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Sánchez: “Entro il 2025 la Spagna raggiungerà il 2% del Pil nella Difesa”

(reuters)

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Approvato dal Consiglio dei ministri il piano che prevede un investimento di oltre 10 milioni di euro, “meno di un quinto destinato alle armi convenzionali”. Ma il dibattito politico si accende con Sumar che definisce la misura “esorbitante e incoerente”
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“La Spagna raggiungerà l'obiettivo del 2% del Pil nella spesa per la Difesa entro il 2025”. Una decisione, comunicata dal premier Pedro Sánchez dopo l’approvazione da parte del Consiglio dei ministri, che va incontro alle indicazioni Nato ma che promette di esasperare il clima politico. La Spagna vive una crescente tensione sul tema del riarmo che potrebbe manifestarsi in Parlamento dove il governo a guida socialista non ha al momento la maggioranza e con l’alleato di coalizione Sumar che già prende le distanze dichiarando l’investimento “esorbitante e incoerente”.

L’obiettivo di destinare il 2 per cento del prodotto interno lordo alla spesa per la difesa era stato un impegno preso dal governo di Mariano Rajoy nel 2014 ma che non era stato …

“La Spagna raggiungerà l'obiettivo del 2% del Pil nella spesa per la Difesa entro il 2025”. Una decisione, comunicata dal premier Pedro Sánchez dopo l’approvazione da parte del Consiglio dei ministri, che va incontro alle indicazioni Nato ma che promette di esasperare il clima politico. La Spagna vive una crescente tensione sul tema del riarmo che potrebbe manifestarsi in Parlamento dove il governo a guida socialista non ha al momento la maggioranza e con l’alleato di coalizione Sumar che già prende le distanze dichiarando l’investimento “esorbitante e incoerente”.

L’obiettivo di destinare il 2 per cento del prodotto interno lordo alla spesa per la difesa era stato un impegno preso dal governo di Mariano Rajoy nel 2014 ma che non era stato mai raggiunto. Ora Sánchez annuncia di volerlo ottenere con un piano da 10,47 miliardi di euro, dei quali “meno di un quinto destinato alle armi convenzionali”. Il resto sarà investito in telecomunicazioni e sicurezza informatica al fine di creare uno “scudo digitale contro gli hacker”. Il piano, che secondo la volontà del governo non andrà a intaccare le spese per i servizi sociali, verrà finanziato anche con i fondi europei Next Generation.

Il primo ministro ha assicurato che domani stesso "il programma sarà inviato a Bruxelles perché siano valutati gli aspetti tecnici ed economici sia da parte dell'Unione Europea che della Nato".

L’annuncio arriva nel quadro del dibattito internazionale sulle spese per la Difesa con Trump che spinge gli alleati Nato a portarle al 5% del Pil e la Commissione europea che ha proposto di consentire agli Stati membri di aumentare la spesa per la difesa dell'1,5% del Pil all'anno per quattro anni, senza punire i governi per l'aumento del deficit di bilancio. La Spagna ha speso solo l'1,3% del prodotto interno lordo per la difesa nel 2024, la cifra più bassa tra i membri della Nato, mentre l’Italia con l’1,53% nel 2024 e l’annuncio fatto da Giorgia Meloni a Trump durante la recente visita alla Casa Bianca per portare la spesa al 2% dovrebbe garantire un investimento di almeno 8 miliardi.

Ora a Sánchez spetta far tornare i conti anche in Parlamento non solo a causa della posizione contraria di Sumar, ma anche per quella di Podemos, che ha invitato alla mobilitazione sociale, e per quella del Partido Popular che chiede che il piano venga votato. “Questa è una questione di Stato e tutti dobbiamo apportare il nostro contributo, rimboccarci le maniche e mettere da parte le differenze, perché ciò che è in gioco è la sicurezza dell'Europa e pertanto della Spagna", ha concluso il premier dichiarandosi consapevole delle differenze di posizione sul riarmo.

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