianca sta guidando un piano drammatico di tagli della spesa federale, spazzando via organismi che avevano avviato indagini sulle sue compagnie. L’uomo più ricco al mondo ha avviato tagli alla Federal Aviation Administration, l’agenzia dell’aviazione che aveva proposto multe a SpaceX per violazioni al protocollo di sicurezza; tagli all’Autorità di controllo di Wall Street, che aveva accusato Musk di aver raggirato gli azionisti nell’acquisto di Twitter; alle pari opportunità, da cui era partita una denuncia a Tesla per episodi di razzismo.

Ma è vietato parlare di conflitto d’interessi alla Casa Bianca. Musk viene presentato da Trump come un “patriota” a cui interessa solo il bene degli americani. Il “Golden Dome” sarebbe l’apoteosi di questa narrazione. SpaceX e i due partner, sempre secondo l’agenzia di stampa, hanno incontrato i funzionari dell’amministrazione e del Pentagono, proponendo un piano che prevede il lancio di una costellazione formata da quattrocento a mille satelliti, per rilevare e tracciare i missili. Una seconda flotta di duecento satelliti armati avrebbe il compito di neutralizzare i missili nemici. Secondo fonti citate da Reuters, i colloqui avuti da Musk con il governo rappresentano una «deviazione dalle normali procedure».

L’intelligence americana si sarebbe mostrata “deferente nei confronti di Musk per via del suo ruolo nel governo”. SpaceX ha proposto di far parte del progetto “Golden Dome” con una formula tipo “servizio in abbonamento”: il governo pagherebbe per accedere alle tecnologie invece di possederle. Questo procedimento, mai utilizzato, permette di aggirare le procedure di appalto del Pentagono, ma toglie al governo il pieno controllo degli scudi difensivi. Solo la fase di progettazione preliminare potrebbe costare dieci miliardi. Tutto il progetto oltre duecento. Più di 180 aziende si erano fatte avanti.

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