America-Iran, oggi i colloqui sul nucleare: le due delegazioni in stanze separate
di Fabio TonacciIl negoziato sul programma nucleare iraniano, uno dei dossier più delicati della diplomazia mondiale, sbarca a Roma. Nella tarda mattinata di oggi è previsto l’incontro “indiretto” tra l’inviato di Trump, Steve Witkoff, e il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi, mediato dal ministro dell’Oman Badr Albusaidi. Secondo il sito di informazione americano Axios si terrà nella sede dell’ambasciata dell’Oman in Italia, ma potrebbe anche trattarsi della residenza dell’ambasciatore omanita. Non è escluso però un cambio di location last minute per questioni di sicurezza. Non a caso alla Farnesina è stata anche chiesta la possibilità di utilizzare un albergo. Il negoziato dovrebbe tenersi in due stanze separate per le due delegazioni, tra le quali Albusaidi sarà chiamato a fare la spola: come nel primo round in Oman, infatti, anche a Roma i colloqui formalmente sono indiretti. Una settimana fa, però, Witkoff e Araghchi a un certo punto hanno parlato per una cinquantina di minuti, dunque …
Il negoziato sul programma nucleare iraniano, uno dei dossier più delicati della diplomazia mondiale, sbarca a Roma. Nella tarda mattinata di oggi è previsto l’incontro “indiretto” tra l’inviato di Trump, Steve Witkoff, e il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi, mediato dal ministro dell’Oman Badr Albusaidi. Secondo il sito di informazione americano Axios si terrà nella sede dell’ambasciata dell’Oman in Italia, ma potrebbe anche trattarsi della residenza dell’ambasciatore omanita. Non è escluso però un cambio di location last minute per questioni di sicurezza. Non a caso alla Farnesina è stata anche chiesta la possibilità di utilizzare un albergo. Il negoziato dovrebbe tenersi in due stanze separate per le due delegazioni, tra le quali Albusaidi sarà chiamato a fare la spola: come nel primo round in Oman, infatti, anche a Roma i colloqui formalmente sono indiretti. Una settimana fa, però, Witkoff e Araghchi a un certo punto hanno parlato per una cinquantina di minuti, dunque potrebbe succedere anche qui. Le due posizioni appaiono lontane. Trump, che ha fermato un attacco aereo di Israele sui siti nucleari in Iran, vuole che Teheran abbandoni totalmente il programma di arricchimento dell’uranio, anche se fosse destinato solo a scopi civili. Araghchi ha ricevuto dalla Guida Suprema Ali Khamenei le linee rosse oltre le quali non dovrà retrocedere: quella principale è che l’Iran non è disposto a smantellare tutte le centrifughe e ridurre le riserve di uranio arricchito a quantità inferiori a quelle stabilite dall’accordo del 2015, da cui Trump, durante il primo mandato, si ritirò.
Il margine della trattativa è stretto: l’Iran è disposto ad accettare condizioni a patto che vengano tolte le sanzioni finanziarie sulla vendita del petrolio. Israele, di cui gli Usa sono l’alleato principale, pretende invece lo smantellamento completo, o comunque la riduzione a zero del rischio che gli iraniani possano costruire l’atomica, come il capo del Mossad David Barnea ha detto a Witkoff ieri a Parigi durante un meeting riservato. Il governo italiano per ora gioca solo il ruolo di facilitatore dei colloqui Usa-Iran, perché il mediatore resta l’Oman. È ciò che ha ribadito il ministro degli Esteri Antonio Tajani ieri a Albusaidi. «Totale, gratuito e generoso supporto alla mediazione omanita». Il fatto che, su richiesta degli Usa, sia stata scelta Roma come sede del secondo appuntamento del negoziato resta però un successo diplomatico. Agevolato anche dall’esito del caso Cecilia Sala.