La tregua di Pasqua di Putin: una pausa che non serve agli ucraini
di Gianluca Di FeoTrenta ore senza proiettili e senza droni che seminano morte sono un sogno per soldati che combattono da trentotto mesi. I momenti di cessate il fuoco in questa guerra sono stati una rarità, quasi sempre nella prima fase del conflitto: i russi li hanno concessi nella tarda primavera 2022 per l’evacuazione dei civili da cittadine finite sotto assedio nella rapidità dell’invasione. Anche allora farli rispettare è stato difficile, soprattutto nel Donbass dove l’odio tra i due schieramenti non viene frenato neppure dagli ordini delle gerarchie.
Una cosa è certa: trenta ore di pausa non sono in grado di influire sul quadro delle operazioni militari. La tregua annunciata da Putin è una mossa diplomatica per mantenere il clima favorevole della Casa Bianca nei suoi confronti: un segnale per Washington, non per Kiev. Gli ucraini guardano alla drammatica situazione che si registra al fronte. Giovedì ci sono stati attacchi su tutta la linea, con dozzine di puntate offensive dei reparti di M…
Trenta ore senza proiettili e senza droni che seminano morte sono un sogno per soldati che combattono da trentotto mesi. I momenti di cessate il fuoco in questa guerra sono stati una rarità, quasi sempre nella prima fase del conflitto: i russi li hanno concessi nella tarda primavera 2022 per l’evacuazione dei civili da cittadine finite sotto assedio nella rapidità dell’invasione. Anche allora farli rispettare è stato difficile, soprattutto nel Donbass dove l’odio tra i due schieramenti non viene frenato neppure dagli ordini delle gerarchie.
Una cosa è certa: trenta ore di pausa non sono in grado di influire sul quadro delle operazioni militari. La tregua annunciata da Putin è una mossa diplomatica per mantenere il clima favorevole della Casa Bianca nei suoi confronti: un segnale per Washington, non per Kiev. Gli ucraini guardano alla drammatica situazione che si registra al fronte. Giovedì ci sono stati attacchi su tutta la linea, con dozzine di puntate offensive dei reparti di Mosca, proseguite fino a venerdì sera: sono andati alla carica con grandi colonne di veicoli corazzati, con minuscole squadre di fanti e persino con la locomotiva di un treno trasformata in bunker mobile. Pokrovsk, Lyman, Sumy sono le zone dove gli scontri sono stati più feroci. I russi hanno conquistato altri villaggi, spesso piccolissimi, proseguendo i loro lenti disegni strategici. Hanno avuto perdite gravi ma sanno di contare su una superiorità di uomini e mezzi che continua a crescere: l’elemento che decide la vittoria in una guerra di logoramento.
Le voci di una possibile pace stanno incrementando il numero di volontari russi che si arruolano: sperano di incassare i compensi - ricevono subito una somma superiore a un anno di salario medio - ed entrare in azione quando sarà tutto finito. E il Cremlino ha costruito una macchina industriale che lavora a ritmi incredibili, sfornando munizioni, droni e ogni genere di armamenti con volumi che l’Ucraina non può pareggiare. Inoltre le ultime analisi pubblicate dalla Reuters indicano un picco nelle forniture belliche dalla Corea del Nord: in 20 mesi sono stati consegnati 16 mila containers pieni di proiettili. Un flusso di strumenti micidiali, che proseguirà pure in queste trenta ore.